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giovedì 19 aprile 2012

Morire Dentro - Robert Silverberg ****

Spostare un bicchiere di carta con la sola forza del pensiero.
Era la cosa più leggera che avessi sotto mano e mi parve abbastanza realizzabile come primo sforzo nell'esercitare la mia telecinesi.
Ben presto capii che nè quello, nè la possibilità di trasformarmi in qualche animale, sollevare divani o automobili, erano nelle mie  corde.
Perciò, quale-quale-quale potere extrasensoriale avrei potuto avere?
Intendiamoci, all'epoca in cui siffatti pensieri attraversavano le mie meningi avevo al massimo dodici anni, e mentre il mio amico coccodrillo se ne andava in giro per il mondo e frequentava filosofi noiosissimi, io me ne stavo ancora a casa tutto preso sul come parcheggiare al meglio il mio caccia Varitech; in modalità aerea, robotica, o "guardian"?
I mattoncini che possedevo, a metà strada tra i lego e qualcos'altro comprati in quantità industriali presumibilmente direttemante dalla fabbrica, non consentivano però un alloggiamento sicuro del suddetto mezzo aereo ed era un vero problema!
Insomma, di costruire un hangar non se ne parlava, serviva qualcosa di più agile e agevole...
Non potendo perciò darmi alla piccola edilizia domestica, decisi che forse era il caso di passare ad altro, e cosa c'era di meglio in quel (presumo) grigio pomeriggio e per di più piovoso, che esercitare al meglio le proprie cellule cerebrali?

Sodoku? No, era ancora molto di là da venire!
Cubo di Rubrik? Già risolto, e con la più pratica delle soluzioni: staccare tutti gli adesivi e riposizionarli nel giusto ordine, un colore per facciata.
Cruciverba? Mamma si arrabbiava perchè se mi accorgevo di aver sbagliato a scrivere una parola, poi, pasticciavo per correggerla.
Cosa rimaneva dunque se non provare a esercitare uno di quei poteri latenti di cui parlavano decine di film che a quell'età non avrei mai potuto vedere e che invece, complice ancora l'assenza di una tutela catodica minorile, potevo sciropparmi?
Ma è ovvio, dare sfogo alle qualità latenti extrasensoriali che ogni individuo sicuramente possiede!

Insomma, c'erano "L'incendiaria" che con quella pettinatura dava fuoco a tutto con un solo sguardo incazzoso e anche "Nanà Supergirl" che poteva fare un sacco di cose con il solo pensiero. Perchè, dunque, io non avrei potuto?

Landspeeder
Fallito l'esperimento telecinetico potere che, evidentemente, avrei sviluppato più in là nel corso del tempo, provai con la lettura del pensiero: di sicuro un sistema pratico per carpire segreti quali le soluzioni dei problemi di matematica, le combinazioni delle casseforti (che all'epoca non avevo mai visto) e un sacco di altre possibilità che ancora non avevo vagliato tra cui; dove cavolo avrà nascosto mio fratello il Landspeder di guerre stellari?
Essere speciali, avere qualcosa che ci contraddistingua dagli altri e perchè no, utilizzare al meglio questo dono per i cavoli nostri.
Basta coi "poteri e la responsabilità"!

E se invece di una acquisizione di potere, si trattasse di una perdita?
Della perdita di un dono, di una capacità innata, di un talento che abbiamo sempre posseduto e di cui non possiamo più fare a meno?
Cosa faremmo se, improvvisamente, perdessimo l'uso di un arto, o avessimo un senso fuori uso?
Il mondo come lo conosciamo cambierebbe, insesorabile, sarebbe diverso, più duro forse e più faticoso, un mondo da conoscere, in parte, di nuovo, con cui imparare a convivere utilizzando nuove risorse di cui prima non avevamo alcuna necessità.
E' quel che avviene a David, quarantenne neyorchese la cui piatta vita sta venendo, lentamente e inesorabilmente, stravolta dalla perdita del suo dono, della sua specialità: la lettura del pensiero.
David non ha un lavoro, non una una compagna o un contorno di personagi che possano definirsi amici, possiede solo questa capacità, dono e maledizione al tempo stesso che lui usa per scrivere le tesine degli studenti universitari.
Se la comodità di leggere nel pensiero gli permette di avvicinare le persone, di darle quel che consciamente o meno desiderano, dall'altro lo porta a fare in modo che queste si allontanino da lui, perchè si sentono per l'appunto,  "scrutate" .
Ma è una croce questa con cui David ha vissuto da sempre,  e quando sente il suo potere venire meno è come se iniziasse a "morire dentro" perchè questo "senso in più" ha strutturato sino a quel momento la sua esistenza. E' un dramma intimista questo: David ripercorre i momenti salienti del suo passato attraverso lunghe sequenze di flashback, di come abbia scoperto la sua capacità, della sua parabola e di come abbia iniziato a perderli e del suo travaglio interiore con cui non riesce a fare i conti o almeno non del tutto.
Una piccola morte dunque, una guerra entropica!

Un romanzo fantascientifico calato però, come solo le storie migliori sanno essere, nel quotidiano in cui il tema ESP è solo il pretesto per poter parlare del dramma delle perdita.
Attenzione però, non è un storia pervasa da lacrime, pesantezze narrative o filosfie dilaganti.
Di questo suo peregrinare, perchè è anche un viaggio dentro se stesso, David cercherà di farsene una ragione ironizzando su questo o quell'aspetto del suo dramma.

Alcuni dicono che questo romano e "Gli uomini vuoti" di Dan Simmon si somigliano.
Questi "alcuni", mi sa, che non hanno letto nessuno dei due.

Righe sopra dicevo che la capacità di leggere nel pensiero mi avrebbe permesso di scoprire che fine avesse fatto il mio Landspeeder e dove diavolo mio fratello lo avesse cacciato.
Ebbene, non ci fu bisogno di scatenare il mio latente potere telepatico: rincasando da scuola, scoprii che lo aveva barattato con un plasticoso space shuttle!

Morire dentro
Robert Silverberg
Fazi Editore