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giovedì 29 marzo 2012

Mucho Mojo - Joe R. Lansdale ****

MOLTA MAGIA CATTIVA

Tutto iniziò in biblioteca.
Uno dei vantaggi del vivere in una grande città e per di più naa capitale, è proprio quello di avere la possibilità di andare in biblioteca e trovare, come in una cava di pietre preziose, l'oro che andiamo cercando.
La biblioteca offre, più che la libreria, un ventaglio di possibilità e di scelte e di curiosità più ampio.
Ovviamente parlo delle biblioteche che frequento io o meglio che ho preso a riferequentare.
Per troppi anni ero rimasto fermo allo stereotipo che fossero dei luoghi sciatti e decadenti, gestiti da personale eternamente mal vestito e in rodimento costante.
Quando ci ho rimesso piede, sopratutto per dare più respiro al portafogli, mi sono ritrovato in un ambiente favoloso con tanto di divani, sale studio, e corridoi ampi e luminosi e scaffali in cui poter curiosare senza dover rivaleggiare con gli acari per prendere un libro.
Ho riscoperto nelle biblioteche un tesoro che mi ha permesso anche di liberarmi dalla "dipendenza" delle libreria a cui lasciavo ogni mese somme piuttosto cospicue.
Come detto in altro post, la biblioteca mi ha permesso di leggere di più spendendo zero. Andateci e non ve ne pentirete.
E mi sa che di tutta questa lunga digressione ne farò un post specifico!

Sì, ma a che sarebbe servita tutta 'sta pippaggine d'apertura?
Tutta 'sta pippaggine mi è utile per introdurre il libro in oggetto e che fu proprio la biblioteca a farmi scoprire.
Come detto sopra, meglio che in libreria, le biblioteche danno la possibilità si sfogliare, leggere, curiosare ovunque e per quanto tempo, senza  che ci sia la menchè minima possibilità che un solerte commesso venga a scassare la minchia per chiedere "lo compra quello?".
Già vi chiederete :"Ma che librerie frequenti?"
Non è importante, importante è sapere di aver trovato un posto in cui si è "intellettualmente" più liberi.
Liberi dagli scontrini fiscali, liberi da un peso specifico (il prezzo) di alcuni libri che è criminoso, e sopratutto libero di prendere quel che voglio e di leggerlo senza pagarlo!

"Vabbhè, abbiamo capito, vai avanti!"
Per chi legge Lansdale si sà, il personaggio o lo si odia, o lo si ama. Non è importante che scriva cose sensate, come la trilogia "Ned the Seal" o quella del "Drive In". Cioè entrambe senso lo hanno, ma è un senso che devi accettare nello spirito goliardico della narrazione che l'auotre offre.
Se vogliamo dirla come si deve i libri "brutti" (virgolettato) di Landsale, son quelli che gli sono riusciti solo in parte ( e non vi dico i titoli sennò chi vi sente) e non è questo il caso.

Non è necessario che vi leggiate tutta la "saga di Hap & Leonard" quello che dovete sapere è tutto qui, in questo volume dove, come in altri capitoli della serie, Lansdale ci snocciola così an passant (ma quanto i piace scrivere parole in lingue che non conosco) ogni dettaglio di cui abbisognamo per essere messi nella carreggiata della storia.

Hap & Leonard sono due personaggi memorabili: bianco, spiantato e liberal il primo, nero, gay e repubblicano il secondo. A fare loro da sfondo un Texas che funge da specchio sociale degli Stati Uniti.
In questo romanzo Leonard riceve in eredità da un lontano zio, una casa. E mentre con il suo socio Leonard si accinge a ristrutturala scopre, nascosto sotto le assi del pavimento, il cadavere di un bambino.
I due vengono così travolti da un mistero agghiacciante che porta alla scomparsa di un adolescente di colore durante l’agosto di ogni anno. 
Chi c'è dietro tutto questo?
Una setta? Il diavolo? Dei praticanti voodo? I tossici vicini di casa?
Di per sè potrei affermare che questa non è più che una storiella; si capisce quasi subito chi sia il cattivo, ma il tutto viene raccontato col piglio di chi si sta divertendo semplicemnete a raccontarla!
C'è poi tutta una ironia di fondo, un prendersi in giro, con i propri difetti e le proprie debolezze, che poi sono quelle di tutti gli altri e che Lansdale non dimentica mai di riportare nei suoi lavori, in un modo o nell'altro facendoti scappare anche il sorriso lì dove l'oscurità della storia non lo vorrebbe.

