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venerdì 23 marzo 2012

Myrddin di Avalon - Maurizio Vicedomini ****

Conosco Maurizio nel modo consueto con cui ci si conosce oggi; attraverso la rete.
Collaboriamo entrambi infatti con Fantasy Planet sito per il quale lui scrive cose interessanti e io recensioni fichissime!
Devo dire che ero un pò incerto sull'iniziare a leggere o meno questo libro: un pò per il conflitto di interessi, insomma lo conosco che faccio se 'sto libro fa schifo gli dico che è bello lo stesso e lo dico anche a tout le monde? Ma no, non si fa, le bugie non si dicono.
Poi però mi corrompe con la mozzarella di bufala e del pane cotto al forno a legna che producono dalle sue parti e tutto cambia!

Maurizio, lo ammetto, è davvero un saputello fastidioso: sempre lì a dire (me lo immagino con la voce nasale da secchione) "Guarda che quella cosa si è svolta prima non dopo. Guarda che hai sbagliato il periodo storico. Guarda che..." EBBASTA!
Ma no, cioè sì, lui è un saputello, ma lo è perchè le cose le sa veramente, mica come me che millanto sapere e invece gratta-gratta non so un cavolo.
E per di più scrive bene. Accidenti se scrive bene!
Come dicevo ci siamo conosciuti attraverso il web, ed è stato proprio attraverso di esso che ho avuto l'occasione di leggere alcuni suoi incipit di racconti (come oramai si usa per i premi letterari) in forum vari e devo dire che sono sempre,  tra i miei preferiti.

Questo Myrddin di Avalon poi va a colpire proprio i miei punti deboli: i cicli arturiani e i viaggi nel tempo.
Se poi ci mettiamo che nel cercare l'immagine di copertina, digitandone il titolo, questa mi compare vicino alla faccia di Marion Zimmer Bradley, una delle mie autrici preferite, allora il danno è fatto.

Temevo di rimanere deluso. Di aver preso la proverbiale fregatura: di quando vai a leggerti qualcosa che sai che dovrebbe piacerti e invece no, non è così. Come quando ti compri il gelato al caffè e quella crema che ti appioppano il caffè non lo ha visto nemmeno di striscio.
E invece...
E invece 'sto libretto è bello (libretto perchè breve), trascina, non annoia, immerge il lettore nella giusta atmosfera e ti fa rivivere la storia di "Re Artù" (semplifico) attraverso una nuova prospettiva.
Se proprio vogliamo rimproverare qualcosa a Maurizio c'è il piccolo dettaglio del protagonista che, guarda caso, è un saputello fastidioso pure lui.
Ma è lo è perchè, come chi lo ha generato, le cose le sa veramente. Non è un protagonista antipatico, Liam Salger, questo il suo nome, cerca di vivere e sopravvivere in un'epoca che non gli appartiene e lo fa usando le uniche armi che possiede: la sua mente e la sua conoscenza.
Liam si ritrova "invischiato" e a essere complice dell' affair Pendragon e del concepimento di Artù e tutto questo per inseguire una sua collega che dal futuro ha ben pensato di fare armi e bagagli per trasferirsi in quell'epoca remota e divenire la Dama del Lago.
Naturalmente con i viaggi nel tempo le cose non sono mai semplici: tra i due viene a instaurarsi un conflitto sia sul piano materiale  che idealistico che fonda le sue perplessià sulla domanda che da sempre ci si pone quando si pensa a questo tipo di spostamenti. La storia può essere cambiata? O siamo vittime, in questo caso consapevoli, dell'ineluttabile Destino?

Astronavi, viaggi nel tempo,Tecnologia, Excalibur, il mito arturiano, Maurizio è riuscito a far convivere tutto questo in maniera plausibile e convincente. 
Lo posso dire: sì mi è piaciuto assai.

P.S.
Maurizio, per il saldo bufalino ti vengo a trovare io e chiedi pure a mammà se mette su una pastiera che quella ci sta bene in tutte le stagioni!

Myrddin di Avalon
Maurizio Vicedomini
Ed Diversa Sintonia

L'estinzione dei tecnosauri - Nicola Nosengo *** e mezzo.


Ti svegli un mattino e scopri che il tuo televisore non è, o non è più, abbastanza easy, ha una cornice troppo nera e risulta poco fashion col tuo arredo.
Certo tu sei un tipo freak, ma anche chic, ma c'è qualcosa in questa mattina del cavolo che non ti fa sentire abbastanza smart.
Cosa accade dunque?
Rimiri il display del tuo cellulare, pardon smart - phone, e di certo non ci vedi la tua immagine riflessa ma il logo della casa produttrice che ti accoglie con il suo "titiplintiplin" appena sfiori il tasto on.
Stai invecchiando?
Ti senti tecnoretrogrado?
Se sì, bhè, son cavoli tuoi guarda io come son giovane, e giovanile e non ho nemmeno una zampa di gallina sul contorno occhi...
No, non uso cremine di sorta, ho vinto alla lotteria genetica che mi ha donato una pelle liscia come il pelo di una pesca...
No, non sono peloso ma...

