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mercoledì 31 ottobre 2012

Ultimo parallelo - Filippo Tuena ***

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Uhm...
Avrei da dire e da non dire, da amare e non amare questo libro.
Mi è piaciuto o non mi è piaciuto?
Mettiamola così, forse questo è uno di quei casi in cui il volume non mi ha centrato appieno il bersaglio.

Non che non ami le letture strane, o sperimentali o quello che volete, però di questa di lettura c'è stato di bello, di brutto, di evitabile e quindi dello speed reading che non fa mai onore.

Colpa della mia puntigliosità nella monomania del momento?
Colpa di chissà che tipo di aspettative?
Colpa di... niente?
Che un libro non ti prenda in toto; insomma capita.

Perchè questo libro non è che non abbia proprio preso-preso e insomma.

Ma procediamo con ordine.
Ultimo Parallelo è un libro-romanzo-inchiesta-docufiction incentrato sulla triste peripezia di Robert Falcon Scott e legato al primato del raggiungimento del Polo Sud.
Che?
Come detto qui, la necessità di raggiungere alcuni luoghi della Terra era non più soltanto una questione esplorativa, atta allo scoprire come fosse fatto effettivamente il nostro pianeta, ma si era trasformata col tempo in una questione di gare, di primati, a chi per primo avrebbe potuto raggiungere questo o quel luogo di cui magari si era tanto favoleggiato.
Il Polo Sud, così come il continente australe nascono dapprima come idee, già dai tempi di Tolomeo si ipotizzava l'esistenza di un continente che potesse bilanciare la presenza delle terre boreali.
E questo ideale di simmetria influenzò il pensiero moderno che costruiva le sue certezze cartografiche disegnado delle terre che, di fatto, non avevano ancora esplorato.

Come avvenne per l'Australia anche il continente antartico fu scoperto per caso da James Cook nel 1773.
Solo nell'800 iniziò la vera opera di ricerca e conquista del nuovo continente.
E' mio-è mio-è mio
Conquite territoriale Antartiche
Sì perchè sotto i ghiacci dell'Anatartide c'è della terra, del terreno, e a tutti la terra fa gola.
Ma questa è un'altra storia di cui comunque aggiungo una immagine.

Ovviamente trovato/scoperto un luogo questo va esplorato, mappato ma soprattutto va posto un segno, un simbolo, qualcosa che dica a tutti gli altri -Io qui ci sono arrivato per primo!- magari una bandiera; così da rendere immediatamente riconoscibile CHI sia a primeggiare.
Nel 1911 una spedizione guidata dall'esploratore polare norvegese Roald Amundsen raggiunse il Monte Erebus   -che poi è un vulcano- determinando così il Polo Sud magnetico.
Ma, ovviamente, non era sufficiente, che ci facciamo noi poveri miseri umani, con un punto inutile come quello e che per di più non mi sta al centro della palla che è il nostro pianeta?

Come in tutte le competizioni vince chi arriva al traguardo, e non in un punto cospicuo qualsiasi.
E quale traguardo migliore se non il centro esatto del nuovo continente? Quale luogo migliore per piantare la proprio bandiera e dire a tutti che "Io son' io e voi contate poco o nulla?"

Hut Point: il campo base di Scott e i suoi uomini.
Ultimo Parallelo racconta le gesta di uno dei contendenti a questa gara: Robert Falcon Scott, dei suoi compagni di sventura e della sua tragedia.
L'altro partecipante e vincitore della competizione fu Roald Amundsen.

Entrambe le spedizioni partirono nell'ottobre del 1911 dai rispettivi campi base.
Amundsen scelse come punto partenza la Baia delle balene, in posizione più "vicina" rispetto il campo base di Hut Point di Scott situato sull'Isola di Ross.
I norvegesi scelsero per muoversi sci e cani da slitta. Scott e i suoi utilizzarono pony della Manciuria e motoslitte che dovettero ben presto abbandonare -perchè la tecnica all'epoca non era ancora così prodigiosa- nonché cani da slitta che nessuno sapeva condurre. Come dire, siamo inglesi ecchediamine che ci vorrà a domare una muta di cagnacci? E poi ci siam portati anche i pony mica cavoli, orsù!
I percorsi dei due esploratori.
In verde Amundsen, in rosso Scott.

La spedizione di Scott e dei suoi uomini, raggiunse il Polo Sud tra il 17 e il 18 di gennaio del 1912.
Ma qui la delusione fu cocente: Scott e i suoi compagni si resero conto che Amundsen li aveva preceduti di diverse settimane: sul ghiaccio svettava ancora la bandiera norvegese, lasciata da Amundsen già il 14 dicembre 1911.

Il rientro:
La migliore organizzazione della spedizione di Amundsen fu evidente anche (e soprattutto) nel durissimo viaggio di ritorno. Se infatti il norvegese era riuscito a percorrere tra le 15 e le 20 miglia al giorno (pur avendo previsto di percorrerne 30 al giorno), Scott raggiunse una prestazione massima di 13 miglia al giorno.
Mentre Amundsen riuscì a rientrare al campo base senza difficoltà, per Scott e i suoi il rientro divenne ben presto una lotta disperata. In gran parte contribuirono anche le pessime condizioni meteorologiche con temperature talmente rigide che, dall'introduzione delle moderne stazioni meteo negli anni sessanta, furono nuovamente registrate una sola volta.

