Google+ TBMT: 04/02/12

lunedì 2 aprile 2012

Le nostre luci - Ben Brooks ***

Alle volte sono accompagnato dalla sensazione di essere nato vecchio.
Non che ora lo sia, vecchio intendo, non ho nemmeno una ruga, una zampa di gallina sul contorno occhi o le mani grinzose.
Quando entro nei negozi mi danno tutti del  tu e non perchè i commessi siano maleducati ma perchè, evidentemont, ho un aspetto fresco, per niente desueto e giovanile e...
Ecco, l'ho detto, giovanile...
Ma cosa vuol dire essere giovani nel ventunesimo secolo?
Tingersi i capelli di colori strani? No, quella era una moda degli anni '90.
Parlare in malo modo ed enunciare frasi del tipo "Se ce l'avrei ci andrei?" senza tanto considerare l'errore grammaticale?
Forse, ma se così fosse mi tengo volentieri la mia età gerontosa.

"Te lo dico io cosa vuol dire: non essere vecchi come te che fai 'sti discorsi da vecchio! Vecchio-vecchio-vecchio!"
Oh gold... Voice in my Mind, ti rendi conto che mi stai dando dell'anziano e che tu potresti essere il prodotto sclerotico di una mente anziana?
"..."
Non rispondi?
"..."
Allora ammetti di essere un prodotto...
"No. Ammetto di essere una voce nella tua testa e basta. Se poi hai problemi di salute, quelli, sono cavoli tuoi!"

A leggere le varie recensioni in giro per la rete scopro che Ben Brooks, l'autore di questo libro che, diciamocelo è davvero carino, lo avrebbe scritto ad appena diciassette anni e che  è stato dato alle stampe un pò in tutto il mondo due anni dopo.
Quello che subito mi viene da pensare è se riuscirà mai a replicare cotanto successo.
Insomma, Brooks scrive felicemente di quello che conosce, si muove agilmente in iperboli linguistiche felicissime, destruttura il linguaggio, costruisce inaspettati doppi sensi alla velocità della luce e confessa di guardare le repliche di "Una mamma per amica".
Ruba a piene mani dalla propria vita (perchè certe cose non possono essere di seconda mano) e le spiattella lì, bel belle nel libro.

E' una specie di diario quello che ci viene offerto, il resoconto della vita adolescenziale di Jasper Wolf, ragazzo inglese che è tutto fuorchè "bruciato" o "spericolato".
Il diario di un adolescente, forse eccessivo negli atteggiamenti che, come tutti gli adolescenti, cerca di capire quale sia il suo posto nel mondo e come debba arrivarci e che nel frattempo pensa intensamente al sesso, a drogarsi di qualsiasi cosa sia tagliabile/inalabile/aspirabile chiedendosi a quale "generazione" appartenga, così lontana dalla "X" coniata da Jane deverson e così incredibilmente mutevole.
Non sono gesta di ribellione quelle di Jasper. Se escludiamo il fatto che denuncia il suo patrigno di aver sepolto nel giardino la sua ex moglie e che probabilmente vorrà ripetere il gesto uccidendo lui e sua madre, c'è ben poco di ribelle in lui.
Se pensiamo poi a come siano i tempi in cui viviamo è difficile capire quale possa essere un gesto ribelle!
Magari quello di importunare le ragazze nelle chat?
O mostrare le chiappe alle web cam?

E' un libro rapidissimo, rapido come l'impulsività della gioventù, alle volte fragile e alle volte fastidiosa nella sua sfrontatezza e conteporanea fragilità.

Quello che Ben Brooks riporta è uno spaccato di vita, forse vera, forse no, in cui ci lascia intendere di esserne il protagonista.
Jasper è accompagnato nella sua vita da un nutrito gruppo di amici la cui caratterizzazione, così come la sua, non è definita, nè definitiva proprio come sono gli esseri umani in questa delicata fase di crescita.

Conosciamo perciò Tenaya, alle prese con i tagli delle sue braccia e la disperazione di una famiglia in disgregazione nel cuore e Johna che dopo aver commesso il peccato del sesso cerca redenzione trascorrendo ore sotto una doccia gelata.
Personaggi caratterizzati appena, le cui caratteristiche (Caratterizzati/caratteristiche non ridonda per niente vero?) salienti però sono più che sufficienti a inquadrarli e a permetterci di capire quale sia il loro ruolo nella vita di Jasper.

Di primo acchitto nel leggerlo si potrebbe pensare che ci troviamo davanti a un libro di formazione per l'epoca moderna, una sorta di novello Holden, in realtà di formativo questo libro ha ben poco.
Si potrebbe piuttosto definirlo un romanzo di deformazione e se proprio vogliamo trovarci la morale o l'insegnamento questo è  da riferirsi allo sforzo di voler restare così come si è, fermi magari a quell'età turbolenta  a metà strada tra il divenire adulti e in bilico con lo spirito dei sogni e perchè no, in perenne conflitto con i nostri ormoni.



Personalmente non mi sono mai fatto di amfetamine, ketamine, funghetti, o droga alcuna.
Troppo fifone per provare qualcosa del genere e poi ho sempre trovato fastidioso e disgustoso il fumo.

Il mio vissuto è profondamente diverso da quello di Brooks: mi sono buttato da scogliere alte una decina di metri, son rimasto impigliato in reti da pesca, ho rischiato di essere trascinato via da correnti, di prendere in faccia le rocce di un fiume e di restare sfregiato. Insomma sono più "nature".  Ho dormito in treni in disuso, in pascoli di pecore, rubato arance e penne nei supermercati... insomma anch'io avrei forse qualcosa da dire, ma saprei renderlo altrattanto interessante?
Non credo.
E' la felicità e la facilità di un ragazzino che scrive di un altro ragazzino, che è poi sempre lui espressa in maniera semplicissima a rendere EFFICACE questo libro.


"Efficace. Ma lo vedi? Sei vecchio anche per come ti esprimi"
Dici?
"Dico. E non racconti del Ragno Babbuino o del rinoceronte che ti ha attraversato la strada e che quando cammina non fa rumore? Del silenzio del bianco cielo sardo e..."

"Perchè dovrei?"
"Perchè così sembrerai sì anziano, ma per lo meno avventuriero."

Voice.
"Dimmi."
Inizi a infastidirmi.
"Davvero?"

Davvero.
"Va bene taccio"
Vedi? Sei vecchia pure tu. Chi coniugherebbe "tacere" con "taccio"? 
"Taccio. Voce del verbo tacere. Tempo presente. Modo Indicativo..."
Se vuoi essere giovane, teen, young e youth mai e poi mai dovresti ricordare come si analizza un verbo.  Faresti una figura migliore e giovanile dicendo "Vabbhè me ne sto zitta" così da evitare ogni imbarazzo.

"Sai, alla luce di questa tua affermazione mi viene da confessare una cosa."
Ti ascolto.
"Credo di essere il prodotto della tua gerontomente... e che... sniff..."
Dai, vieni, non fare così. Prendiamoci e un latte e biscotti dai.



Le nostre luci.
Ben Brooks
ISBN edizioni