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mercoledì 11 luglio 2012

Robot 13 - Thomas Hall Daniel Bradford ***

Accidenti, accidenti e accidenti!
Un voto, per così dire, medio ma medio alto e solo perchè non ho letto il seguito.
Perchè amici della Bao, un seguito c'è, nevvero?
E quando avrete finito di mettere in ordine i famigerati "Gentlemen" vogliamo tornare anche a questo beniamino? 

Diciamocelo, questo fumetto è davvero grazioso e prezioso e un sacco di altre cose che finiscono in "oso" ma che ora non mi vengono.

Robot 13 si inserisce a pieno titolo nel filone dei fumetti fantascientifici ma di quella fantascienza che proviene dal passato e che spieghrebbe che alcune cose -come il colosso di Rodi- potrebbero essere stati il prodotto di chissà quale tecnologia a noi sconosciuta e che....

Insomma non è definibile come prodotto di "genere" perchè ci sono un sacco di cose che a raccontarlo così uno potrebbe dire "Aaahhh ma non c'è troppa roba?"
Sì, c'è tanta roba ma tutta messa bene in ordine come i calzini ben appaiati nei cassetti.

A tal proposito, dato il caldo oggi indosso dei sandali...

Eppure a ben guardare il design della tuta del protagonista -sì, lo scheletrico tipo che vedete è la star della vicenda- uno potrebbe pensare che si tratti di una semplice storia di fantascienza.
Ma già dalle prima pagine ci imbattiamo in qualcosa che ci lascia leggermente basiti: 13, questo il suo nome, viene ripescato nel 1939 al largo delle coste spagnole e, pur senza memoria, subito si scontra con una piovra gigante lovecraftiana che ci fa chiedere, ma perchè tutto st'accanimento contro questo scheletrino? Ma lo sa, lei, la mollusca ipertrofica che lì mangerà molto poco? Oppure, qualcuno di molto-molto-molto dispettoso gliel'ha mandata contro? E perchè? E sopratutto, 'sto mucchietto di ossa scafandrate, chi o cosa è?

Numerose sono i semi che vengono piantati e numerose le mezze risposte che provengono dal più classico dei passati: lui, 13 è forse Talos il mitico gigante, ma diciamolo pure robottone ante litteram dell'antichità, fatto di bronzo che difendeva l'isola di Creta dagli invasori?
E i suoi nemici, dunque, sono creature o semidivinità, altrettanto mitiche in grado di ordinare a ciclopi e fenici e mostri di ogni genere di sconfiggerlo?

Da parte mia non ho potuto fare a meno di tifare per lui dalle primissime pagine: robot proveniente dal passato, senza memoria e con qualche ricordo frammentario, dalle braccine sottili-sottili ma incredibilmente potenti e con un unico scopo ben chiaro in mente che è forse l'unico elemento che gli permette di sopravvivere in un mondo che, nonostante sia andato avanti, riconosce ancora come il suo.
Un automa eroico e un pò sfigato con il quale è impossibile non entrare subito in modalità "empatia".

Sì, è vero i disegni ricordano il tratto di Mignola, ma qui è tutto un altro paio di maniche anche perchè il disegnatore ci mette del suo con un tratto leggermente più pulito e definito.

Ma quando esce il numero 2?