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giovedì 12 aprile 2012

Il buio oltre la siepe - Harper Lee ****

A pensarlo a posteriori, molto a posteriori, questo libro non può che essere considerato anche un giallo.
Dico "molto a posteriori" perchè l'ho letto circa venti anni fa (e sarebbe quindi cosa doverosa e giusta rinfrescarne la lettura anche perchè, come i tatuaggi la memoria sbiadisce e va "ribattutta") ma la sua forza e l'insegnamaneto che ne trassi me li porto ancora dietro.

La copertina che ho postato riguarda proprio l'edizione che conservo, chissà dove sarà finita, a casa.
L'ultima volta che la vidi tra gli scaffali della libreria, è stato circa un anno fa durante le operazioni di inscatolamento per il trasloco.
Le condizioni erano quelle in cui può essere ridotto un libro scolastico molto usato: sottolineatura a matita, schede a fine capitolo compilate non rispettando gli spazi stabiliti (sì, perchè ho sempre avuto TROPPO da dire) e una copertina che avrebbe gridato pietà se non fosse stato per la copertura plasticosa e glitterata che all'epoca si usava mettere per conservare i libri al meglio. E devo dire che in questo caso l'effetto di conservazione è stato ben sortito.

"To Kill a Mockingbird" (Uccidere un usignolo) sarebbe il titolo orginale di questo libro di Harper Lee che, attenzione è una autrice, dopo aver dato alle stampe questo suo libro non ha più prodotto nulla perchè, come da lei stessa dichiarato, non aveva voglia di sottoporsi a bombardamenti mediatici che ne sarebbero potuti conseguire.

Ma perchè si è scelto di usare questo titolo nell'italica versione così lontana dal testo originario?
Il libro uscì in America nel 1960 e attraversò l'atlantico per giungere qui da noi nel 1962. Forse, per l'epoce e per l'aria "pesante" che si andava configurando in quegli anni, mettere in copertina il verbo "uccidere" risultò eccessivo e si pensò di ripiegare su "Il buio oltre la siepe" che in realtà corrisponde a uno dei passi raccontato nel libro.

Quindi, di cosa parla questo libro?
E' un romanzo le cui tematiche, oggi più che mai, risultano calde: affronta infatti il tema del razzismo, della diversità; o meglio della paura della diversità, dell'intolleranza e della famiglia intesa come luogo della impartizione di principi morali e della loro applicazione nella vita di tutti i giorni.
Certo, la storia si svolge negli Stati Uniti e qualcuno potrebbe dire che "certe cose da noi non succedono" ebbene, ne siete proprio sicuri?

La storia ci viene raccontata da Scout, una ragazzina dai modi non proprio gentili o femminili (e stando alle cronache proprio come l'autrice) figlia di un avvocato a cui viene affidata la difesa di un uomo accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane donna.
Non è questo il classico "legal thriller" che va di moda dagli anni '80; il contesto statunitense di quegli anni è lontanissimo dagli "happy days" della famiglia Cunnigham.
Il lui accusato di violenza, Tom Robinson,  è un nero e la lei in questione è una signorina dal candido incarnato che, guardacaso, alla fine non è stata nemmeno sfiorata da Tom.
Nonostante il processo alla fine sveli come siano andati effettivamente i fatti (e non ve lo dirò) il povero Tom sarà comunque giustiziato.

Dicevo che il titolo italiano si rifà a uno dei passi del libro "Il buio oltre la siepe" è in realtà la metafora con la quale viene spiegata la paura di quello che non si conosce nonostante sia così vicino.
Razzismo, segregazione, diritti umani, violenze domestiche, il tutto viene raccontato col tono disincatato di una ragazzina che ha invece imparato ad accogliere e comprendere e per questo, così come suo padre, appare come un personaggio non conforme agli occhi dei cittadini perbene.
Il concetto razzista sembra così radicato nella cultura dell'epoca che persino gli insegnanti non sono in grado di rifuggire.
Infatti durante una lezione sulla seconda guerra mondiale l'insgnante di Scout spiega ai suoi alunni come sia sbagliato l'odio che Hitler prova nei confronti del popolo ebraico ma, una volta chiamata in tribunale interrogata dalla sua stessa allieva, non è in grado di spiegare perchè questo stesso sentimento non sia da rivolgersi anche contro chi ha un colore di pelle differente dal suo.

Un romanzo più che mai attuale visto anche il rigurgito di sentimento "fintoparanazionalistico" che si portano assai in questi anni  da personaggi che evidentemente nella loro vita hanno letto poco, niente, e magari anche male.

Ah, ma perchè il titolo orginale è "Uccidere un usignolo" ?
Voi lo uccidereste un uccello utile che si pappa larve e insetti e cinguetta così bene?

Grazie, in ritardo, professoressa Quaglia!




Il buio oltre la siepe
Harper Lee
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