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mercoledì 4 luglio 2012

La misura del mondo - Daniel Kehlmann ****

Datemi un metro e vi misureò il mondo... più o meno.
Sì perchè se mi chiedeste di prendere una misura, piccola o grande che sia, macro o micro, giga o minus, state pur certi che sbaglierei a prenderla.

Come quando mia suocera mi chiese di prendere le misure delle finestre della mia cucina perchè voleva cucire con le sue mani delle tende.
"Ok, che ce vole?" risposi spavaldo, allorchè si palesò la mia incapacità misuratoria.
Suocera chiese più e più volte "Sei sicuro che sono giuste le misure?"
"Sicuro come se avessi un metro di platino"
Giorni dopo Suocera torna con un involto contente le sue tende cucite a mano tutte fronzoli e per niente stancanti da appendere in cucina.
Prediamo il bastone, infiliamo la tenda, incastro il bastone nella cornice e..."Sei sicuro di aver preso bene le misure?"
Aridanghete... "Sì, perchè?" "Perchè le tende sono più corte di almeno dieci centimetri" affermazione a cui fecero seguito delle bestemmie nella sua meravigliosa lingua natìa.

Negare, negare sempre, negare anche l'evidenza "Impossibile, guarda... ecco... proprio la misura che ti avevo detto"
"Eh no bello mio" dice mentre fruga nella borsetta "Ecco il biglietto che mi hai scritto... sono dieci centimetri di meno..."
Inutile die che i suddetti tendaggi furono dirottati su altre finestre le cui misure corrispondevano alle mie.

Questo fatto che ho raccontato è un pò il sunto di quel che accadeva prima che Humboldt e Gauss si mettessero in testa di misurarlo il nostro benedetto mondo, di classificarlo e di elencarne ogni caratteristica.
Ognuno aveva il suo metro, la sua unità di misura, il suo standard che ovviamente non corrispondeva a nessun'altra misura al mondo.
Chissà se all'epoca sapevano come calcolare le proporzioni?
Non le porzioni; le proporzioni, quelle cose che hanno relazioni funzionali... più o meno...
Ma che scemo che sono, le avranno inventate loro, insomma non c'era la tv e qualcosa da fare bisognava pur trovarlo no?

Mi interessai alla lettura di questo libricino perchè affine agli allora miei studi, insomma sarei geografo se un giorno mi decidessi a prendere la laurea, e scoprii che la narrazione di Kehlmann rendeva realistico quel che fino ad allora ero andato solo studiando.
Non più solo aridi personaggi che avevano fatto delle cose che avrei dovuto imparare quasi a memoria, ma degli esseri umani a tutto tondo le cui immagini prendevano vita allontandosi dagli acarosi laboratori cartografici.
Certo, si tratta pur sempre di vicende romanzate, di storie per lo più inventate, ma in fondo, come diceva qualcuno, non lo sono tutte?

Se andaste sulla famigerata enciclopedia on line a cercare chi sono i due famigerati personaggi, potreste spaventarvi e dire "ma che sei matto? io un libro con due personaggi del genere non lo leggo. Specie poi se c'è da calcolare o capire delle cose matematiche che io..."
Ordunque, a parte il fatto che se una cosa non la capiamo non è detto che vada rifiutata, la scienza può essere anche raccontata e letta senza bisogno di conoscerne i fondamenti.
Insomma,  se dico che "un muro ci sorregge perchè ci spinge" è una affermazione che più o meno possiamo se non capire tutti, almeno intuire.
Quel che mi preme sottolineare è che un libro come questo, che tra l'altro diverte e impegna il giusto, non ha bisogno di propedeucità ad alcun materia.
E' una storia che si lascia leggere ben, benino, senza impicci né conteggi!



La misura del mondo 
Daniel Kehlmann