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martedì 28 febbraio 2012

L'isola del tempo perso - Silvana Gandolfi ****

E questo?
Un libro per ragazzetti?
Oh yes! Un libro per ragazzetti ma che ha delle vere e proprie soprese che i suddetti ragazzetti non so come possano prendere.
Sì perchè qui sono raccontate delle cose che, almeno in parte, non è che i giovincelli a cui sarebbe indirizzato possano comprendere appieno.
Il titolo poi "L'isola del tempo perso" è una burla per tutti perchè il tempo perso di cui si accenna non è propriamente perduto.

Ma andiamo con ordine. O no?
Un pò Lost de 'noantri, un pò isola del mistero, un pò dimensione parallela, e un pò universo tascabile, cos'è quest'isola e come ci si finisce?
La risposta è : smarrendosi! Ma non semplicemente "Oddio non trovo più la strada di casa" ma proprio perdendo, anche per un  attimo sè stessi.
Così facendo le protagoniste, Giulia e Arianna, raggiungono quest'isola in cui finiscono non solo le persone, ma OGNI cosa che siamo in grado di smarrire.
Dalle minuzie: orologi, gioielli, monete, a oggetti più consistenti: vestiti, sporte della spesa, caschi da motociclesta. Qualsiasi cosa può essere smarrita e ritrovata qui, in quest'isola. Aeroplani, cavalli, galline, persone (ovviamente), e tutto quello che può passarci per la testa.
Quante volte abbiamo usato le espressioni: ho perso la testa- la pazienza-la concentrazione-il coraggio-la memoria-la speranza. Sì anche gli stati d'animo finiscono in questo luogo, sotto forma di caldi lapilli colorati eruttati da un vulcano proprio al centro dell'isola, dove possono essere raccolti e riutilizzati dai suoi abitanti.
Ma su un'isola, i cui unici abitanti sono delle persone perdute così avulse dagli obblighi terreni a cui erano costretti, e dove il tempo scorre in maniera dilatata con tramonti lunghissimi e le notti sono illuminate da una falce di luna coricata, trova spazio la naturale  possibilità di fare quel che più si preferisce.
Ci sono anfratti segreti da esplorare e splendidi luoghi in cui giocare e così via.

Naturalmente c'è anche il rovescio della medaglia: delle fumarole da cui erutta del "tempo nero", ossia quello attivo del tran-tran quotidiano, quello del tempo imposto, del tempo sprecato, il tempo subìto, sottratto, e una strana palude che separa la spiaggia da un gruppo di tumuli che ospitano dei violenti cannibali.
La vita sembra scorre come in un sogno per le due protagoniste fin quando l'esistenza stessa dell'isola, (o delle isole) non verrà minacciata e se questa dovesse scomparire l'umanità rischierà di abbrutire ulteriormente.
Tra colpi di scena e salvataggi mozzafiato, iniziamo a comprendere che quello di cui si parla non è semplice "tempo inutilizzato",  ma del tempo fatto per creare e far crescere legami, del soffermarsi a guardarsi dentro o ad osservare gli altri e la natura, il tempo dell’arte e della spensieratezza.
Non sono da considerarsi lussi questi, ma veri bisogni, vitali utili per assaporare la vita stessa per riuscire,  a crescere senza consumarla.
Nel leggerlo non posso fare a meno di notare come ci troviamo davanti all'invito di riappropriarsi del tempo personale e collettivo utili per esprimere il potenziale umano.
Sniff!
Finale grazioso.

Ah, io non ho questa edizione, ma ho quella de "la biblioteca di topolino" che è identica salvo la copertina che è un pò rimaneggiata e che ho pagato €1.50 in un acaro shop!

