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lunedì 5 marzo 2012

L'ultimo lupo mannaro - Glen Duncan ****


OK, qui siamo in aria di romanzo horror e, per i tempi che corriamo lo potremmo definire "di genere" .

"Ma, hai appena detto che è un horror..."
Sì, ma è altrettanto vero che mai come in questo decennio le  creature della notte sono state di moda e che ai lupi mannari è sempre spettato il ruolo di "cenerentole" in questi frangenti.
Diciamo che questo romanzo, che è BELLO, restituisce dignità alla suddetta creatura di zanne e peli e cerca anche di riscrivere il mito del loup garaou (che vuol dire sempre lupo mannaro ma è scritto in francese è più fascinoso) un pò come fece ai suoi tempi Anne Rice con le sue storie di vampiri "femminielli"

(specie con la trilogia di Lestat che, diciamocelo su tre libri "Intervista col vampiro- Scelti dalle tenebre - La regina dei dannati, caso più unico che raro soltanto il secondo titolo è bello e gli altri due, anche il famosissimo primo capitolo fanno un pochino schifo).

“L’ultimo Lupo Mannaro” di Glen Duncan è questo, un libro molto bello di quelli che hanno il pregio di essere scritti senza troppi orpelli e che o lo si ama, e quindi lo si definisce un buon libro, o lo si lascia a metà perché lontano dal gusto odierno che vuole le creature fantastiche ostinatamente dolci e delicate e eprchè no, anche eccessivamente depilate. Sarà per questo problema tricologico che il licantropo proprio no, non mi diventa superfashion come altri mostri notturni?
Quello che ci parla dalla pagine di questa storia è un uomo di centosessantasette anni che si racconta senza filtri, senza stare tanto a pensare chi sia il suo lettore.
E’ un diario, ma non scritto alla maniera del memoriale, quanto piuttosto al raccontare i fatti così come sono avvenuti e come si sono susseguiti in questi quasi duecento anni di vita vissuta da creatura della notte.
Jacob Marlowe ci racconta di come sia divenuto un licantropo, dei pregi e dei difetti della sua condizione e dell’immortalità a cui vuole mettere fine perché è oramai stanco e logorato da anni di lussuria e assassinii, del sangue, delle malefatte ma anche degli atti di altruismo per bilanciare in qualche modo la sua irrefrenabile fame di carne umana che a ogni plenilunio la bestia che risiede dentro di lui richiede.
Jacob Marlowe ha da poco appreso di essere l’ultimo della sua specie e allora si chiede se sia giusto continuare a trascinarsi in questa vita, oppure lasciarsi catturare dal “Wocop”,l’organizzazione mondiale per il controllo dei fenomeni occulti e mettere la parola fine alla propria errabonda esistenza.
Glen Duncan ci regala una storia bella, senza dubbio, ben costruita e ben raccontata la cui debolezza, ma che debolezza non è, risiede forse nel finale che in realtà finale non è.
Il protagonista è lontano anni luce dagli adolescenti vampiri e patinati di oggi e restituisce dignità alla maledizione di una vita lunga e al senso di morte, per quanto possa sembrare in conflitto con una lunga esistenza, che aleggia intorno a lui.


“La visione morale più comoda, per cui ci è concesso abbracciare la mostruosità solo come reazione alla sofferenza o come atto di rabbia contro l’Onnipotente. Il vampiro intervistato, Louis, è disperato per la morte di suo fratello quando accetto l’offerta di Lestat. La creatura di Frankenstein è spinta dalla violenza subita. (…) Il messaggio è chiaro: diventa pure un mostro, nessun problema – ma solo se dolore e rabbia ti hanno fatto impazzire. (…) Sapeva che per giustizia, solo l’essere stata orfana, violentata o depressa (…) le avrebbe dato una scarsa scusa per non essersi uccisa una volta diventato evidente che il fatto che pr vivere avrebbe dovuto uccidere e mangiare altra gente”


Primo di una  (sic!) “L’ultimo lupo mannaro” è stato acquistato dai fratelli Scott (Ridley e quello meno bello Tony) per una trasposizione sul grande schermo.

 

L'ultimo lupo mannaro
Glenn Duncan
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