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martedì 3 luglio 2012

IAN Intelligenza Artificiale Neuromeccanica - Vehlman Storia - Meyer disegni ****

A caldo.
Ma proprio a caldo; cazzo!

IAN è un fumetto molto, molto, molto bello, sia per la storia, che per le ambientazioni, che per i disegni.
La storia, diciamo un classico del genere, ha però un finale che tanto classico non è, che fa pronunciare la fatidica parola di cinque lettere, ricca di zeta, di cui sopra.

Le vicende di IAN si svolgono in un futuro non troppo lontano, coerentemente ben raccontato senza esagerazioni.
IAN, che sta per Intelligenza Artificiale Neuromeccanica, è la macchina definitiva, l'incarnazione tra l'uomo e il puro spirito matematico.
IAN è perfetto, sia fisicamente che mentalmente. La novità sta però nel fatto che il suo cervello è stato costruito in maniera tale da poter crescere.
E in effetti la sua mentalità, all'inizio della storia, è quella di un ragazzino, non comprende appieno le dinamiche dell'umanità
che lo circonda e ci metterà non poco per adattarsi a essa.

Inizialmente reclutato nelle S.R.S. (Squadre di Recupero Speciale) si prodiga in quello che ritiene sia il suo dovere primario e cioè aiutare il prossimo seguendo gli insegnamenti che gli sono stati impartiti dai suoi creatori.
Quello che però i suoi creatori hanno tenuto celato a tutti è che il loro pupillo, di quando in quando, ha delle crisi molto simili a chi è affetto da epilessia.

Infine, quando nella città di Los Angeles scoppiano dei disordini e dei droni automatici si abbattono sui manifestanti, è proprio IAN a essere indicato come responsabile del massacro.

Iniziarà così una fuga, dalla vita, dall'uomo che si trasforma poi in ricerca di sé, della sua identità e soprattutto della verità.

In un certo senso potremmo classificarlo come l'ennesimo esperimento pinocchiesco in cui il nostro eroe fa di tutto per diventare un essere umano, ricordando in questo altri epigoni, come DATA di Star Trek The Next Generation o addirittura i Cyloni di Battlestar Galactica.

In realtà quella di IAN  è una storia che si impernia non solo sulla ricerca della propria identità e sullo sfuggire al controllo degli altri, creatori o sostenitori che siano delle Intelligenze Artificiali, ma della ricerca di un posto nel mondo ove anche le IA forti possano essere considerate forme di vita, in grado di pensare, di agire e di provare sentimenti in un mondo che invece sta perseguendo il sentiero opposto.
Un mondo di cui ci viene raccontato molto, ma non tutto, gettando qui e lì dei dettagli che permettono di far inquadreare perfettamente lo scenario.
Sullo sfondo di questa avventura si muovono poteri occulti ben noti: corporazioni legate a interessi economici, politica e così via.

Quello che dispiace, ma che è perfettamente in linea con il tono della storia, è il finale coglie così, improvvisamente all'ultima pagina e che lascia senza parole e o saliva in bocca.
Se in Pinocchio tutto è bene quel che finisce bene e il burattino si trasforma in un bambino vero, se DATA continua a viaggiare nello spazio, se i Cyloni stessi si riconoscono come forma di vita, ebbene, per IAN non sarà così.

Due parole sui disegni: bellissimi.
I personaggi, i macchinari, il Futuro (con la F maiuscola) sono perfettamente resi con immagini precise e realisticamente certosine.

Un'ottima lettura in soli due numeri con tanta azione ma anche riflessioni sulla natura e le contraddizioni dell'umanità ... con la speranza che la storia abbia un proseguimento.



