Google+ TBMT: 11/06/12

martedì 6 novembre 2012

Eliminazione dei supereroi. Lezione 1: uccidere Superman


Ripongo la krypronite nel casseto della scrivania.
Tra fermagli e spillatrici potrebbe passare per un semplice sasso utilizzato come fermacarte, di quelli moderni.
B
rilla così intensamente di luce propria da lasciarti pensare che abbia bisogno di un cambio di batterie continuo o che ci siano almeno venti led al suo interno.
Potrebbe essere persino scambiata per una lampada new-age di quelle con le forme naturali.
Non è stato difficile procurarmela; su ebay puoi trovare davvero di tutto!

Ma no, non andate via.
Non crediate che questo sia l'ennesimo post di un pazzo che ha pensato bene di far fuori Superman, l'uomo del domani, l'eroe dal volto umano, il più fico del bigonzo utilizzando il trito e oramai tristo sistema della krypronite nel bauletto di piombo.
Giammai!
E che sono scemo? Sapete quanti libri, film, fumetti ho letto prima di architettate cotanto piano? Eddai!

No perchè dovresti essere proprio un fesso a cercare di farlo fuori con i soliti sistemi; come se una andasse a provarci con Ridge Forrester e non sapesse, ancor prima di conoscerlo, che la sua futura suocera le dirà sempre e per sempre che è soltanto una troia arrivista, ma andiamo.

Però sì, l'idea della conquista del mondo la accarezzo da un pò di tempo e mi sembra ovvio che per poterla perpetrare da qualche parte debba iniziare. Credo, ne converrete tutti,  che per giugere a codesto scopo la cosa migliore da fare sia quella di eliminare per primo il personaggio da tutti ritenuto più potente, almeno fisicamente. 

Dalla sua non c'è solo la potenza fisica; anche il suo valore simbolico è alto. Perciò farlo sparire avrebbe sortito un duplice scopo: sfiancare l'esercito di superuomini eliminando uno dei loro pezzi da novanta e demoralizzare la collettività che non saprà più che pesci pigliare quando, alla prossimo richiesta di aiuto per un cataclisma o per un gatto che non riesce a scendere da un albero, lui non verrà.

Dicevo in apertura che non ho usato la suddetta pietruzza cosmica -reliquia del suo mondo natale- per eliminarlo e che l'alternativa si è palesata così, come per magia.

Devo confessare che la prima idea, per quanto intelligente non era del tutto fattibile. Avevo infatti pensato di decostruirne il mito. Insomma siamo nell'epoca della comunicazione globale e mi sarei potuto divertire non poco a dire peste e corna del suo abbigliamento, specie per quelle mutande sopra i pantacollant -gli mancavano gli scaldamuscoli- e quel mantello così demodè -solo Superman non ha visto Gli Incredibili?
Ma poi no, mi son detto che ci sarebbe voluto troppo tempo e che lui sarebbe potuto riocorrere ai ripari e magari rivolgersi a una P.R. che in cambio di una botta, gli avrebbe di certo ammodernato il design e rinvigorito il profilo per non parlare del conseguente merchandising.

No, serviva qualcosa di più sicuro, concreto e incisivo.
Mi sono perciò messo a studiare la sua storia, la sua fisiologia -per quanto possibile- e i suoi comportamenti.
 
Da dove derivava la forza di Superman?
La prima dimostrazione della sua forza avvenne sin dalla copertina del primo numero di Action Comics -che mi son procurato offrendo a un'asta la bellezza di un milione di dollari- del Giugno 1938 dove Superman solleva sopra la sua testa un'auto con tutti i suoi occupanti all'interno: erano, probabilmente, dei cattivi -punti di vista- che stavano fuggendo di fronte a questo terribile essere alieno.
Continuando a leggere, numero dopo numero, scopro che è proprio il nostro sole giallo a fornirgli la forza di cui dispone. Evidententemente interrompendo l'irragiamento le sue fibre muscolari ne avrebbero risentito.

Supersensi, cosa erano e come funzionavao?
Il senso che più di tutti abbiamo visto usare è il suo famigerato super-udito.
Questo superava il normale udito umano, moltiplicato per incalcolabili migliaia di volte - permetteva a Superman di individuare i passi di una formica a mille miglia di distanza o rintracciare una sorgente di onde sonore attraverso milioni di miglia di spazio interstellare nonchè di origliare negli appartamenti.
SuperSoffio.
Ovviamente non è un senso ma era una delle doti in grado di sfruttare al meglio.
Poteva spegnere incendi, deviare maree, congelare mostri. Cosa non era in grado di fare con quei suoi polmoni?

Mettendo insieme questi particolari ne dedussi che la sua capacità operativa era essenzialmente legata agli effetti che l'irragiamento termico solare aveva sul suo corpo e sulla composizione atsmosferica dell'aria che lo circondava.
Quest'ultima giocava un ruolo imporantissimo anche per quel che concerneva il volo: erano le correnti convettive che Superman era in grado di cavalcare, a permettergli di volare. Ed era la densità della nostra stessa atmosfera a permettergli quei numeri da circo come l'udire il cadere di un foglia a mille miglia di distanza o sentire il rumore di uno sciacquone nell'altro emisfero.
 

