Google+ TBMT: 06/11/12

lunedì 11 giugno 2012

Glifo - Percival Everett ***

Sono un pò di giorni che non sono in vena.
Già, proprio come disse la goccia di sangue fuoriscendo da una arteria.
Ah, ma come è sempre acceso il mio spirito.

Dicevo non sono in vena, non sono simpatico, tantomento spiritoso.
Come?
Non lo sono mai? E io che credevo il contrario.

Incontro questo romanzo nel più classico dei modi.
Come, incipit già sfruttato?
E vabbhè, sarà che vado (andavo) spessissimo in libreria e che lui faceva mostra di sé in quel modo così... sexy per essere un libro che non ho resistito.
Cioè, la quarta di copertina recitava la sua sexy tiritera per attirare me, compulsivamente, all'acquisto cosa che, naturalmente e ovviamente è riuscita a fare.

Il libro in questione si compra per un solo motivo, almeno per noi comuni mortali.
Sì, uno solo, ovvero per la descrizione che viene fatta del piccolo protagonista che somiglia, nientepopodimenoche e incredibilmente, al ben noto piccolo bastardo Stewie Griffin.
E questo è il punto in comune per tutti lettori.
Punto in comune che ben presto si "vanifica" perchè tra queste pagine si parla anche di filosofia.
Quindi, per chi come me sa poco e niente del "pensiero che pensa se stesso" (cit.Coccodrillo 1996 vedi in " Adolescenti conversazioni sul futuro" e in "Ma che cazzo studi?") sarà una lettura non proprio facilissima.


Per tutti gli altri, ossia per coloro che masticano qualcosina di pensiero intelligentO  e filosofico invece può costituire un momento di "serio" svago e intrattenimento curioso e per questo, in remoti tempi parigini, lo regalai a Mr Crocodile che, dopo aver pronunciato le parole "Forse lo leggerò" di sicuro lo avrà lasciato a prender polvere nella sua sterminata e pipposamente filosofica libreria.
Perchè lui se non legge cose pippose non si diverte.


Ralph, il piccoletto di 11 mesi in questione ha un quoziente intellettivo pari a 475 che ha scelto di non parlare e di trascorrere le sue giornate leggendo trattati filosofici.
Ama sua madre, e come potrebbe essere il contrario, odia suo padre che definisce un poststrutturalista fallito - qualsiasi cosa possa significare.
Ma come mai alla sua "veneranda" età non emette alcun suono?
Soffre forse di qualche disturbo?
Quando i genitori si accorgono del miracolo che hanno per le mani (ma andiamo è un mutante è evidente, mi sono detto nda) foraggiano il figliolo con il meglio della letteratura mondiale.
Ovviamente qualsiasi genitore, venendo a contatto con siffatta realtà non esiterebbe a rivolgersi a uno specialista.
Solo che il suddetto medico, accertata la superiorità intellettiva di Ralph, decide di rapirlo e di condurlo in un laboratorio ove siano permesse alcune sperimentazioni di tipo estremo per poterlo studiare.
Ecco perciò che inizia una storia fatta di inseguimenti, ricerche, citazioni, tra personaggi e  poteri noti e meno noti, in una trama che prende il ritmo di una puntata da cartone animato.
Ma come reagisce il piccolo Ralph a quello che gli sta accadendo?
Fa quello che qualsiai filoso farebbe in qualsiasi situazione: PENSA!
Ma non a come fuggire, o a cosa fare della vita, dell'universo, o di quando diventerà grande, no!
Lui filosofeggia, immagina dialoghi tra personaggi filosofici (e come potrebbe essere altrimenti) distanti tra loro nel tempo. 

Ragiona su temi come; la coppia come spazio di bugie e frustrazioni, infelicità e rispettive solitudini, i metodi della scienza sperimentale, i limiti della neuropsichiatria infantile.

E dire che ce ne è un altro di filosofo lassù, da qualche parte in una "blue-box" che invita l'umanità sì a pensare ma anche a correre (cioè ad agire).
Ma sto divagando, e la dove il Crocodile è pipposo ma resta ben saldo ai suoi argomenti, io volo con la fantasia ovunque ci sia posto.

Tornando al libro; se da un lato la cosa può apparire divertente, dall'altro può risultare anche stressante per me, lettore medio, che molto spesso mi ritrovo a seguire e inseguire le varie note esplicative in una sorta di compendio al romanzo dei vari filosofi e delle varie citazioni che Everett propone.

Come classificare o definire questo romanzo?
Di sicuro quello che mi son ritrovato tra le mani è un prodotto divertente, specie nelle pagine iniziali dove da subito l'autore ci coglie di sorpresa con alcuni ragionati colpi di genio, e le questioni filosofiche si assorbono -più o meno- ma non è un libro facilissimo.
C'è forse da tirare un linea, come si faceva a scuola, per dividere chi lo capisce al cento per cento, da quelli che ne hanno una percentuale di comprensione più bassa?

Favoleggiano infine i suoi editor americani che Percival Everett scriva tutti i suoi romanzi a mano e da qui nascono anche le particolari copertine dei volumi, anche italici.

 
E poi non so perchè, ma sono un pò di giorni che non riesco a togliermi dalla testa questo motivetto:

E mi è tornata in mente la faccenda di Coriolis
Cosa ha a che vedere tutto questo con il libro?
Non lo so, ma come dice qualcuno le connessioni casuali del nostro cervello non sono mai casuali.