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mercoledì 12 settembre 2012

La vita davanti a sé - Romain Gary *****

Prima che Pennac ci parlasse degli affari della famiglia Malaussène e dei colori di Belleville, il quartiere popolare sfondo delle loro vicissitudini, ci aveva già pensato un altro autore.
Non a parlare della disgraziata famiglia, ma a raccontare del quartiere; dei suoi colori e della sua gente.
Costui era
Emile Ajar che, con questo romanzo, vinse il prestigioso premio Gouncort, che poi è il più importante premio per la letteratura francese.

Sì, diranno i più attenti osservatorti, che centra 'sto Ajar con il nome di Romain Gary che vediamo stampato in copertina?
Ti sei sbagliato?
Orbene, Emile Ajar era uno degli pseudonimi con cui Romain Gary firmava i suoi romanzi e di cui non si seppe nulla di nulla sino alla pubblicazione de "
Vita e morte di Emile Ajar" in cui l'arcano venne svelato.
Ma questo mistero di chi fosse l'autore fu, per l'appunto, svelato solo dopo che Romain Gary si tolse la vita con un colpo di pistola e indossando una vestaglia rossa per non sporcare troppo in giro.
E in questo ricorda molto mia nonna, sempre in tiro col capello fatto: "Non sia mia mi accada qualcosa e finissi in ospedale. Cosa potrebbero pensare di me, medici, infermieri, portantini, se fossi sciatta come una vecchia qualsiasi?" (nonna c'ha 90 anni!)
  
Belleville è un quartiere di Parigi che nasce come conurbazione.
E che vordì?
Vuol dire che la città, espandendosi nel tempo, s'è pappata quello che prima era il comune di Belleville, l'ha assorbito trasformandolo dapprima in una delle sue propaggini e poi in un vero e proprio quartiere.
Comune agreste Belleville, riconoscibile oramai solo attraverso la toponomastica stradale che ci parla di cascate e di rigagnoli.

Belleville è stato, ed è tutt'ora nonostante si sia borghesizzato e numerosi intellettualoidi lo abbiano reso freak-chick, punto di incontro di culture diverse, spesso connotato come centro di vitalità, colori, multiculturalità e per di più da qualche anno ci abita il mio amico Coccodrillo.
Belleville dunque è un quartiere multietnico, in passato additato anche per una certa cattiva fama propria dei quartieri poveri o diversi dal resto della città.
Non è un caso che Belleville sia gemellata con un altro quartiere strano per architettura e contenuti faunisitici, italiano questa volta; la Garbatella e chi vi abita la definisce "piccola Parigi", e un motivo ci sarà.
Ma al di là delle similitudini architettoniche che, posso assicurarvi non ci sono, è altro a rendere affini le due realtà.
La vivacità e il modo di vivere degli abitanti che hanno saputo, col tempo, cambiare in maniera radicale questi luoghi trasformandoli in veri e propri esempi virtuosi di convivenza e civiltà comune.

Ed è in questo contesto vitale che Mohammed, Momò,  viene allevato da Madame Rosa. Sorta di balia per figli di prostitute di 95 chili, che per una certa cifra alleva e custodisce, (ma sarebbe meglio dire nasconde), affinchè non vengano tolti alle loro madri e dati in adozione, al sesto piano di un palazzaccio di Belleville.
Momò è un ragazzino dimenticato, così crede, dai suoi genitori ed è convinto che Madame Rosa gli voglia bene davvero almeno finchè scopre che lei riceve dei vaglia per amarlo.
Ma è davvero così semplice?
Momò è  senza età: i veri documenti falsi che Madame Rosa conserva, parlano di un ragazzino di 3 anni che le viene consegnato a pensione il sette di Ottobre del 1956 e che nel 1970 ha ancora dieci anni, com'è possibile?
E perchè, di tutti i marmocchi che la donna tiene a pensione, lui è l'unico a non ricevere visite o l'unico a non esser proposto in adozione?
Ragazzino strano Momò, così strano che spesso la sua tutrice lo porta a visitare dal medico.
E che dire della generosa Madame Lola che vive due piani più sotto e che in passato è stato campione di boxe in Senegal a cui la natura non ha dato quello di cui avrebbe davvero avuto bisogno?
E del signor Waloumba, mangiatore di fuoco, che convive con la sua tribù e conosce i rituali per allontanare la morte?
E infine di loro, dei bambini che quando Madame Rosa non ce la fa più a salire le scale, si mettono dietro il suo grosso culo a spingerla su per le scale?
Sono pagine queste da cui trasuda amore.
Amore per ogni età della vita, amore per la vita stessa, quella che c'è e quella che deve ancora venire.
Ma non l'amore semplice; ma l'amore quello grande, quello vero, quello che ti avvolge, un amore che va oltre i legami di sangue, scelti o meno, è l'amore di cui vorremmo essere sempre partecipi e a cui spesso non sappiamo dare un nome tanto è TANTO!
E forse è proprio grazie all'amore che Momò, nonostante le disgrazie e la miseria che lo attanagliano, riesce sempre a ritrovare l'aspetto più vitale e positivo, aggrappandosi senza compiangersi con tutte le sue forze a quanto di buono la vita gli offre. 
Ok, sviolintata finita.
Questo libro ha del bello da qualsiasi parte lo si guardi e va letto di corsa, tutto d'un fiato per lasciarsi travolgere in pieno dalle emozioni.
Romain Gary, che alla fin fine nemmeno così si chiamava ma Romain Kacev, ne ha viste e fatte tante nella sua vita, così tante che ci si potrebbe scrivere un romanzo solo di affari suoi. Emigrato russo in Francia all’età di 13 anni, occhi blu da cosacco, bello, eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, regista e scrittore, Gary vince il Goncourt per la prima volta nel 1956 con Le radici del cielo



La vita davanti a sé
Romain Gary
Neri Pozza