E a proposito di futuro e di fumetti di fantascienza, copio qui di seguito, per chi vorrà leggerla, una lettera che scrissi alla Sergio Bonelli Editore per fargli sapere che il suo personaggio fantascioso per antonomasia stava perdendo colpi e che non era più in grado di stare al passo con i tempi.
Ecco, in soli due numeri (che poi lo so che è una produzione francese e il target, e i modelli, e il formato e altre cose son diverse) IAN è riuscito a darmi quello che Nathan Never ha solo e sempre promesso, alle volte accennandolo, alle volte mostrandolo appena, alle volte raccontandolo per poi perdersi per una strada fatta di fastidiosi e illegibili numeri riempitivi.


Caro Nathan. 
Sì, mi sembra questo il modo migliore per iniziare a scriverti due righe.
Non ti chiederò “Come va?” perché lo sappiamo tutti, io, te e chi altro segue le tue avventure come vanno le cose…
Questa lettera, Nathan, mi nasce dal cuore e queste parole cercheranno di parlare di me e di te: forse non lo sai ma abbiamo avuto un lungo rapporto noi due.
La nostra è stata una relazione a senso unico, nata quasi per caso nei tristi inverni trascorsi lavorando presso la stazione Termini dove avevo preso ad acquistare i tuoi albi arretrati e inediti con regolarità. Ero curioso caro Nathan, ero curioso di scoprire chi eri, cosa facevi, di seguirti nelle tue avventure, ero curioso soprattutto di vedere il Futuro le sue promesse e le sue minacce, le sue meraviglie e i suoi pericoli. I tuoi albi erano per me una piccola finestra dalla quale osservare rapito e “magnificato” il futuro! Il Futuro… Il Futuro con la “F” maiuscola. Il Futuro e, scusa se mi ripeto; la meraviglia, l’avventura, l’azione.
Qualcosa è poi accaduto caro Nathan. Ma cosa?
E’ un po’ di tempo che ci penso e mi sono chiesto a più riprese appunto, “Cosa”? Sono forse io a essere cambiato? Sono forse io a essere cresciuto? Sono forse io che maturando ho lasciato indietro quella parte di me che facevi sognare? O sei forse tu a essere cambiato?
Anche per te il tempo è trascorso, puoi negarlo certo affermando di non avere nemmeno una zampa di gallina attorno agli occhi o asserire che grazie ai tuoi esercizi di respirazione sei rimasto bello e snello come eri in quell’estate del 1991. O è forse il pilates a conservarti come sei?
Nonostante i tuoi sforzi però, caro Nathan, il tempo è trascorso e la prova sta anche in questa lettera che ho scritto con un “corpo 14” proprio per aiutarti nella lettura. Io sì che ci tengo a te… Insomma il tempo passa caro Nathan e anche tu accusi un po’ di fiacca. Se ne è accorto per primo Solomon Darver (o Edward Reiser?) che ti affida missioni sempre più “leggere” o meglio, più adatte alla tua persona; chiedendoti di andare a scortare Penny Pins, figlia del senatore Pins, o di indagare sul mistero del topo ragno (incredibile ibrido creato in laboratorio come animale da compagnia perché i ratti si sa sono tra gli animali più addomesticabili del mondo) della signora Brown, Beatrix Brown , sfuggitole durante una gita al parco.
Non sto facendo dell’ironia grossolana caro Nathan, casomai è a te che non è mai venuto in mente di chiederti perché l’80% delle persone che incontri hanno il nome e il cognome alliteranti  o quanti cavolo di senatori ci sono nella politica!
Tsk lo dico io che vivo in Italia… Capisco però che di gatte da pelare ne hai davvero tante e di certo a nessuno sarebbero mai venute in mente sciocche domande del genere!
Il tempo passa Nathan e guardando i due metri di carta stampata allineati nella mia libreria non posso fare a meno che ripensare a quante cose sono accadute, a quante persone hanno incrociato il tuo, il nostro, cammino e lo faccio con nostalgia.
