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mercoledì 23 maggio 2012

Il dono - Roberto Bratti *** (con riserva)

Speed reading.
Un brutto anglicismo per definire l'abitudine di leggere alla svelta, ma così alla svelta saltando le pagine di un libro che, magari ci sta un pochino annoiando.
Ecco, son rari i casi in cui mi capita di fare questa cosa, che peraltro è assimilabile a un peccato capitale per me, ma tant'è che che con questo "Il dono" dalla premesse accattivanti, è andata così.

Reperisco questo libro presso un negozio che vende ciarpame, rimasugli di cantine, vecchie camere da letto e acari.
Come non accade nei negozi di libri "veri", in questi luoghi si può davvero scavare e cacciare e, nonostante abbiano l'incresciosa abitudine di ammucchiarli senza ordine alcuno, mi diverto un mondo a scovare questo o quel titolo, a scoprire o riscoprire autori che magari a prezzo pieno non avrei comprato.
Diciamoci la verità, in tempi di crisi la compulsività va trattenuta, e in questi posti si risparmia davvero moltissimo specie per libri che hanno prezzi di copertina esorbitanti e che invece posso trovare a due lire in perfette condizioni.
Sì, in questo senso la pigrizia italica di lettura viene proprio incontro alle mie esigenze e...
Non so se lo sapete, ma secondo i sondagi della "Cincischia & Co." il libro è il regalo più regalato in Italia! Imprevedibile nevvero?
Certo, io ti regalo un libro così sto con la coscienza a posto e al tuo regalo di compleanno (natale o battesimo o comunione) ci penserò l'anno prossimo. Magari però il tuo amico non legge fa pure la faccia da "Aggrazie che bel regalo mi hai fatto" per poi invece lasciarlo a prendere polvere fin quando qualcuno non gli dirà che c'è un posto favoloso in cui poter portare i libri e scambiare volgare carta stampata con carta moneta.

Sarò sincero, io questo libro se fosse costato quel che chiede l'editore non l'avrei comprato. Ma tornerò più avanti su questa quisquillia che tanto quisquillia non è.

"Il dono" ha una idea di base molto semplice ma molto divertente, ed è stata proprio questa a richiamare la mia attenzione. Cosa fareste se un giorno veniste avvicinati da un vecchio che conosce tutto di voi e, chissà perchè, ha deciso di premiarvi rivelandovi i risultati esatti delle partite del mondiale di calcio che di lì a pochi giorni sta per iniziare?
Michele Sarago, il protagonista, dapprima è scettico, sì insomma potrebbe essere un pazzo 'sto vecchio, poi però tenta la fortuna e scopre che è tutto vero, che i pronostici che riceve sono esatti e che potrebbe diventare milionario.
Unica regola imposta dal vecchio è, naturalmente, non rivelare a nessuno questo segreto altrimenti tutto finirà con l'andare a rotoli.
Ovviamente il nostro "eroe" inseguirà il sogno della fortuna scommettendo a destra e a manca facendo lievitare il suo conto bancario.
Non mancano nella trama la "bella e incoquistabile", un piccolo malvivente (il cui nome 'Tatore o malamente vale metà del libro), i capi del malvivente, il migliore amico del protagonista.

E' bello leggere di Napoli, specie se la ami 'sta città, e di un protagonista così napoletanamente genuino, in una storia in cui tutti vorremmo essere protagonisti (oui, anch'io che 'sto sport lo schifo un poco) ma, ed ecco il MA, ho fatto speed reading.

L'ho fatto perchè 'sto libro ha almeno cento, dico CENTO, leggi CENTO, pagine di troppo e sono delle pagine riempitive e noiosette in cui non accadde niente di niente.
Ora, io non do la colpa, se di colpa vogliamo parlare, al povero Roberto che deve aver faticato davvero tanto a scriverlo il libro, ma all'editor che non si è accorto che a un certo punto la narrazione si fa pesante, eccessiva e inutile!?
Ho saltato cento  pagine  per ritrovarmi alle ultime trenta e capire che non mi ero perso nulla di nulla!
Si parla di pallone, di donne, di canne (almeno dieci per capitolo e anche questo aspetto lo avrei smussato un pochino. Vabbhè che questi son "giovinotti" ma una sforbiciatina all'aspetto fumoso l'avrei data), di amori impossibili e di piccoli boss ma il tutto è eccessivamente diluito e a metà del libro si fa noioso.
Insomma, cento pagine da tagliare, da pagina 208 me ne sono volato alla 308 per leggere il finale e dipanare la matassa.
Se nelle cento pagine che ho saltato non è accaduto nulla ecco, magari nelle ultime trenta il finale è troppo compresso, la spiegazione su chi sia sto vecchio e come faccia prevedere il futuro è quasi buttata lì.

Intendiamoci, "Il dono" nel suo insieme, non è un brutto lavoro, ma tanta fatica è stata mal ripagata da un lavoro di revisione che a parer mio non è stato fatto come si deve.

Due parole infine sull'edizione: la confezione del libro non è affatto male, la grafica di copertina è accattivante e la rende riconoscibile ma, e qui ci starebbe bene una parolaccia, DICIANNOVE EURO sono davvero-davvero troppi!
Sì vabbhè che son 340 pagine, che la carta è brillante e che si legge molto bene, e la divsione "LAB" della Perrone Editore è appunto, un laboratorio per gli emergenti, ma diciannove euro sono eccessivi, specie se 'sti autori, come dici, li vuoi fare emergere.

Insomma Robbè, se mai leggerai 'ste righe il mio consiglio spassionato (che poi insomma io fatico un casino per scrivere racconti di tremila battute e magari non dovrei neanche permettermi) è quello di rimaneggiarlo un pochino sto romanzo e renderlo leggerissimamente più agile, ecco il perchè dei tre asterischi con riserva.



Il dono 
Roberto Bratti
Giulio Perrone Editore