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martedì 27 novembre 2012

Memorie di Adriano - Marguerite Yourcenair *****

Voglio essere Adriano!
O meglio, vorrei essere una storia come quella di Adriano.
E sono di nuovo così; a misurarmi con qualcosa di bello che non avrebbe bisogno di parole in più.
Inizierò perciò parlando dell'autrice che a un certo punto non sapeva nemmeno più come scriverlo 'sto romanzo e portarlo avanti.
Arrivò persino a distruggere cinque anni di scritti -appunti, stralci di storia (dimostrandomi che non sono il solo a farlo)- prima di capire cos'è che volesse realmente da lui, da Adriano.
O forse era lui a volere qualcosa da lei? Forse.
Le muse, l'arte, l'ispirazione seguono percorsi tortuosi e complessi. Se fossi spirituale direi persino che son loro a venire a cercarci.
Seguendo questa linea di pensiero è lecito dunque pensare sia stato proprio l'imperatore a chidere a Marguerite Yourcenair di raccontare la sua, di lui, storia.
«Rifare dall'interno quello che gli archeologi hanno fatto dall'esterno» questo il suo impossibile intento.
A lungo la Yourcenair immaginò di dover dare alle stampe un libro sottoforma di una serie di dialoghi nei quali si sarebbero passate il testimone tutte le voce dell'epoca. Ma così non poteva funzionare. Erano troppe le voci, così tante che quella che avrebbe dovuto essere protagonista, quella di Adriano, spariva si confondeva tra le altre.
«Incomincio a scorgere il profilo della mia morte» è l'unica frase sopravvissuta alla stesura di un libro quanto mai difficile nella sua realizzazione di cui non riusciva a distinguere bene i contorni.
Poi, nel 1948, le venne recapitata una valigia -lasciata in custodia in Svizzera durante gli anni della guerra - all'interno della quale erano custoditi documenti, carte di famiglia e lettere di dieci anni prima.
Nello scorrere quei carteggi l'autrice finalmente comprese quale forma avrebbe dovuto assumere la voce di Adriano, come lui avrebbe voluto che fosse raccontata la sua storia, la sua vita.
«Mio caro Marco» così iniziava una delle lettere. Ma chi era questo Marco? Le ci volle del tempo perchè ricordasse che quel Marco altri non era che Marco Aurelio e che quello che aveva tra le mani era un frammento del vecchio manoscritto.
Documentazione, ricerca storica certosina, viaggi sui luoghi della Storia, così lavorò la Yourcenair per redigere al suo meglio il profilo della vita di un uomo.
Forse questa è anche la storia di tutti gli uomini la cui esistenza è un grafico che non si compone mai, fatto di linee sinuose che si prolungano all'infinito e che corrispondono a ciò che l'uomo ha creduto di essere, cosa realmente è stato, e ciò che ha voluto essere.
«In un certo senso, ogni vita raccontata è esemplare; si scrive per attaccare o per difendere un sistema del mondo, per definire un metodo che ci è proprio. Ma non è meno vero che le biografie in genere si squalificano per una idealizzazione o una denigrazione a qualunque costo, per particolari esagerati senza fine o prudentemente omessi; anziché comprendere un essere umano, lo si costruisce».
Questo non è una biografia, un diario, un resoconto o un romanzo, quanto piuttosto il ritratto. La profondità del pensiero, la disponibilità intellettuale, le intuizioni dell'imperatore, vengono rese sulla carta raccontando sì del mondo antico che al contempo è anche un libro dei giorni nostri.
Un perfetto ritratto immaginario dunque, di quelli che mescolano sapientemente bugia letteraria a realtà consolidate per creare una storia altamente credibile. Così credibile che in molti credettero che l'autrice fosse venuta in possesso di un vero carteggio dell'imperatore tanto da spingerla a pubblicare, nella seconda edizione, i suoi taccuini di appunti in cui viene spiegata la genesi del romanzo. Anche lei però fu responsabile della creduloneria di certi lettori: volle infatti che la traduzione italiana risultasse una sorta di riscrittura di un testo latino.
Ma chi era Adriano?
Publio Elio Traiano Adriano, per gli amici semplicemente Adriano, è stato un imperatore romano della dinastia degli imperatori adottivi -cioè nominato dal suo predecessore e non regnante per diritto di nascita o successione- Fu uno dei buoni imperatori -per quanto si potesse essere buoni all'epoca specie in quella posizione. Il suo impero fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore delle arti e della filosofia. Egli stesso studiò la cultura greca della quale era appassionato.
Era un uomo moderno, più di molti della nostra epoca che cercò di produrre politiche di conciliazione sia politiche che economiche, un uomo di pace. Diminuì le leggi -troppe o troppo articolate e per questo facilmente aggirabili- sostituendole con una serie di saggi e mirat decreti. Migliorò la vita degli schiavi e rivalutò il ruolo della donna rendendola principale protagonista della sua propria amministrazione e della sua indipendenza economica.
Parallelamente alla lungimiranza dell'uomo di stato corre la figura dell'uomo con la sua storia personale, le sue passioni le sue gioie e i suoi dolori.Caso unico nella Storia fu l'elevazione del suo amato Antinoo, un giovane che si unì al seguito di Adriano e che ne divenne l'amante.
Alla sua morte - non si sa se frutto di un incidente, un suicidio, un assassinio o, più probabilmente una sorta di sacrificio rituale all'imperatore- Adriano fu distrutto dal dolore e affinché il giovane non scomparisse tra le pieghe della storia, lo elevò a divinità (privilegio spettante solo agli imperatori) dedicandogli la fondazione di una città, il conio di monete, e commissionando centinaia e centinaia di statue che ne ritraevano l'aspetto.
La relazione fra Adriano e Antinoo fu oggetto di scherno da parte degli scrittori cristiani (ovvio) del tardo impero, che sottolinearono il rapporto fra la turpitudine di tale rapporto e la turpitudine dell'idolatria.Anche se il culto di Antinoo si limitò a sbiadire spontaneamente col passare dei decenni, diverse statue del giovane scoperte dagli archeologi portano i segni della violenza con cui furono deliberatamente distrutte.
Un libro meraviglioso, illuminante e luminoso che dovrebbero leggere tutti anche perché ci ricorda come in passato -nel nostro GRANDE passato- la mentalità e la cultura fossero scevre di quei pregiudizi che oggi non sembriamo essere in grado di superare.

Voglio essere Adriano!