L'isola del tempo perso
Silvana Gandolfi
Salani - collana Gl'istrici


Due giorni alla fine - Tony Vigorito ****

Questo è un libro che mi ha divertito molto e anche qui l'attribuzione asteriscosa è stata molto controversa.
Quattro asterischi ma con riserva!
E anche se il finale non brilla-brilloso è un libro di per sè divertente che non farebbe male leggere.
Tanto più che se guardate tra le bancarelle dei libri lo potete trovare ancora avvolto nel cellophan e per tre euro ne vale la pena.
Io all'epoca ne spesi quattordici di euro e devo dire di non essermi pentito affatto.

E' stato creato l'ennesimo virus per combattere l'ennesimo prossimo esercito "nemico della libertà" e del progresso.
E' un esserino nuovo-nuovo questo, e in via del tutto sperimentale deve essere testato su alcuni "volontari" loro malgrado.
Virus del "Pifferaio Magico" questo è il suo nome e il suo devastante effetto è quello di essere un'arma di distrAzione di massa il cui primo sintomo è l'esplosione di una fragorosa risata.

Blip Korterly è un professore di sociologia fissato con i complotti.
Si dedica ad atti di vandalismo, corse autostradali, e inoltre soffre di allucinazioni paranoiche che lo portano a credere nella presenza di sostanze psicotrope disciolte nelle bevande dei distributori dell'università, ed è convinto che la Terra sia stata invasioni da misteriose popolazioni aliene che controllerebbero la popolazione tramite le spore dei funghi e molto, molto altro.
Il suo migliore amico e collega, il genetista Flake Fountain, è costretto a dargli credito quando Blip scomparirà senza lasciare alcuna traccia di sè.
Coinvolto nella sperimentazione del virus, Flake scopre con disappunto che Blip è una delle cavie e che il virus è inaspettatamente sfuggito al controllo dei suoi creatori e ha già contagiato l'intera nazione.
"Sì, ma qual è l'effetto primario del virus? Cioè, che fa? Trasforma tutti in zombi? E ridalle co 'sti zombi!"
No, affatto, l'effetto è molto, molto più devastante. Il Pifferaio Magico infatti, è in grado di cancellare dalle menti con cui viene in contatto la "capacità simbolica" e di ridurre (secondo gli scienziati) gli uomini a vegetali.
"Sì, ma chè la capacità simbolica?"
La capacità simbolica è la sottile arte che impariamo sin da marmocchi, che ci permette di conoscere, riconoscere e classificare qualsiasi cosa con cui veniamo in contatto.
Un cerchio, un quadrato, un triangolo= forme geomteriche.
Barba, capelli, ciglia = Peli
A, B, C, D = Lettere
Sono tutti simboli attraverso i quali la nostra mente codifica, classifica e legge l'ambiente circostante, perciò, se questa capacità venisse meno, cosa ci accadrebbe?

Come in apertura è un romanzo da leggere, regala per davvero qualche ora di spensieratezza e di buon umore nonostante la ridondanza di alcuni clichè che, se vogliamo dirla tutta, non ci stanno poi tanto male.
Episodio, a mio avvio, che lega tutta la vicenda è un bizzarro dialogo che avviene tra due misteriosi amanti, apparentemente estranei alla vicenda,  e che viene vergato con la spray su alcuni muri a ridosso di una strada di grande affluenza.

Un libro alle volte bizzarro, pure troppo, alle volte grottesco, ma sufficienttemente eccentrico da divertire E impegnare.
Sì perchè alle volte i capitoli (molto-molto brevi) sono impregnati di brevi riflessioni filosofiche che per nulla appesantiscono la narrazione.
E poi, siamo vicini alla fine del mondo predetta dai Maya, attendiamola magari facendoci due sane risate.

"Noi abbiamo causato la scintilla sfregando insieme le nostre menti. E' ciò intorno a cui ci sediamo, ciò che abbiamo in comune. Ci riunisce in circolo. La scrutiamo. Chiacchieriamo. E' infinitamente utile. Ci conforta, ci assiste, ci mette in condizione di sopravvivere totalmente. E' uno strumento indispensabile, ma dobbiamo sempre ricordarci che è un regalo potente."

Due giorni alla Fine
Tony Vigorito
Barbera Editore (Radio Londra)