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lunedì 19 novembre 2012

Gli orrori dei ghiacci (e dell'oscurità) - Christoph Ransmayr ****

«Die schrecken des eises und der finsternis»
Gli Orrori dei ghiacci e dell'oscurità, titolo originale di questo volume edito ai suoi tempi dalla Leonardo Paperback che ne aveva asciugato parte del titolo, ripristinato per intero dalla nuova edizione della Feltrinelli che, al posto di oscurità mette un più poetico tenebre.

La momania del momento va esaurendosi, tra morti ghiacciati, tragedie umane e resoconti storici, piano piano gli esploratori artici stanno lasciando i lidi dei miei interessi -per ora- per essere sostituti da letture di esploratori nostrani e magari di esploratori perduti.

Ne "Gli orrori dei ghiacci" si parte, nel marzo del 1872, a bordo della goletta Admiral Tegetthoff -nuovo gioiello navale della marineria austro-ungarica-, alla ricerca delle terre del Polo Nord che, come scritto in altri resoconti, per il pensiero dell'epoca doveva esistere! Insieme anche a un mare polare navigabile e a una corrente calda. Il tutto sarebbe dovuto coesistere nel buon nome della simmetria!

La spedizione ha due capitani. Julius Payer -comandante delle missioni a terra, e
Carl Weyprecht, comandante della navigazione.
Con loro un equipaggio cosmopolita
che comprende un arpioniere norvegese, il nostromo di Fiume, il medico ungherese, il pilota e il fuochista moravi, il cuoco austriaco, due cacciatori e conducenti di cani da slitta tirolesi, undici marinai italiani e istriani.
Dopo alcuni giorni di navigazione, a poche miglia dalla Novaja Zemlija (che vuol dire Nuova Terra in russo)
la nave incontra i primi iceberg e presto la Tegetthoff si ritrova incastrata tra i ghiacci della banchisa.
La Admiral Tegetthoff incagliata
L'imbarcazione non può proseguire in alcun modo e risultano vani i tentativi di liberarla dal ghiaccio. Inizia così per questi uomini un viaggio a navigazione forzata, una deriva dove sono le correnti marine a stabilire dove portare la nave, in oceani a loro sconosciuti.
Quando poi il sole cala per l'ultima volta dietro il loro orizzonte, inizia la prigionia.
Nel buio perenne della notte artica, con la temperatura esterna a -50º e la nave che diventa una cuccia, un rifugio, ma anche una galera. In un gelo atroce, in balia delle forze oscure della natura, sempre sul punto di essere stritolati e distrutti, assediati dalla morte, e dagli orsi polari, nella solitudine più assoluta.
I prigionieri così, cercano di sopravvivere alle condizioni impossibili, alle malattie e al tedio a cui sono costretti nelle maniere più disparate con la speranza che l'arrivo della bella stagione, sciolga i ghiacci e li liberi da quella morsa.
Ma l'estate si rivelerà essere fredda e la temperature non saliranno abbastanza: la nave resta prigioniera dei ghiacci e la spedizione è costretta ad affrontare la notte interminabile di un altro inverno.

Parallela alla sventura di questi uomini, corre anche la storia di Josef Mazzini discendente di uno dei marinai della spedizione polare che, nell'Austria angusta degli anni Settanta, viene rapito a poco a poco dalla stessa smania che spinse a partire i capitani e i marinai della Tegetthoff. Un giorno d'estate del 1981 anche Mazzini parte per il Nord, diretto alla terrificante Terra di Francesco Giuseppe, scoperta dai predecessori: la terra più remota del mondo per poi scomparire.

E un'altra storia ancora si unisce alle due di cui sopra, quella dell'autore del libro che, dopo aver incontrato Mazzini in una libreria di Vienna, è rapito dalla sua smania e cerca di ricostruirne i passi leggendo i suoi diari.
Questo romanzo racchiude diversi aspetti: è, appunto, un romanzo ma anche un diario, e un reportage.
Unendo questi diversi punti di vista si ottiene un libro che ha la sua forza proprio nella moltepllicità dei suoi aspetti.
Nonostante l'autore racconti freddamente come fosse un resoconto, l'esperienza dei marinai, non possiamo non provare pena ed empatia per loro. Al contrario proviamo la stessa distaccata visione che Ransmayr riserva a Mazzini, attratto dall'inesplacabile nord e frustrato da una pulsione-visione che lo spinge a viaggiare verso quei luoghi impossibili.

Un romanzo basato su una storia vera -ovviamente mi riferisco alla parte dedicata agli uomini a bordo della Tegetthoff , e che per una volta vede i prigionieri dei ghiacci sfuggire alla condanna della natura e tornare -quasi- tutti alle loro case non senza conseguenze.

Il capitano Payer infatti, abbandonerà l'esercito e si dedicherà a una fruttuosa carriera artistica.
Darà vita a una siere di quadri di dimensioni gigantesche -anche per via della perdita di un occhio- che ricostruiscono alcuni dei momenti salienti della sua esperienza al circolo polare.
Julius Von Payer - Starvation Cove
Il più celebre dei quali è intitolato "Mai indietro" a significare la loro ostinazione di sopravvivere tra i ghiacci.
E' con quest'ultimo lavoro che il più della sua vita sembra compiersi.
Dopo un terribile ictus che gli impedirà di continuare a dipingere, finirà dimenticato in una stazione di cure in una località slovena.

Julius Von Payer - Mai indietro - 1892



Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre.
Christoph Ransmayr
Feltrinelli