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lunedì 22 ottobre 2012

L'uomo che inventò il Polo Nord - Philipp Felsch ****

Succede che le cose a cui vuoi sfuggire o che hai lasciato indietro prima o poi ti ripigliano.
Sembra che se ne stiano lì ad aspettarti per poi acciuffarti e dirti "Lo sapevo che prima o poi saresti tornato"
Tra le cose con cui mi son misurato nella vita è lo studiare geografia.
Che tu scelga, o sia costretto dalla vita o da chissà quale accidenti, a fare altro non è importante.
Una volta imboccato quel sentiero, una volta geografo, geografo per sempre.
Nel frattempo divento grande.
Il problema è che le cose che ti piacciono non ne vogliono sapere di aspettare.
Non è lecito, per loro, essere lasciate indietro.
Questo volume l'ho preso, come di consueto in questi periodi di magra, in biblioteca e stava lì, sullo scaffale e mi guardava e mi son sentito dire "Prendimi-Prendimi" e non ho saputo/potuto resistere.
Insomma qui si parla di geografia, di cartografia, di esplorazioni, e navigazioni in luoghi impossibili.
Se ci aggiungiamo che si ricollega in qualche modo a questo libro -La scomparsa dell'Herebus- e che così mi fa anche la quadratura del cerchio narrativo, allora la lettura non poteva che essere precisa.
Ma chi è che si è inventato il Polo Nord? E per quale motivo?
La domanda è spontanea, ovvio, anche il titolo invita a chiederselo, è perciò necessario fare una premessa.
Il Polo Nord geografico è, come molte altre cose sulla carta, una convenzione, un punto messo lì in cima al tetto del mondo per dire che il posto esiste ma, di fatto, è un non luogo convenzionale e, a essere precisetti di Polo Nord ne esiste più di uno.
1
: polo nord geografico: ossia quello che possiamo rinvenire sulle carte e che siamo soliti indicare con le dita.
2
: polo nord magnetico: è il punto situato a nord in cui il campo magnetico terrestre ha una direzione perfettamente verticale, ossia forma un angolo di 90 gradi con la superficie terrestre.
3
: polo nord geomagnetico: è il punto a nord dove l'asse della magnetosfera interseca la superficie terrestre.
4
: polo nord dell'inaccessibilità: è definito come il punto geografico del Mar Glaciale Artico più lontano da ogni terra emersa.