Caro Nathan, dal mese scorso ho preso una sofferta decisione; quella di non comprare più i tuoi albi. Mi sono accorto che i nostri tempi si sono allineati, che il futuro è oggi e che, ahimè non hai più nulla da raccontarmi. No non leggermi con quello sguardo, non chiederti se la mia è un affermazione esagerata è la pura verità. Anni fa pensando al futuro immaginavo comunicatori video (insomma videofonini), androidi e robot in giro per le strade, schermi sottili come quaderni, navi stellari e stazioni orbitanti e tutto questo riuscivi a portarlo a me, ai miei occhi che qui nel mio presente ti leggevo. Oggi, come ti ho detto, i nostri tempi sono più vicini: ti vedo in crociera a smascherare un “cattivo” registrandone la voce su un microfono dal design e dalla tecnologia che è vecchia già oggi nel mio 2009. Ma è ovvio che non è per questo, caro Nathan, che ho deciso di lasciarti. Quello che mi faceva sognare era l’Avventura! L’Avventura di un Agente Speciale Alfa che affrontava i pericolosi intrighi della triade, le insidie di un cattivo di primo livello come Skotos, i paradossi dei viaggi nel tempo. L’avventura di un uomo che nonostante tutta la sofferenza che portava nel cuore riusciva ad andare avanti donandomi ogni volta un motivo di sorpresa. Sorpresa, sì caro Nathan, nonostante molto spesso le tue avventure si avvicinassero in maniera scomoda (di certo una coincidenza) a film o libri o cartoni animati già visti o letti ero sorpreso dalla loro rilettura e dal finale molto spesso imprevedibile.
Poi sei stato declassato. Forse non te lo hanno detto ma da Agente Speciale sei stato retrogradato (scusa l’antipatico neologismo) a poliziotto di provincia, sei diventato una specie di signora in giallo del futuro costretto a risolvere squinternati episodi di violenza o imbarazzanti trame omicide (vedi il numero 211).
Non mi lamento di nulla caro Nathan, non sto affermando che alcune storie sono migliori di altre, assolutamente no! Nel 1991 quello che veniva presentato in edicola era un fumetto di fantascienza ricco di “sense of wonder” , e colpi di scena.
Oggi si è ridotto a una serie di racconti polizieschi dove la fantascienza ce la mettiamo noi lettori ricordandoci appunto che “Nathan Never è un fumetto di fantascienza”. Certo ogni tanto c’è un asteroide che punta da qualche parte da abbattere o un portale dimensionale in cui rinchiudere l’ultima arrivata in agenzia (povera Nicole, un po’ la fine delle gemelle Ross) ma che vuoi farci è l’età e evidentemente Edward, pardon, Solomon, cerca di tenerti lontano da incarichi pericolosi per non far salire il premio assicurativo dell’ Inail.
Solo tu Nathan sei convinto di essere sempre lo stesso, solo tu sei convinto di indossare sempre lo stesso abito, un tempo prezioso e chic oggi eccessivamente “voglio ma non posso”. Ci sarebbe ancora cosi tanto da dire caro Nathan ma rischierei soltanto di confonderti le idee e non vorrei spingerti verso riflessioni che poco si confanno alla tua persona. Ma seguendo i tuoi ideali di giustizia e di lealtà non credi che sarebbe giusto rimborsare i lettori per i pessimi albi che si sono sciroppati? Questa è ovviamente una provocazione; certo in tanti anni di storie non si può pretendere sempre che la qualità delle storie sia la stessa ma esiste un limite sotto il quale scendere?
Caro Nathan inizia a farsi tardi, sono le 24 e 33 minuti ed oggi è solo martedi, domani si lavora e ho la necessità di coricarmi per risposare. Un tempo per accompagnarmi nel sonno avrei sfogliato un tuo albo. Stasera non lo farò. Per concludere: ora che sai che esisto e che per un po’ ti ho seguito lungo il tuo avventuroso cammino fai uno sforzo e ricordami magari con lo stesso affetto con cui ti ho ricorderò io.