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lunedì 27 agosto 2012

Il colosso d'argilla - Budd Schulberg *****

 Leggenda vuole che tal Jerry Siegel, intorno agli anni '30 del secolo scorso, cercasse ispirazione per creare qualcosa di leggendario.
Un superuomo che potesse sollevare auto, compiere balzi enormi, arrestare le pallottole con la possanza del suo enorme torace.
Più o meno erano queste le idee che gli frullavano in testa e insieme all'amico Joe Schuster cercava di immaginare che aspetto potesse avere cotanto personaggio che doveva essere GRANDE, anzi GRANDISSIMO non soltanto per potenza e mole, ma anche per quel che avrebbe dovuto rappresentare, incarnando gli ideali di giustizia e libertà donando, per pochi centesimi,  anche la possibilità di sognare a tutti quei poveri sventurati immersi nella più oscura povertà in cui versavano gli Stati Uniti in quegli anni.
Sempre la leggenda, narra che Siegel assistette a un incontro di boxe, sport molto in voga all'epoca, e che la visione di uno degli atleti sul ring lo folgorò. Corse così dall'amico e collega, spalancò la porta del loro ufficio e disse "Ho trovato un Carnera" e così venne tratteggiato il profilo del figlio di Krypron, Superman.

Ed effettivamente Primo Carnera era un leggenda vivente.
Davide Toffolo - Carnera la Montagna che cammina
Le cronache riportano che fosse un uomo enorme e che già alla nascita fosse fuori misura e che pesasse ben otto chilogrammi!
Spinto dalla povertà iniziò a lavorare in un circo in Francia dove, dopo alcuni anni in cui si esibì come "forzuto", venne notato da un ex campione di pugilato che vide in lui le potenzialità del campione.
Potenzialità che avrebbe dovuto potenziare e sviluppare allenandosi duramente e che ben presto diedero i loro frutti.
Dopo una serie di incontri in Europa e poi negli USA, Primo Carnera riuscì a conquistare il titolo di campione dei pesi massimi dal giugno del '33 al Luglio del '34.
Carnera in una immagine promozionale autografata

Primo Carnera era un gigante, le sue misure erano davvero extralarge e secondo alcuni esperti dell'epoca un tale colosso non sarebbe mai potuto diventare un "vero" pugile; era la mole stessa a impedirglielo, la muscolatura enorme, la goffaggine nei movimenti, la mancanza di disinvoltura nel muoversi sul ring e non ultima, così riportano le cronache, una mascella fragile tipica dei giganti il tutto unito unito a un' indole pacifica e bonaria.

Eppure Carnera mieteva vittorie su vittorie, con i suoi pugni sembrava in grado di sconfiggere i più temibili avversari. E lui, il buon Primo, credette davvero di essere un atleta, un vero puglie,  ci credette così tanto che quando fu sconfitto disse di non essere nel pieno delle sue forze.

Carnera era un uomo così buono da rasentare l'ingenuità e non si accorge di quel che accade alle sue spalle.
Incontri truccati, incassi deufradati. Primo Carnera è la gallina dalle uova d'oro di uomini senza scrupoli che continuano a fare di lui un fenomeno da baraccone stavolta su scala mondiale.

Ed  è proprio alla sua carriera e alla sua vita che Budd Schulberg, giornalista sportivo e ovviamente autore di questo volume, si ispirò per scrivere "Il Colosso d'argilla" .
Al posto di Primo Carnera troviamo un altro gigante, altrettanto ingenuo, El Toro Molina che viene reclutato in Argentina presso un villaggio di viticoltori sperduto sulle Ande da un manager circense, Luis Acosta.
E' grosso El Toro, un vero mostro e personaggi non propriamente onesti capiscono le potenzialità di un personaggio (perchè è questo che ne faranno) simile, e lo rinchiudono nella prigione dorata dello show business di cui il povero Molina non vede le nemmeno le sbarre, abbagliato com'è dalla possibilità di poter tornare un giorno in patria e sposare la bella Carmelita Perez e donarle la più bella casa della valle.

A narrare le sue vicissitudini è la voce di Eddie Lewis che, in attesa della più alta ispirazione per stendere una sceneggiatura di un dramma sulla boxe, lavora presso l'ufficio stampa di un uomo non proprio per bene -ossia il mafiosetto di turno che ricalca in maniera negativa lo stereotipo del self made man, e che tira le fila di tutta questa vicenda.
Eddie è incaricato di costruire la leggenda de "il colosso delle Ande", raccontando della sua forza, del suo spirito, delle sue dimensioni -paragonandolo spesso a Ercole- creando persino un nome per il suo potentissimo pugno, El mazo. Ogni cosa è volta alla promozione del fenomenale e colossale argentino della cui sorte nessuno sembra interessarsi.
Altro che "l'occhio della tigre" e un tizio dalla faccia storta che chiama "Adrianaaaa".
Eddie ci racconta quel che accade dietro le quinte di uno sport che appartiene per vocazione ai miserabili che non cercano il riscatto, o la ricchezza ma che devono lottare per sopravvivere.
Eddie ci porta nelle palestre malconce, impregnate del puzzo di sudore, sangue e tabacco di quell'epoca che difficilmente possiamo ritenere una finzione.
Una pratica che più che uno sport somiglia a una vera battaglia tra due soli contendenti, dove spesso chi resta in piedi non è quello che vince visti anche i danni che riporta, memento funesto di una vita di combattimenti.

E' bene che sappiate che in questa storia, così come spesso accade nella vita reale, non c'è un lieto fine. E' una storia triste persino nei risvolti più leggeri.E' una storia di sfruttamento dell'umana ingenuità incorniciata in una sozza e ancor di più lurida faccenda di tornaconto personali e denaro in cui a farne le spese è sempre il più debole.
Raccontata spesso in maniera distaccata dagli occhi del suo narratore, la storia inizia a correre e ad abbagliare allo stesso modo in cui il povero Toro è abbagliato dalle luci del ring.
Siamo anche noi, insieme a Eddie, complici e testimoni di una vicenda di cui in parte riusciamo a prevedere il triste epilogo ma da cui non riusciamo a distogliere lo sguardo.

Infine, non che possa fregarvene qualcosa o voi oscuri lettori e/o passanti per questo blog, ma ho scoperto questo libro passeggiando in libreria alla ricerca di qualcosa da leggere e da richiedere in bibiloteca.
Come, come?
Sì, insomma, siccome i libri costano cotanto danari spesso mi guardo i titoli in libreria e poi me li vado a cercare in biblioteca.
Son stato però folgorato dalla questa casa editrice la 66thand2nd che ha varato una collana molto particolare, Attese che si prefigge di portere sugli scaffali nostrani la cultura dello sport attraverso la LETTERATURA sportiva intesa come scintilla narrativa, detonatore  di una storia, che non sono i libri di sport che si ritrovano di norma qui da noi.
Bello questo e altri titoli che hanno in catalogo e che mi propongo di accattarmi.

Tornando a Primo Carnera; esiste anche una sua biografia a fumetti disegnata dal grande Toffolo.
Infine, da questo libro è stato tratto l'omonimo film. Riportano le cronache che dopo la sua visione Carnera ne rimase alquanto sconvolto. Dopo alcuni giorni dichiarò che sì, in effetti tra lui e Molina c'erano della somiglianze ma che quest'ultimo era troppo buono.
Ah, beata ingenuità!



Il colosso d'argilla
Budd Schulberg 
66THAND2ND














Il film: La biografia a fumetti di Davide Toffolo: