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martedì 10 aprile 2012

Il signore delle mosche - William Golding ****

Ci sono delle letture che, volenti o nolenti, nel corso della vita involontariamente ci sfuggono.
E' questo il caso, per me ovviamente, de "Il signore delle mosche", lettura obbligata per moltissimi liceali che invece in età scolastica non ebbi l'occasione nemmeno di sfogliare.
Eravamo troppo presi dalle vicessitudini di Enrichetta Blondel che si perdeva nei mercatini vicini al famigerato ramo del lago di Como e mai e poi mai la nostra tutrice letteraria ci avrebbe permesso di leggere siffatto libello.

Come ne "L'isola del tempo perso" anche qui i protagonisti sono dei ragazzini che si ritrovano su un'isola deserta.
Ma i "bimbi sperduti" di questo romanzo sono tutt'altro che ingenui e strapperanno via da soli la loro fanciullezza che sembra impedir loro di ESSERE.

Andiamo però con ordine.
Non è che sono un bastardo e vi voglio dire da subito come finisce, ma qui ci troviamo davanti a un romanzo di cui tutti avreste almeno dovuto sentir parlare.
La storia si svolge in un imprecisato futuro, (molto vicino? Molto lontano? un pò come in Ryu i ragazzo della caverne!) in cui è in corso un sanguinoso conflitto tra superpotenze che si risolve con qualche bomba atomica lanciata qui e lì per il globo.
Ecco che un aereo precipita; miracolasamente illesi un gruppo di ragazzi inglesi (più bambini a essere sinceri perchè si parla di età comprese tra i sei e i dodici anni massimo) si ritrova a confrontarsi con una situazione inaspettata e impensabile per le loro capacità.
Se dappricipio i protagonisti sono entusiasiti all'idea di ritrovarsi  catapultati all'interno di un frangente avventuroso come i romanzi de "L'isola del tesoro" di Stevenson, felici perciò anche di esseri privi della guida di un adulto,  ben presto si ritrovano a doversi confrontare con la realtà; con la necessità di costruire dei ripari per la notte, procurarsi del cibo, e accendere un fuoco.
Sarà proprio il fuoco, elemento  arcaico, necessario e primigenio a costituire uno degli elementi di rottura all'interno di quelle che andranno a configurarsi come due realtà nella realtà: da un lato si formerà un gruppo aggressivo,  dedito alla caccia, a riti tribali e al cannibalismo, dall'altro ci saranno coloro che cercheranno di tenere il più possibile i piedi piantati in terra e che ravvisano nel fuoco oltre che elemento di sussistenza anche mezzo di salvezza.

Questo libro è un contenitore: ci introduce in luoghi misteriosi, quelli dell'animo umano, in questo caso di giovanissimi umani, che riflettono le loro emozioni su un mondo circostante dapprima esotico/avventuoroso ma che ben presto si trasforma in insidioso, oscuro e pauroso in cui fa la sua comparsa persino una bestia che potrebbe non esistere se non nei loro palpitanti ingenui cuori di ragazzini.

In questa storia la "malvagità dell'uomo" non è descritta come una possessione, ma come parte intrinseca dell'umanità stessa e che contrappone al male una sorta di non-male di cui l'umanità appare come strumento inconsapevole.
Lasciando da parte questioni pippose e filosofeggianti di cui non sono nemmeno in grado di dare una spiegazione sufficiente, ci troviamo davanti a una sorta di "Isola del tesoro" oscura e paurosa in cui il protagonista è l'anima dell'uomo.

L'edizione in oggetto è quella dei classici economici Mondadori che poi è identica (negli interni) sputata alle edizioni precedenti fatta eccezione per la copertina decisamente migliorata.
Personalmente farei "revisionare" la traduzione che, in ventuno edizioni, non sembra essere mai stata  rivista-riadatta e che potrebbe renderne meno ferraginosa la lettura.

Il signore delle mosche
William Golding
Mondadori