Google+ TBMT: 10/17/12

mercoledì 17 ottobre 2012

Quel che trovo nei libri di carta...

...e che non troverò mai in un libro elettronico.

Salve a tutti mi chiamo come mi chiamo, e sono un acquistatore compulsivo di libri.
Questa mia, manìa, se così voglio chiamarla o abduction che fa tanto fico e malattia, è nata quando i miei anni non si contavano ancora in decine ed unità, ma erano composti solo dalle unità che, solitarie, mostravo con una sola mano quando mi chiedevano, appunto, quanti anni hai?

Casa mia non è mai stata una miniera di libri: papà si spaccava la schiena giorno e notte, mamma troppo presa dall'accudire due bestie quali io e Frateme eravamo, e di sicuro non avevano lo spazio temporale necessario per leggere qualcosa.

Chissà perché, chissà percome a me invece è sbocciato il pallino della lettura.
Certo, c'era la fisiologica necessità di sapere quale fosse il titolo della puntata di Jeeg Robot d'acciaio che campeggiava in cicciotte lettere sul televisore -all'epoca in bianco e nero e SENZA telecomando- o di carpire i segreti delle guide tv che giravano per casa di nonna...
Insomma, era necessario impadronirmi del segreto delle lettura, di capire cosa e come funzionassero quei segni lì allineati e di come fosse possibile che generassero frasi e storie.

Storie. Perché fu di quelle mi innamorai. Piccole e grandi, brevi o meno, che fossero vergate in slogan pubblicitari, vignette di fumetti, in bugiardini dei farmaci di nonna (ancora) o in opuscoli, insomma c'era tutto un mondo in cui perdermi.
C'è un mondo in cui perdermi, perchè questa cosa del leggere ostinatamente OGNI cosa resiste, persiste e, ovvio, esiste. Ed esiste così bene che spesso confondo un mondo con l'altro, il reale con quello fatto di immagini generate da inchiostri e cellulosa.

Alcuni volumi dell'enciclopedia -che tanto andavano di moda in quegli anni lì- i libri di Rodari che scippai a mio fratello, la Divina Commedia che, chissà per quale motivo girava per casa, me li sciroppai così, in parte senza comprenderli, in parte creandomi suggestioni e incubi che mi accompagnarono negli anni successivi.

Oggi che conosco questo male a cui ho saputo dare un nome, compulsione appunto, so anche come combatterne gli effetti collaterali.
Sì, perchè leggereleggereleggere porta anche degli effetti collaterali specie se hai la fissazione di dover possedere il supporto-libro, che nessuno deve aver toccato se non tu e che deve restare intonso come se lo avessi appena acquistato e che scoraggia tutti quelli che un libro vorrebbero chiedertelo in prestito. "Ah, ma se è così che li tieni preferisco non prenderlo".

L'avvento del libro elettronico è stata la manna dal cielo.
Avere decine-centinaia di libri in uno spazio-non-spazio, vedere trasformati i volumoni in flussi immateriali che posso tenere comodamente lì senza ingombro mi ha reso non felice, di più.
Evitiamo, please, la minchiate che:  Ah ma il libro di carta è: più bello-profumato-toccante (nel senso che lo tocchi) -prezioso e così via.
La storia che leggiamo passa da quelle righe vergate in times-new-roman o chissà quale altro font, al nostro cervello come flusso di dati appunto, si trasmette dai nostri occhi al nostro cervello senza tante menate sensoriali.
Se ero a bordo di un vascello pirata ho sentito il profumo della salsedine e il puzzo degli uomini con quello che la mia mente ha creato. Di certo, se ero in viaggio per un pianeta lontano non ho mica toccato un pezzo di carta o sentito il profumo della tipografia. Era piuttosto l'odore di chiuso della navicella, e la superficie liscia delle consolle che il flusso di dati di cui sopra ha contribuito a generare.
Non ho ricordo insomma del peso dei volumi, del loro profumo o di chissàcche di meramente fisico.
Se ripenso a un romanzo, ripenso alla sua trama, al coinvolgimento emotivo che mi ha dato, non alla sua grammatura.

Però, in tutto questo c'è un però, il libro cartaceo ha qualcosa che il libro lettronico non porà MAI e poi mai avere.
Cosa accade al lettore compulsivo medio quano non trova il libro che cerca nel giusto elettroformato e nemmeno in biblioteca?
Direste che me ne vado in libreria a spendere danari e invece... invece mi rivolgo alle bancarelle dell'usato, ai siti di scambio e vendita e insomma a tutti quei luoghi che abbiano dei volumi da vendere senza spendere un occhio della testa, ed ecco dipanarsi la differenza.
In più di un'occasione ho avuto la fortuna di trovare nei libri degli oggetti, delle vere e proprie cose, che se vogliamo vederla romanticamente possono essere sfuggite alla storia stessa per piombare qui nel mondo reale.
Ecco un piccolo elenco:
Che ce la dice lunga su quale sia stato
il luogo preferito di lettura del
precedente proprietario.
  • Segnalibri: dei quali i più affascinanti sono quelli confezionati in casa. Che siano disegnini, pezzi di carta, trinagolini di giornale e anche, sì, strappi di carta igienica.
  • Graffette o fermagli che dir si voglia. Da ufficio, spiritose o colorate.
  • Disegni. Che non rientrano nella categoria dei segnalibri quanto in quella de -le cose che stavo facendo e che metto qui per non dimenticarmela e dopo la finisco.
  • Il rinvenimeto più piacevole in assoluto.
    Solitamente ammortizza la spesa.
  • Soldi. Abbracciano la categoria prima e ultima. In più di una occasione ho avuto la fortuna di trovare tra i risvolti o in mezzo al volume 5 euro. Che siano stati i resti degli acquisti dei precedenti proprietari?
  • Scritte varie specie nelle prime pagine. Auguri di buon compleanno, nomi attestanti la proprietà del volume o timbri.
  • Che ti fanno sentire nostalgico
  • Carte degli imprevisti del monopoli.
    O era delle probabilità? Non ricordo bene.
  • Cartoline e bigliettini vari.

    C'è qualcosa che voglio dire in particolare con questo post?
A dire il vero non è avessi tanto chiaro il senso di queste righe post -difficilmente pianifico prima- però mi era balenata in mente questa cosa e volevo condividerla.
Di certo l'intento non è quello di stabilire il primato di cosa sia migliore tra i formati dei libri che non ha alcun senso.

Sì certo, il preambolo è lunghetto, forse eccessivo, però scrivo grande proprio per questo motivo e non affaticare i vostri occhietti.