E per finire, di seguito lo stralcio di un dialogo tra i due protagonisti che sembra essere stato preso pari-pari da una delle mie accese conversazioni con il mio grande amico D.

"Gay. Adesso si dice gay, Hap. Voialtri normali dovete proprio impararlo. Solo quando siamo sbronzi, ci chiamiamo fra noi finocchi o checche."

Mucho Mojo
Joe R. Lansdale
Einaudi

I ragni zingari - Nicola Lombardi ****

Ho affrontato questo libro con lo stato d'animo sbagliato, anzi sbagliatissimo.
Avevo voglia di leggere "cose de mostri", e volevo che gli insetti, pardon, gli aracnidi del titolo fossero tipo degli alieni pandimensionali che si legano agli umani e gli fanno fare quello che vogliono tramite il filo della loro ragnatela.
Insomma, come i poveri elefanti della filastrocca?
Perchè se ne vanno a fare i trapezisti proprio lì su quell'esile filo?
Chi li ha spinti a farlo?
Ma lo sanno che il filo non tiene e che se precipitano fanno il botto?
Oh, ma quanti enigmi!

Io volevo qualcosa da questo libro, gli esseri di cui sopra, del sano divertimento spensierato. E invece mi ha dato altro e di più!
Si è verificato dunque, e presto, un corto circuito tra quello che desideravo leggere e che speravo ci fosse, e quello che in realtà questa storia riporta.
E mi sono ritrovato a dovermi confrontare con la malvagità degli uomini che è quanto di più orribile ci si possa attendere e che supera in fantasia il più sanguinario dei creativi.

 
Ci sono diversi motivi per cui bisognerebbe leggere questo libro.
Iniziamo però col precisare, di nuovo, dal motivo per cui NON dovreste leggerlo. Mi riferisco a coloro che si lanceranno in questa lettura aspettandosi, come ho spiegato in apertura,  l’arrivo di ragni  o di bestie che vogliono prendere il controllo degli esseri umani.
Ebbene, le bestie sanguinarie  ci sono, come ci sono mostri che vogliono controllarci ma non sono quello che pensate di  aspettare.
E’ un horror VERO questo, privo di sangue e colpi di paura, ma pauroso proprio perché calato nella quasi più totale quotidianità.
Ed è lì che ci spaventiamo, quando la nostra routine viene interrotta da qualcosa di così normale e naturale da essere incredibile, seppur immersa nell’incedere naturale dell’esistenza.

Siamo nel 1943 e l'Italia firma l'armistizio con le forze alleate, Michele torna a casa con una sola consapevolezza, quella di essere vivo e sopravvissuto.  Non vede l’ora di tornarsene al suo paese e di riabbracciare i suoi cari e di poter tornare a vivere la vita di sempre o magari di cambiarla in meglio.
Ma una notizia infausta lo attende: suo fratello minore, Marco, è scomparso e nessuno sa dove possa essere finito.
A nulla sono valse le ricerche delle scarne forze di polizia e la disperazione di Michele e dei suoi famigliari non fa che crescere, incalzata inoltre dalla imminente e annunciata rappresaglia tedesca che presto si abbatterà sul paese reo di essere passato dall’altra parte della barricata nel conflitto.
La mente di Michele si affolla così dei fantasmi della guerra che lo abbrancano, di sospetti e di paure che si palesano anche nella maledetta e zampettante forma aracnide de “I ragni zingari”.

Un sospetto può venire al lettore nel procedere tra le pagine “Ma i ragni, dove sono?” e soprattutto “Ci sono?”
Non aspettate l’arrivo dei mostri perché sono già lì, tutti davanti a voi.
Vedo e non vedo; è così che ci tratta l’autore conducendoci in una storia immersa in una quotidianità che improvvisamente  non è più tale.  Viene il dubbio che il titolo sia una trappola, un enigma che potremo sciogliere solo a fine lettura ma, vi giuro, così non è.
Il finale del libro può, in qualche speranzosa maniera, considerarsi aperto e, coloro dotati di una certa sensibilità, non potranno che versare persino qualche lacrima.


I ragni zingari
Nicola Lomabrdi
Edizioni XII