Insomma, un pò di sfortuna, e un pò di organizzazione di viaggio fallace, trasformarono la spedizione inglese in tragedia.
Quello che l'autore ci racconta attraverso gli occhi di uno spirito o un miraggio, è la traversata, la tenacia e la forza che gli inglesi profusero in questo viaggio, affrontando il pack, i blizzard e le lunghe infinite notti polari.
La spedizione di Scott ebbe anche a che fare con la malnutrizione e il conseguente scorbuto, deperimento fisico, infezioni, oftalmie, con i vestiti che non si asciugavano, cancrene e una serie di accidenti che sembrarono colpirli con una certa ostinazione.
Ostinazione della natura e ostinazione umana si scontrarono e spinsero gli esploratori fino al luogo previsto, l'agognato traguardo dopo il quale -sapevano o speravano- li avrebbe attesi il viaggio di ritorno che, almeno moralmente sarebbe stato in discesa.
Ma già da alcune miglia di distanza a 89° 46' lungo una rotta parallela al 180esimo meridiano, ravvidero una macchia di colore; altro non era che la bandiera norvegese issata sul pattino di una slitta e con un messaggio.
In quei luoghi il sole è immobile, si alza e si abbassa in lungo una linea quasi verticale con una linea di appena 20° all'orizzonte.
Amareggiati e disorientati fecero dietrofront e il gruppo perì a poche miglia dal campo base.
La spedizione giunta al Polo Sud

Quello che mi è piaciuto molto di questo libro sono le descrizioni romanzate, la ricostruzione ideale che dà l'autore delle  condizioni degli uomini inframezzate con stralci di diari e momenti storici ricostruiti esattamente.
Alcuni passaggi invece li ho trovati eccessivi, pallosi e inutili.
Intendiamoci, è sempre gusto personale e magari servivano a creare atmosfera e -ripeto di nuovo- magari mal si adatta una narrazione come questa alla mono mania del momento.
Un libro che di certo colpisce e lascia traccia di sé.
 
Altro aspetto molto interessante del volume è rappresentato dal corposo comparto fotografico che ci consente di ricorstruire e di immergerci al meglio nelle gelide atmosfere di quel mondo a parte che l'antartide così come lo conobbero questi uomini.

E ora, l'angolo del Saputello:

Ma perchè il libro si intitola Ultimo Parallelo?
E che sono i paralleli?
E i meridiani sono i loro cugini più blasonati?
E' vero che con i meridiani ci rimettiamo l'ora e che l'equatore invece è un parallelo molto caloroso?
Spiegata in maniera terra-terra e anche per tutti coloro a cui non interessa una spiegazione eccessivamente pipposa e pallosa ebbene:


I Paralleli.
I parallelli sono le righe orizzontali che trovate sulle carte geografiche e che ci consentono di calcolare la LATITUDINE di un punto sul pianeta.
Si chiamano paralleli perchè sono disegnati parallelamente all'equatore che è la linea orizzontale che corre a centro della nostra palla-ideale, che sarebbe poi un geoide, che è il nostro pianeta.
I Meridiani
I meridiani invece sono le linee verticali che sono disegnati sulla nostra palla-ideale con i quali si calcola la LONGITUDINE di un punto sulla terra.
Il più famoso è quello di Greenwich -che sarebbe quello di riferimento per il calcolo dell'orario-, ma c'è anche quello passante per Monte Mario (Roma) che è molto importante e ogni Paese ha il suo meridiano di riferimento. Questo perchè in passato ognuno calcolava il trascorrere del tempo a modo suo e i treni non fossero stati inventati saremmo ancora con gli orologi tutti sfasati.
Incrociando la latitudine e longitudine possiamo stabilire rotte, segnare luoghi e un sacco di altre belle cose.
Queste linee sono tutte linee immaginarie -voglio sperare che per voi sia ovvio- e L'ultimo Parallelo del titolo è il famigerato punto in cui il cerchio ideale tracciato dalle linee orizzontali dei paralleli, è più stretto.
Non avete capito?
Prendete una palla. Fatto? Iniziate a tracciare delle linee orizzontali. Fatto? Ebbene noterete che quelle centrali sono più larghe di quelle che vanno in "alto" e in basso". Notato?
Ecco, in alto e in basso forse se siete certosini, avrete fatto dei puntini all'interno del cerchio più piccolo. Quello è l'ultimo parallelo.

Il reticolato geografico
Spiegazione colta: il polo non è soltanto il punto di convergenza dei meridiani -che pure loro da qualche si incroceranno non credete?- ma è anche il centro delle infinite circonferenze concentriche che avete disegnato sulla palla di cui sopra.
Ognuna di queste  circonferenze ha una dimensione minore mano a mano che ci si avvicina ai poli.
Senza stare a scomodare pi-greco e altre cose che non ricordo bene nemmeno io, prendete per buono quello che segue.
Un parallelo che disti dal polo 100 chilometri avrà una circonferenza di 628 chilometri . Perchè? 100 x 6,28 (che è il doppio di 3,14).

Sì ma perchè 6.28^ Perchè quello è il numero che mette in relazione circonferenza e raggio e questo vi basti.
Se un parallelo distante 10 chilometri dal polo avrà una circonferenza di 6,28 chilometri.
E se distasse un solo metro oppure zero chilometri? Eccolo lì l'ultimo parallelo.
Ma come non era immaginario?
Ok, qui potremmo entrare anche nel campo della filosofia, su idee che dicono che in certi punti la terra non girerebbe e così via.
Ricordate però che l'asse della terra è obliquo e 
... sto iniziando a divagare e fare il saputello mi sfibra.

Ultimo parallelo 
Filippo Tuena
Rizzoli ed.

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