Uff, di nuovo una voce nella mia testa che cerca di distrarmi dall'oggetto che i miei neuroni si tanno contendendo e che è questo libro qui di cui vedete postata la rettilosa copertina.

Un saggio letto per diletto e curiosità ma, a mio avviso, ha un piccolo difetto. (diletto - difetto rima baciata rima fortunata).
Confesso subito-subito di non averne portato a termine la lettura ma questo non inficia il mio giudizio su di esso.
Spiattello subito qual è il difetto della trattazione in oggetto: l' assenza, almeno in parte, di un certo appeal, ma non nel senso di "appello", ma nel senso di capacità di attrazione.
Se da un lato il titolo e l'accativante quarta di copertina ci invitano a scoprire vere e proprie tecnomeraviglie e loro trascorsi; dei perchè e dei percome non abbiamo funzionato, alla lunga nei capitoli succcessivi, si capisce qual è l'andazzo del saggio e, già dopo la metà, ho iniziato a fare speed reading saltando di argomento in argomento più per soddisfare le mie curiosità di ignorante che per vera sete di sapere.
 L'intento dell'autore è interessante e prende piede da una idea particolare che vuole comprendere il cambiamento tecnologico osservandone il lato meno noto e che passa attraverso i vicoli ciechi e i suoi non-fallimenti.
Non si tratta necessariamente di tecnologia deboli o che per darwiniane condizioni non sono riuscite a sopravvivere, ma di semplici idee e intuizioni che avrebbero dovuto e potuto cambiare il mondo ma che, per qualche accidente,  economico, sociologico, affaristico, paraculustico, di detrattori, economisti, rivali, o per semplici motivi di "gusto" si sono perse per strada.

Pensiamo spesso che le tecnologie, come accade per gli esseri biologici, si affrontino brutalmente per sopravvivere in questo o quell'ambiente. Questo libro invece fa luce e smaschera i luoghi comuni suggerendo altri livelli di lettura.

Sono rimasto sorpresissimo inoltre dall'apprendere che le tecnologie che siamo abituati a dare oggi per scontate, o alcuni eco-progetti o innovazioni con cui ci stanno facendo una "capa tanta" nell'ultimo ventennio,  siano  invece il frutto dell'ingengo e di idee vecchie di quasi duecento anni.
Altro aspetto sorprendente è stato lo scoprire che, alcune tecnologie che non ritenevo fossero mai esistite o che lo fossero state solo in parte, sono invece state (e in alcuni casi ancora oggi) realtà.

 Prima fra tutte la posta pneumatica.
Una serie di tubi attraverso i quali viene pompata aria compressa che spingono dei cilindri contenenti oggetti.
Io l'avevo vista solo nei film o in qualche supermercato e invece scopro che fu realtà un pò in tutto il mondo e che, ancora oggi, i condotti pneumatici trovano il loro utilizzzo.
L'auto elettrica
Non se ne può più di sentir parlare di questo "miraggio" che dovrebbe/potrebbe risolvere un sacco di problemi economici-ecologici e così via.
Eppure la "macchinetta" in questione nacque insieme a quella col motore a scoppio e a quella (sì, lo giuro) a vapore. E per un certo periodo sembrò dovesse essere lei a evolversi e invece...
Il Betamax
Confesso di non aver mai e poi mai visto una cassetta Betamax in vista mia, ma so che è esistito.
Alta qualità dell'immagine, del suono, superiori in tecnologia e resa alla più diffusa "cugina" videocassetta che ne prese il posto in breve tempo dichiarandone l'estinzione.



Tastiere
"Senti scosa" (parlata a la romana con adenoidi) " ma te sei più "tach", o sei più paa tastiera?" "Veramente io preferisco la tastiera" "Cioè, ma che davero? No perchè cioè io popo che senza "tach-scrìn" nun ce posso stà" "Ecco, bravo cretino, e allora secondo te i pollici che ce li abbiamo a fare?"
Ma quanto sono anzianity?
No, non faccio polemica sul supporto digitoso preferito e non la voglio fare.
Nel volume si parla invece di cosa sia la tastiera QWERTY, del perchè si sia scelta questa disposizione di tasti e del perchè, in seguito, non ne sia stata scelta una migliore.

Ovviamente queste elencate sono solo alcune delle tecniche e dei mezzi di cui si parla nel libro che affronta il tema a, quasi, tutto tondo, facendo un bell excursus storico a partire da Edison in avanti.

Per concludere: un libro divertente e interessante e leggero ma che,  alla lunga, può annoiare. Ha una sua "meccanica" interna un pò troppo ripetitiva e che, giunto a metà della narrazione, ha iniziato ad annoiarmi.
Attenzione! Le cause dei tecnodrammi e delle tecnoscelte, non sono sempre le stesse.
E' proprio la struttura del libro in sè a farsi ripetitiva.
Non prendetelo però per una semplice elencazione di cose, e di fatti, di meteore passeggere. 
Quel che è vero è che apre gli occhi sul funzionamento della macchina più complessa che esista, l'uomo, e delle ancora più difficili scelte che compie nell'evoluzione della sua tecnologia!


L'estinzione dei tecnosauri
Nicola Nosengo
Sironi Editore