Dunque la domanda che mi posi fu: cosa accadrebbe se ponessimo questo alieno in condizioni a lui poco favorevoli, lontano da fonti luminose e dall'ossigeno? 
Per portare avanti piani malvagi come i miei c'è bisogno di ampio ingengo, di cui ovviamente non manco, e di grandissine disponibilità economiche.
Non mi vergogno di affermare che sono un genio arricchito e che ho fatto non una, ma due-tre barche di soldi vincendo al superenalotto utilizzando un sistema di mia invenzione che di certo non starò qui a spiegarvi.
Ordunque con i tanti denari che mi ritrovo mi son potuto permettere alcuni investimenti decisamente fruttuosi, l'acquisto di un sito missilistico e la costruzione di una base sulla faccia buia della luna.
 
Dite che non è vero niente e che in rete non trovate informazioni al riguardo?
Sciocchini, ma con chi credete di avere a che fare?
Non ho nemmeno difficoltà nel confessare ove sia ubicata la base di cui sopra: oramai è servita allo scopo e, anzi, se qualcuno volesse andare a ripulirla che c'è una puzza di cadavere alieno...

Sto divagando.
Cosa dicevo? Ah sì, la base sulla faccia scura della luna.
Dunque qualcuno potrebbe chiedersi come si faccia ad attirare a sé un supereroe, per di più forte e famosissimo come lui.
Semplicemente si sfruttano le sue capacità e il suo buon cuore, ci si mette dietro un microfono -possibilmente sulle giuste lunghezze d'onda- e si grida a squarciagola "AIUTOOO SUPERMAAAAAN...!"
Contate poi fino a dieci e vedrete che arrivati a sette, lui sarà già li a cercare di salvarvi.

E' vero, lo odiavo.
Devo però ammettere di non avere mai e poi incontrato una persona educata come lui.
E, come sempre e come solo in questo mondo avviene, a essere educati ci si rimette e ovviamente è stato questo a fregarlo.
Superman non faceva irruzione, non spaccava portelloni, non si affrettava con impeto all'interno di una base nemica dove magari vi stavano scannando.
No, lui passava sempre dalla porta principale e se possibile, suonava persino il campanello.

E così, eccolo giungere in prossimità del mio avamposto.
Schiena dritta, spalle larghe, petto in fuori, ciuffo in ordine, bello come il sole e pugni chiusi. Eppure dalla sua faccia non traspariva alcuna espressione aggressiva o di violenza.
Come lo odiavo!
Premetti gli interruttori per aprire i cancelli della base lunare invitandolo così a entrare.
Non appena mise piede al suo interno li richiusi e accesi le luci lasciandogli pensare di essere in un ambiente congeniale, con atmosfera respirabile.
Si guardò intorno, e lo vidi alzare un sopracciglio quando notò davanti a sé l'altoparlante da cui avevo fatto scaturire la mia richiesta di aiuto.
Comprese subito che si trattava di una trappola. Cercò però di non darlo a vedere; era sicuro della sua forza e cosciente del fatto che nulla sulla Terra avrebbe potuto metterlo al tappeto.
Ma non eravamo sulla Terra.

Si voltò cercando di riguadagnare l'uscita, ma qualcosa gli impedì di raggiungerla. Una specie di parete di plastica, morbida al tatto.
La spinse, la fletté, la tese, ma questa non sembrò cedere. Prese così a colpirla.
Non capiva cosa fosse quel materiale plastico-vetroso che gli impediva di volare via, che non cedeva nemmeno sotto il peso dei suoi magli, che si adattava alle dimostrazioni di forza e che per la prima volta gli adombrò il volto di panico.
Quando accese i suoi raggi ottici si convinse di potercela fare. Per un attimo la materia che lo circondava divenne rossa, rigida, incandescente come vetro.
Ma si trattò solo dell'ennesima illusione di un alieno che per assomigliarci ha scelto di fare il letterato e non lo scienziato.
Non ebbe la malizia di comprendere ciò che gli stava accadendo intorno; più si concentrava con il calore dei suoi occhi, più l'ossigeno attorno a lui veniva bruciato togliendogli il fiato.
La distanza dal sole
fece il resto e le sue energie scemarono vertiginosamente.

Ci volle del tempo, dodici ore circa, ma alla fine la sua fisiologia tracollò e Superman svenne.
Spensi così le luci della base, aspirai i residui di ossigeno dalla sua gabbia di sol-gel e lo lasciai lì a morire.

Non tacciatemi di leggerezza, so cosa state pensando perchè anche voi lo avete letto centinaia di volte. Lasciare uno dei miei nemici appena moribondo potrebbe essere uno dei più grossi e banali errori che si possano commettere.
Stavolta non è così che andranno le cose. Stavolta la storia va a modo mio. E la Terra non avrà più il suo campione.


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