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martedì 13 novembre 2012

Mingherlino e i cani - Riccardo Poli ***

Presso la scala "A" del condominio dove risiedono i miei genitori, viveva una vecchia con tre cagnetti.
La vecchia era una di quelle personcine a modo, di quelle che salutano sempre e ti sorridono perchè "Mi ricordi taaaaanto il mio nipotino che non vedo da tempo immemore".
Gli animali della signora invece erano definibili canidi solo perchè abbaiavano.
Per il resto, a miei occhi, erano solo tre sorci pelosi, nevrotici e puzzolenti.
Erano insomma di quei cagnetti piccoli, che si muovono tutti a scatti, che non fanno altro che abbaiare e che sono, sì lo sono, molesti.

Più di una volta incrociando la vecchia con i suoi mostri, che per comodità chiameremo Ciuschi, Luschi e Truschi, e che si ostinava a tenere sciolti, sono stato mordicchiato ai talloni da uno di loro e più di una volta ho lasciato correre fin quando...

Fin quando un bel mattino di dicembre, di quelli in cui ti rode parecchio alzarti perchè fuori fa freddo e il sole c'è ma non scalda, emergendo dall'ascensore me li trovo davanti con le loro piccole lingue penzolanti di fuori.
Intendiamoci, questi cani non ce l'avevano con me, ce l'avevano con chiunque si parasse loro innanzi, ma anche di lato o li incrociasse di striscio.
"Signora può richiamare i suoi cani, per favore?" dissi col tono più educato che riuscii a produrre 
"E perchè?" rispose candida la vecchia "Non fanno male a nessuno"
"Veramente a me ne hanno fatto. Vede mi hanno morso qui più di una volta e..." 
"Ma va là, che sarà mai. I miei cucciolotti-otti-otti."
Così dicendo la vecchia prese ad allontanarsi. I cani invece, con i loro piccolo occhi porcini e infami continuarono a fissarmi da sotto le loro stupide frangette.
Dovevo muovermi, non potevo restare prigioniero di quesi cosi, tanto più che dall'alto qualcuno aveva preso a chiamare a gran voce "Ascensoreeeeeeee...!".
Decisi perciò di muovermi e chissenefrega, si sarebbero spostati.
Ma che ingenuità, non appena feci un passo il più brutto e spelacchiato dei tre mi saltò al ginocchio e gli altri due presero a mordicchiarmi le scarpe. Ovviamente la mia prima reazione fu "Signoraaaaaaa...." che nel frattempo si era dileguata nell'androne non curandosi affatto di quello che combinavano le sue bestie.
La mia seconda reazione fu "Limortaccivostra" e con uno strattone mi scrollai il cane appeso ai jeans che poi scacciai con un calcio nel sedere. Questo, guaendo, si allontanò inseguito dai suoi compagni.
La signora dovette intuire che qualcosa tra me e i suoi simpaticissimi cucciolotti-otti-otti non aveva funzionato perchè da quel giorno mi tolse il saluto.

Dopo circa due mesi la vecchia morì. I cani erano rimasti senza cibo per una settimana. Chi aveva rinvenuto il corpo - a seguito di lamentele del vicinato che non ne potevano più di sentirli latrare istericamente- disse che era stato , per così dire, assaggiato dai suoi tre cucciolotti-otti-otti.

La Carica dei 101 ha sdoganato un certo modo di raccontare la vita canina; rendendo i nostri amici a quattro zampe protagonisti in prima persona delle loro avventure e non più subordinati o spalle dei loro padroni.
Padroni, che termine arcaico per definire un rapporto di mutua compagnia, di affetto reciproco e di amore incondizionato.
E' questo che pensa Lucky, cane giocatore di calcio impiegato in un circo, affezionatissimo al suo compagno di vita Aldo il Nano.
Lucky se la campa bene, lavora sodo, mangia, ha una cuccia confortevole. Ha una vita tutto sommato serena.
Poi un giorno il suo circo arriva nei pressi di una città -la città dei cani ciechi- e un brivido gli corre lungo la schiena quando incrocia lo sguardo di una vecchia allampanata che ha al suo seguito un bassotto male in arnese.
Chi è la vecchia? Perchè si rivolge ad Aldo in quel modo colloquiale e fastidioso al tempo stesso?

Mi aspettavo una storia di cani infernali -volevo una storia di cani infernali- e invece mi son ritrovato in una detective story canina in cui, a farla da padrone, è la malvagità degli uomini, quelli le cui distorte ambizioni vengono distrutte, e che se la prende con i più deboli.
Una lettura veloce -pure troppo-, gradevole  per un racconto felice e dal finale lieto.
Punto debole -forse- della narrazione sta proprio nella sua brevità che lascia pensare, almeno a me, che sia il prologo di avventure canine più articolate e che l'autore sembra in grado di poter realizzare.

E siccome volevo i cani infernali eccone un brevissimissimo elenco:

Ecate: nell'iconografia viene rappresentata spesso con tre corpi o con sembianze di cane o accompagnata da cani infernali ululanti in quanto veniva considerata protettrice dei cani.
Dice che anche le viene affiancata anche la colomba. Ma viste le premesse sarà perchè i cani se la magnano.


Cujo: il morbidoso San Bernardo si Stephen King, protagonista della sanguinosa omonima storia, malato di rabbia.

Cerbero: il più famoso dei cani infernali -se non il solo- con le sue tre capocce a guardiano degli inferi.
Se sapete suonare la lira e dimostrandogli di avere il fattore X potrebbe lasciarvi passare.

Il Mastino dei Baskerville: che è forse più quello terra-terra e meno infernale, ma ci stava bene e se non sapete che è, andatevelo a leggere.

Garm: il cane infernale delle mitologia nordi che alla giusta ora si papperà il creato. Solo per intenditori o marvel zombie!


Spank: cane parlante -di cui non si capisce una sola parola- ha presumibilmente annegato il suo padrone- cammina su due zampe e porta avanti, senza successo, i prodromi di un rituale di accoppiamento con la sua padrona.



Mingherlino e i cani.
Riccardo Poli
Epika Edizioni 
 


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