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martedì 3 aprile 2012

I vermi conquistatori - Brian Keene ** e mezzo

Dopo aver sorbito una buona tazza di latte freddo e di biscotti con gocce di cioccolato, per fare un pò di chiarezza nel mio cervellino, mi son deciso a scrivere due cose su questo
"Piovono vermi"... come? Ah sì, "I vermi conquistatori" scusate, ma trovo che il mio titolo gli si azzecchi maggiormente.
Ora, passerò per quello strano, passerò per quello a cui piace solo roba meinstrì e non le cose che sono fighe davvero e bubbububbu e bubbubbu e bubbubbu, perchè questo libro a me non è piaciuto o quasi.

I ragazzi delle Edizioni XII si fanno un mazzo tanto per proporre libri di autori conosciuti o meno e credo che nell' accaparrarsi i diritti per l'edizione italica di questo, si siano anche detti "Uanama" (non credo) "Questo è proprio un librone che guardamancocheproprioguarda!"
E dai che per forum e siti di genere hanno iniziato a spingerlo come "romanzo apocalittico" oppure "romanzo su una fine del mondo davvero finevole" facendo davvero un ottimo mestiere del promuoverlo.
 
Quello che c'è di notevole in questo libro è la cura con cui  è stato confezionato.
Una copertina accativante, una carta morbida e goduriosa al tatto, un carattere leggibilissimo e... stop.
Per giorni l'illustrazione di copertina ha inquietato il mio piccolo coinquilino del cuore,  che si è ripetutamente chiesto cosa avesse fatto il signore nella casetta e perchè piangesse. La risposta era che si era fatto male a un dito ed era in attesa del bacetto della mamma.

Il libro in sè non è brutto, ma non può essere considerato nemmeno un capolavoro.
Mi è capitato di leggere in giro per la rete di personaggi che dicono "Sì vabbhè non è geniale, ma vuoi mettere che in giro non ci sono romanzi come questo che parlano della fine del mondo'"
Ma cotanti personaggi dico io, che leggono? Quanto leggono? Dove vanno a comprare libri? E comprano solo quelli in cui si parla della fine del mondo?
Dicevo che
"I vermi conquistatori" non è un brutto libro ma si trova nella scomoda posizione di trovarsi tra meno di caruccio ma più di brutto-ma-non-proprio nella mia personalissima scala di valori.

Trama:
Un diluvio di proporzioni bibliche flagella il nostro pianeta.
Pochissimi sembrano essere sopravvissuti alla devastante pioggia che scende da nuvole così spesse da non lasciar nemmeno intuire la presenza del sole.
E con l’acqua, dal sottosuolo, emergono creature enormi dalle sembianze di vermi, le cui prede sono i pochi esseri umani sopravvissuti.
E’ Teddy Garnett a raccontarci gli ultimi giorni, e i suoi ultimi istanti di vita, attraverso l'ennesimo diario o messaggio in bottiglia scritto per fissare i pensieri e le memorie per gli sparuti sopravvissuti che forse lo troveranno e che con lui lotteranno per sopravvivere non soltanto all’interminabile nubifragio, ma anche alle fame di incredibili mostri che dal suolo divorano!
A fargli compagnia ci saranno; un vecchio amico e vicino di casa, e un terzetto di sopravvissuti a un incidente aereo.
Un romanzo dalle tematiche apocalittiche, una storia sulla fine del mondo i cui protagonisti sono uomini alla ricerca di una speranza di sopravvivenza.
Il romanzo è strutturato in due tronconi: il principale raccontato dal protagonista, Teddy, che apre e chiude la storia e una parte centrale, utilizzando l’espediente dell’incontro tra sopravvissuti (e a dirla tutta è forse questa la parte più interessante di tutto il volume), da altri personaggi che vogliono fungere da punto di vista su ciò che sta accadendo nel resto del mondo.

La storia di per sé non ha misteri, né nel titolo, che ci racconta da subito con chi o cosa abbiamo a che fare, né nella trama che, appare lineare, senza grandi sorprese e non lascia presagire alcunché nel e del finale che in parte accelera ma appare alfine, scontato.
I personaggi della vicenda sono credibili solo in parte: lo sforzo della “sospensione dell’incredulità” (ma che è poi?) richiesto al lettore pare eccessivo tanto da creare dei personaggi dai contorni non del tutto chiari le cui azioni spesso, risultano prive di senso.
Come Teddy che per una sigaretta è in grado di rischiare la vita perchè si sta letteralmente "fumando addosso".
Acqua a non finire, mostri mostruosi dal suolo e dalle acque. 

Curioso e degne di nota sono invece le citazioni e l’utilizzo della mitologia lovecraftiana, il riferimento a tali creature e la stesura del loro ritratto, danno vita a una sorta di “meta lettura” dell’opera, legandola appunto agli scritti del solitario di Providence.
L’autore, Brian Keen, è considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura horror d’ oltreoceano e questo “I Vermi Conquistatori”, è uno dei suoi titoli più celebri.
Figuriamoci quelli meno. (Lo so, sono malvagio e troppo meinstrì)

Giudizio controcorrente il mio?
Non ci capisco niente?
E vabbhè, capita anche che a qualcuno non piaccia il gelato o che non ami le verdure.
A me per esempio piace molto la patata ma non le zucchine. (Oh, ma che metafora verdurosa intelligionta e originale!)


Così, per ripigliarmi da questo acquisto infame e un pò tristo, mi son detto che forse era il caso di riderci un pochino su e di fare in modo che la storia fosse un'altra, magari senza pioggia (che fa un sacco tristezza) e magari senza vermi (che poi se non ce li hai, come peschi? Pasturi? Zampe di gallina? Sto divagando vero?) ho ritoccato un pochino la copertina originando una storia davvero divertente "Oh! Oh! Oh!" Che pazze risate!

I vermi conquistatori -
Brian Keene
Edizioni XII