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lunedì 6 agosto 2012

I primi tornarono a nuoto - Giacomo Papi ***

Chi ha l'età che ho io ricorderà che da ragazzini, se si aveva la fortuna di avere un televisore in cameretta o zone limitrofe e ben mimetizzate, c'erano due motivi per tirare tardi la notte.
Nonostante il giorno dopo si rischiasse di perdere l'autobus per la scuola, o  potessero esserci interrogazioni, o altri eventi nefasti dovuti al bradipismo da nottata, non si rinunciava per nessun motivo al mondo alla visione della ragazze cin-cin.
Contemporanemante al salubre show andavano in onda su altri canali, interessanti visioni di film horror.
Interessato più a questi ultimi che allo show - e non perché sia gay, ma perché vedere anche degli uomini che si spogliavano e che per di più indossavano la giarrettiera maschile (ma dai, ma può esistere sta cosa?) mi faceva un certo ribrezzo, mi lasciavo incantare di volta in volta da storie paurose e impossibili.

Fu così che li conobbi dunque, facendo zapping; passando da tette & culi morbidamente cesellati a denti marci e mostri cannabili, loro gli zombie.

Il primo film che vidi fu "Zombie" del 1978 che, come riferisce Wikipedia è il seguito del più celeberrino "La notte  dei morti viventi".

"Cervelli-cervelliiii..." gridava una zomba (zombie, femmina) legata su un tavolo di non ricordo quale altro film, a cui qualche sceneggiatore decise di far dono della parola, scena questa che ricordo ancora.
E il tono della letteratura zombie, a fumetti o cinematografica che sia è sempre e solo stato questo, il morto mezzo putrefatto ritorna, ha fame, morde e sbrana chi gli capita a tiro e via così.

Nonostante le decine di variazioni sul tema la faccenda dello zombie è, di per sè, chiusa ancor prima di iniziare. Dagli che ti inventi ambientazioni, nuovi scenari o situazioni, o nuovi modi per definirli, loro ritornano e ci mangiano, punto e basta.

Certo "The walking dead" -il fumetto- è carino, la trilogia di Wellington anche (ci sono pure i piccioni zombi), ma al di là di una scrittura fresca e di storie divertenti, hanno poco da offrire, se non la solita epidemia misteriosa.

Ne "I primi tornarono a nuoto" la prospettiva ha invece, un che di interessante.
Anche qui i morti tornano, ma non sono corpi in sfacelo alla ricerca della sazietà per una fame sconfinata. 
I ritornanti di queste pagine non  si rendono conto di essere stati morti, e si presentano così, nudi, al loro posto di lavoro, o nella loro vecchia casa, alla ricerca di una vita che non c'è più in un mondo che è andato avanti.
Anche questi di morti, anzi, non-più-morti, hanno una fame nera, ma i loro corpi, nonostante alcuni siano anziani, sembrano nuovi di pacca.
Colosterolemia perfetta come se non avessero mai mangiato del burro, transaminasi a posto, pressione più che buona.
Compaiono così all'improvviso e non si capisce come, le ipotesi che si fanno sono le più disaparate, ma quel che più spaventa è che la loro ricomparsa sia esponenziale. Se all'inizio sono poche centinaia di individui, la volta successiva sono alcune decine di migliaia e, continuando di questo passo, la Terra ben presto potrebbe rischiare il collasso: l'umanità diviene improvvisamente a numero chiuso.

Come dicevo la prospettiva che viene proposta nel libro è interessante: quelli che si ripresentano ai loro cari non sono dei morti, sono dei non più morti che altro non (ri)vogliono il loro posto nel mondo. Ma c'è ancora spazio per loro?
E se, come dicono i numeri, loro divenissero improvvisamente più dei "vivi" chi sarebbe d'intralcio alla sopravvivenza dell'altro?

Più che un romanzo questo è un racconto lungo che ha un non so che di ipnotico proprio per l'idea di fondo.
E' una storia che non annoia ma che avrebbe meritato, a mio avviso, qualche paginetta in più.
L'analisi degli avvenimenti, dello schierarsi dei vivi contro i ri-vivi, l'evolversi di uno scenario che più che apocalittico è di sostituzione somiglia in maniera incredibile alle prospettive da giorno dopo a cui la letteratura di cui sopra ci ha abituato.
Eppure...
Eppure al termine della lettura ci ritroviamo col dire "E poi? Ma è un prequel? Un primo capitolo di una tetralogia? E' tutto qui?"

L'idea che mi sono fatto ne leggere questo libro è che si sia dato alle stampe qualcosa di non definitivo, a cui son state aggiunte parti, frasi seguendo l'ispirazione del momento, senza una vera pianificazione. Insomma un lavoro che, una volta concluso, non è stato riletto del tutto, che è rimasto sopito nel cassetto per un èò ed è poi finito chissà come alle stampe.

Per essere chiari, è carino ma non vale i diciassette (17,00) euro che chiede la Einaudi.
Certo, è scritto grande così che anche i miopi possano leggerlo con comodità su quelle pagine brillanti, ma un prezzo così alto per quasi duecento pagine di storia è un tantinello eccessivo anche in versione elettronica.
Meglio quindi farselo prestare da chi magari l'ha già comprato, reperilo usato o in biblioteca.

C' da dire però che il solo incipit introduttivo, che poi si ritrova più avanti nel libro vale da solo metà del libro:

“I primi tornarono a nuoto la notte del secondo giorno. A sciami, nelle ore disabitate, entrarono in acqua dai porti addormentati, dai moli senza nome, dalle anonime rive di melma ed erba dimenticate sulla terraferma, e nuotarono lenti in mezzo alla laguna illuminata e oscurata a intermittenza dalla luna e dalle nuvole, uscirono dal mare come granchi o come rane, arrampicandosi sui pali, sulle barche ormeggiate, sulle scale intagliate nella pietra e invasero e isole. Per molte ore nessuno li vide”.



I primi tornarono a nuoto
Giacomo Papi
Einaudi
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