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venerdì 28 settembre 2012

Ma come te intitoli?


Non prendo questo blog così seriamente da pensarlo una terapia in cui racconto le cose belle della mia vita e in cui confesso di avere dei problemi con mio padre e di odiare mia madre.
Anche perchè mia madre fa un sacco ridere e mio padre pure, ma solo alle volte. Altre volte, quando cerca di essere spiritoso per forza e non gli riesce, non fa ridere per niente. Io però rido lo stesso perchè capisco la sua empasse.

Ma come si scrive empasse o impasse? E sopratutto come si dice? "empass", "ampass" o "impass"?
Di certo alcuni tra voi, saputelli che non siete altro, avrete la chiave della soluzione a questo increscioso dilemma e sarete lì- ma anche no- con i vostri pruriginosi polpastrelli pronti a digitare.

Sì, perchè diciamocelo, la pronuncia di qualsivoglia lingua è perniciosa, sgambettatrice, insidiosa, intrappolante.

Per esempio, quando vai in edicola e chiedi "Chè 'scito l'ultimo nummero de griin lantern" (l'ultimo numero di green lantern) l'edicolante ti guarda con aria assorta.
Il suo ordinatissimo cervello sta cercando di capire e di elaborare un sacco di informazioni da associare poi alla posizione -edicolageografica- della pubblicazione richiesta.
"Che m'hai chiesto? Grillo Urlante, lo speciale de Pinocchio?"
"No, er giornaletto de Lanterna Verde"
"Ah... Lanterna Verda, quello dei giardini." poi avvicinandosi con fare cospiratorio "Ma che è 'na cosa zozza?"

Insomma, la pronuncia è un bel problema sia per chi, appunto pronuncia, sia per chi ascolta.

Ma la cosa si sta facendo sempre più frequente anche in libreria dove spesso i commessi, che fanno finta di sapere tutto, guardano con aria interessata i loro interlocutori per poi chiedere "Ah, intendeva forse l'album Ticket to ride?"
"No, no, io voglio proprio il libro di Coso che si intitola Tichet tu uell"
"Spetti che cerco..." tippete-tappete sulla tastiera "No signore, mi spiace. Coso ha pubblicato soltanto: Nice to meet you-Storia d'amore e di coltelli, Wing me-Il colera ai tempi dei piccioni, e Ticket to Wheel-A ruota llibera"
"Ecco, quello cercavo, l'ultimo che ha detto.

Ci tengo però a sottolineare che il mio famigerato autore immaginario, Coso, è un autore nostrano, italiano, tutto d'un pezzo, e scrive nella nostra lingua anche perchè l'altra, quella con cui ha intitolato i suoi romanzi e o racconti, l'inglese, non è che poi la mastichi così tanto. Oppure sì, la ciancica (ciancicare = masticare come si mastica il chewingum) e basta.

Perciò mi viene da chiedere a te, autore, benedetto dalla santa
pazienza e dalla santa disciplina, che riesci a sedere e a mettere in fila un sacco di parole per scrivere storie perchè, perchè perchè?
Perchè diamine intitoli i tuoi libri-romanzi-racconti in una lingua che non ti appartiene?

No, perchè va bene scrivere una storia dal titolo anglofono, ma che sia una, tiè due, e che magari si svolga anche in un altro paese.
Insomma, se il protagonista si chiama Bill ce lo vedo male a passeggiare nel'interland del Cilento, al contrario starebbe bene sotto il London Eye.
Direbbe qualcuno che "aaaah ma come sei provinciale" "Aaaaah ma tu che ne sai che non riesci a metere in fila come si deve due parole, manco dentro a 'sto blog" "Aaaah guarda che se parli di me..."

Chiariamo che non sto parlando di nessuno e che il mio è un discorso generico, ma questo pensiero dell'anglofonia a tutti costi è fastidioso anzichenò.
Prendiamo un personaggio a caso dal mio sistema neuronale, un Tommaso.
Ci sono dei libri in cui Tommaso si trasforma in Tommy o peggio Tom.
Ci sono luoghi della lettetaratura contemporanea che sarebbe bello visitare ma che evito, come le mosche il pulito, perchè hanno titoli in lingue che non mi appartengono.
Vabbè che siamo in un mondo multiculturale e internescional e che alcune parole le dovresti conoscere per forza e che blablablabla, ma se siamo costretti a ripudiar così il nostro retaggio linguistico perchè il titolo in inglese fa "più fico" o "ti suona meglio"  a te autore, allora stai messo male.
Male perchè stai rifiutando il tuo patrimonio.
"Italiano is Cornuto" Non per tutti
Male perchè questo è un trucchetto -sì- da pochi spiccioli e per di più di quelli piccoli e di rame, che ti convincono che il tuo titolo sia più accativante. (magari sei di quelli convinti che parole come "forum" "media" e "Ego" vadano lette "foram" "igo" e "midia") Male perchè così dimostri di avere paura e di non essere in grado di attingere a risorse nostrane che non conosci e che, per foza di cose, ignori.
Male perchè la paura di cui sopra dimostra che non sei in grado di parlare nella tua lingua che, se ti prendessi la briga di fare attenzione o di usarla come si deve, magari è più esotica di tante minchiate che vai a scrivere.

Con questo non voglio passare per uno che "no l'inglese giammai", ma ho la necessità di sottolineare che la contaminazione può esistere soltanto lì dove si conosce bene il proprio retaggio e che le cose che spesso troviamo in lingue straniere sono dei MARCHI, dei SIMBOLI, che poco hanno a che fare con il prodotto libresco.
Questa moto qui, ci chiama CBR FIREBLADE.
Mio padre insiste nel dire "Ma perchè non l'hanno chiamata semplicemente LAMADIFUOCO?"
Perchè quello che vendono oltre alle ruote e alla carena è il MARCHIO.

Te, che il tuo libro lo hai intitolato come un panino piccante di carne a poco prezzo, che me stai a vende?

Eviterò discorsi di debolezze o permeabilità della lingua, di incapacità sociali, o di aggiungere che "eeeh ma negli altri paesi come la Spagna e la Francia" perchè troppo lunghi.

Io, certi titoli li evito, anzi li schifo proprio!
Perchè a noi ce piace da magnà e beve.
Plaudo invece tutti coloro che iniziano a inserire nei loro contesti narrativi nomi e situazioni nostrane, magari che si rifanno alle tradizioni locali e che trasformano il prodotto finale in qualcosa di davvero esotico.
Rifatevi a quello che avete intorno, se proprio volete allargarvi arrivate al Mediterraneo, parlate di Mohamed, e non di Nicola che diventano Nick arricchietevi e arricchiteci!