Il Polo Nord secondo Google Maps non esiste!
Senza aggiungere troppe cose, parlando di geoidi e meridiani e o paralleli, quello che comunemente interessa noi comuni mortali è il primo Polo Nord, ossia quello geografico o Vero Nord.
Ordunque, perchè c'era tutto questo interesse, negli anni tra il 1700 e il 1800 nello scovare una astrazione?
Le cose sono sempre più semplici di quello che immaginiamo e, nella realtà, più complesse di quello che pensiamo.
Siamo così abituati oggi ad  avere tutto e subito e a digitare due parole per ottenere le informazioni che vogliamo che, credere che ci sia stata un'epoca in cui le informazioni di cui necessiti te le devi andare a scoprire ha bisogno di un esercizio di fede.
Eppure di tempo non è passato poi così tanto.
In quegli anni molte delle conoscenze geografiche si basavano ancora su credenze: i resoconti di alcuni luoghi della terra erano ancora quelli degli esploratori dell'antichità.
Numerosi concetti antichi, come la necessaria idea della simmetria e i pensieri di fede condizionarono il pensiero scientifico per centinaia di anni tanto che, ad esempio,  il ricercare l'Australia si basava proprio su idee come questa. Non era possibile infatti, secondo i pensatori dell'epoca, che potesse esistere un continente boreale e non un australe.
Il pensiero scientifico dell'epoca era dunque un guazzabuglio di teorie scientifiche provate da provare e non solo. Queste andavano classificate, etichettate e riposte per essere meglio consultate e studiate.
In questo Humboldt, il più eroico degli studiosi dell'epoca, fu un vero campione tanto da influenzare il metodo di studio di decine di suoi contemporanei.
Vabbè, ma il Polo Nord? E chi lo ha inventato?
Ora ci arrivo.
Quello che premeva tutti i governi dell'epoca era, come sempre, il volgare danaro.
L'instaurare legami commerciali con il mondo, in particolare con le indie rimase il pallino di molti imperi dell'epoca nonostante la scoperta delle favolose americhe.
Le americhe per paesi come l'Inghilterra - che era stata tagliata fuori dalle rotte importanti passanti per il Capo di Buona Speranza tutte appannaggio degli olandesi e quelle per il sud del continente americano prerogativa degli spagnoli- furono un vero e proprio ostacolo.
Era dunque necessario rinvenire un passaggio per raggiungere le indie, trovare una strada che potesse diventare tutta inglese per rimettere l'impero britannico in carreggiata nella gara tra superpotenze marittime.
Dunque, secondo il pensiero dell'epoca, visto che la terra è rotonda e se c'è un sotto c'è anche un sopra; di certo da qualche parte un passaggio doveva pur esserci!
Ecco quindi che la marina inglese pensò di andare alla ricerca di questo famigerato passaggio, chiamandolo appunto, passaggio a nord-ovest motivando, di fatto, gran parte delle esplorazioni europee.
Ovviamente non puntò a sud verso capo Horn (che ancora non era stato scoperto), sarebbe stato anti economico oltrechè più distante.
Le navi Erebus e Terror con al comando di Sir John Franklin, fiori all'occhiello della marina inglese equipaggiate anche con motori a vapore e con razioni in scatola per tre anni di navigazione -una vera conquista per l'epoca, peccato che la saldatura delle scatole fosse di piombo- salparono nel 1853 proprio con lo scopo di rinvenire questo passaggio.
Viaggi del genere, esplorativi, capitanati da uomini tutti di un pezzo e di una certa fama, costituivano per l'opinione pubblica vittoriana argomento di conversazione e meraviglia.
Il mondo la fuori era davvero immenso, specie per l'uomo comune.
E' in questo contesto che si inserisce L'uomo che inventò il Polo Nord, ossia August Petermann.
Dopo aver attraversato lo stretto di Lancaster, gli equipaggi delle due navi,  trascorsero il primo inverno sull'isola di Beechey, nei pressi dell'isola di Devon. Dopo un avanzamento in direzione Sud-Ovest, le navi restarono bloccate nel ghiaccio nei pressi dell'isola di Re Guglielmo nel 1848 e, dopo la morte di Franklin, furono abbandonate dagli equipaggi.
Le navi furono avvistate l'ultima volta nella Baia di Baffin nel mese di agosto del 1845. 

August Peterman era un esploratore molto particolare.
Al contrario di suoi illustri colleghi ebbe il pregio di effettuare le sue esplorazioni direttamenete dal suo... salotto.
Tedesco, ambizioso,  era deciso a naturalizzarsi inglese e divenire il più posh tra i geografi dell'epoca.
Fece il suo esordio redigendo carte tematiche legate al propagarsi delle malattie proprio in Inghilterra che gli diedero subito una rapida fama tanto risultarono precise.
Come ho detto alcune righe sopra, classificare, contare, enumerare i fenomeni era così importante per l'epoca- a cui sfuggiva l'idea stessa di sistema- che il riuscire a imbrigliare un fenomeno aveva del miracoloso.
Spinto da cotanto successo, Petermann si mise in proprio aprendo uno studio in cui redigeva carte a pagamento, fondò riviste e cercò di diventare quanto più inglese possibile perchè era lì che stava la Royal Geographical Society, la più importante -ancora oggi- istituzione di studi geografici del mondo. (A proposito, se cercate i luoghi citati in italino su google maps non li troverete. Per convenzione internazionale ogni luogo geografico è definito in inglese).

