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martedì 28 agosto 2012

Morte di un carabiniere - Attilio del giudice *** +1

No, non è vero che tutti i napoletani sono spiritosi e anzi chi ve lo dice è un gran cazzaro.
E' innegabile però che abbiano nel sangue il teatro e che le conversazioni che intrattengono hanno, sempre, qualcosa in più.
"Robberto, Robbert, vieni accà.."
"Wanda, che tieni"
"Robberto, guardami alla bambina che ten a fà'"
"Che?"
"T'agg ritt guardami alla bambina che ten da fare."
"E vabbuò, va, va..."
"N'alluccà"
"?"
"Statte szitt che si scit' a'creatura"

Ed è altrettanto innegabile e impossibile resistere alla misticanza dialettale -ma perchè non linguistica- che contraddistingue i campani, così impregnata di rimandi arabi, spagnoli, francesi.

Non tragga in inganno la copertina di questo volume che fa pensare alla possibilità che i protagonisti della vicenda siano un macchiettistico carabiniere transessuale con tanto di zeppa e i suoi colleghi resi in maniera ancora più stereotipata alla Nino Frassica.
No, son carabinieri veri quelli che appaiono qui descritti, persone a tutto tondo con i loro pregi, i loro difetti, le loro debolezze, raccontate con saggia maestrìa e ironia.

Per me, che son cresciuto in quella terra di confine che è il basso Lazio, leggere e sentire parlare in quel modo è stato come fare un tuffo nel passato e nei ricordi.
Ma ricordi de che?
Hai mai visto un morto ammazzato o magari conosciuto almeno uno che fosse un carabiniere?
No, ma le persone che ho incontrato in questo breve-brevissimo libretto mi han ricordato altre figure che hanno fatto passaggi, spesso brevi, nella mia vita la cui "calata" mi è rimasta, anche se in maniera moooolto marginale, azzecata addosso specie in alcune espressioni.

In un paese non meglio identificato, durante un'ammosciante estate, qualcosa interrompe il pigro indugiare della cittadinanza; un carabiniere è scomparso un uomo dell'onorata arma il cui corpo verrà ben presto ritrovato in un appartamento, come nella miglior tradizione giallistica, chiuso a chiave.
‘Nu piezz’ ‘e guaglione, era la vittima, il cui assassino deve essere ricercato al più presto! Non sia mai che lo scandalo interrompa la quiete postprandiale troppo a lungo!
Un pò giallo, un pò storia di provincia nostrana vera, è un lettura molto breve -pure troppo- ma piacevole.
E' talmente breve che si legge in un'oretta, (eventuali minzioni comprese per noi maschietti, mentre le femminucce che la fanno da sedute possono continuarne la lettura anche sul water tanto hanno le mani libere e finirlo in molto meno tempo) e un pò infastidisce questa sua "foliazione" tanto che vorresti leggerne ancora e di più ed è per questo che si è beccato un tre asterischi più uno.
Ci sono personaggi indimenticabili, e classici a loro modo, in queste 107 pagine come la vecchia vicina impicciona accompagnata dalla gatta zoccola, la bella del paese e il burino arricchito, che tanto stereotipi poi non sono. Centosette pagine che scalfiscono appena un piccolo microcosmo di cui riusciamo a intuire però la piena presenza.
Ma che ho scritto?
Insomma, ho rosicato perchè troppo breve, ma gira e rigira scopro che esistono altri volumi di questa serie che, a parer mio e ingiustamente, qualcuno ha paragonato alla montalbanità dilagante.
E mò, mi cerco pure gli altri volumi che si intitolano "Città amara" (Minimum fax) e "Bloody muzzarè" (Leconte) come faccio a sfuggirgli?

Ah, l'autore, che mi dicono essere un artista ma non un ballerino, lo si può raggiungere al suo sito


Morte di un carabiniere
Attilio del giudice
Minimum fax