Dopo tre anni dalla loro scomparsa la vicenda della Erebus e della Terror, tenevano ancora banco sulla stampa e nei salotti.
Dove erano finiti navi ed equipaggio? Era dunque possibile che l'eroico capitano fosse deceduto?
Eppure avevano provviste a sufficienza erano navi potenti!
Furono decine le spedizioni inviate alla ricerca dei vascelli scomparsi e tutte contribuirono a cartografare nuovi territori ma nessuna tornò in porto con la risposta al quesito fondamentale: dove erano finite le l'Erebus e la Terror?
Qui sopra le due navi affrontano eroicamente i marosi!

 
Il mistero fu così importante da influenzare il pensiero e la letteratura dell'epoca.
Non era ipotizzabile la peggiore delle catastrofi, giammai, e artisti e pittori pensarono di dire la loro con i contributi più disparati.
La ricerca del passaggio a nord-ovest era dunque passata in secondo piano e fu così che Petermann pensò di approfittarne.
Era mai possibile, scrisse, che la ricerca di un equipaggio potesse distogliere l'attenzione dalla ricerca pura?
Era mai possibile che non si fosse presa in considerazione che le due navi avessero trovato la giusta via per l'altro capo del mondo passando a nord est e non a nord ovest?
Sì, perchè a passando a Nord-Est, Petermann ne era sicuro, superate barriere di ghiaccio e traversie innumerevoli, si sarebbe giunti in un mare-polare-navigabile, privo di difficoltà, un luogo della cuccagna, l'iperborea di cui parlavano gli antichi.
Per avallare questa sua ipotesi consultò diari di navigatori -antichi e moderni- si fece forza dell'inscatolamento dei cibi, e su ipotesi scientifiche simmetriche che volevano l'esistenza di correnti utili che facilitassero la navigazione. 
Si era convinto che spaccando le barriere di ghiaccio che si incontravano e che sbarravano il cammino, avrebbero ritrovato gli equipaggi dispersi e una nuova via per le indie.
La forza delle sue idee, condotta attraverso studi e dati per l'epoca incontrovertibili si fece sentire anche in letteratura.
In apertura nel Frankenstein di Mary Shelley, si vede il capitano Walton scrivere lettere alla Sig.ra Seville in cui le spiega che è alla ricerca di questo famigerato passaggio per il Polo Nord.

Il destino delle navi Erebus e Terror in una visione più realistica e meno romantica
Naturalmente le cose non andarono come Petermann presagiva o sperava.
Il mare polare navigabile non fu mai trovato e quando John Rae, medico esploratore, riportò il triste e tragico destino della spedizione che tanto aveva fatto parlare di sè, iniziò il suo declino.

Non fu una caduta repentina la sua, tornato nella natìa Germania ebbe l'opportunità di continuare i suoi studi, di elaborare teorie e di farsi conoscere dal resto del mondo.
Appoggiò inoltre i pensieri di coloro che credevano esistesse l'ingresso, una porta, verso l'interno della terra -la teoria della terra cava- e che qui ci fosse ancora un mondo da scoprire.


Saggi come questo sono interessantissimi da leggere: riportano lo spaccato del pensiero di un'epoca a metà strada tra lo scientifico e il favolistico.
Il  fatto che sia incentrato sulla figura di un "esploratore da salotto"  un pò fifone se vogliamo, non fa altro che rendere lo scenario più interessante.



August Petermann e la sua carta del Mare Polare Navigabile.


Un cenno finale.
Il Polo Nord (che non è il circolo polare artico) non dovrebbe appartenere a nessuno. Insomma, è un artificio grafico
Eppure nel 2007 un sottomarino russo si è inabissato sul fondo dell'Oceano Artico deponendo la bandiera russa proprio in corrispondenza del Polo Nord Geografico.


L'uomo che inventò il Polo Nord
Philipp Felsch
Nutrimenti edizioni