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mercoledì 12 dicembre 2012

Solitaire Station - Lucius Shepard ***

Solitaire Station è una stazione spaziale, solitaria e lontana -al confine del sistema solare interno- dalle miserie e dalle disgrazie di una Terra sovraffollata.
A Solitaire Station vengono messe insieme le navi destinate a viaggi subluminali alla ricerca di nuovi mondi abitabili. 
Solitaire Station è un luogo di attesa per tutti quelli che sono alla ricerca di riscatto e di fuga da un mondo che oramai non è più.
Un mondo, la Terra, sempre più preda dell'inquinamento e continuamente flagellato da lotte e guerriglie per la conquista di quel niente che è rimasto di cui godere.
Chi vive a Solitaire Station vive costantemente lacerato dalla nostalgia per un mondo che non ha più nulla da offrire e la possibilità di una nuova vita su strani, nuovi mondi ancora lì da venire e essere scoperti.

Ovviamente un stazione spaziale che si rispetti ha anche un suo corpo di sicurezza.
Ne fa parte anche John la cui mansione principale è quella di mantenere l'ordine, sedare risse e menare le mani lì dove la forza dell'ordine non è sufficiente.
L'umore di John è costantemente nero, depressione accentuata anche dalle notizie delle navi di ritorno.
Basta un niente per far sì che la scintilla scocchi e la violenza esploda.
Capro espiatorio di ogni male della stazione è Bill lo scocciatore, giovane con disabilità mentali che -per legge- non sarebbe dovuto nascere ma grazie alle conoscenze delle madre è riuscito a sopravvivere da solo nonostante l'ostilità degli abitanti della stazione.
I destini di Bill e John si incrociano quando, a inquinare la già pesante aria della stazione, fa la sua comparsa la "setta della Magnificenza" manipolo di esaltati politico/religiosi intenzionati a prendere, con la paura, il controllo della stazione.
I due si ritrovano così a essere inseguitori e inseguiti all'interno della base in cui tutto sembra avere occhi e orecchie e tutti possono essere nemici.

Un libro di stampo classico, di quella fantascienza retro' che piace a me.
Piacevole l'ambientazione, e visibilissima ai miei occhi che immagino sempre le stazioni spaziali come grossi scatoloni in cui si insediano navi quadrate con la testa a punta (anche se ti dicono che hanno un'altra forma, per me son sempre così, come gli aerei che puoi mettere insieme con i mattoncini duplo)
Antipatico quanto basta è John che "sa tutto lui" e mena le mani anche quando non serve. Anche perché, si direbbe, che è un ciccinino nervosetto.

E ora, l'angolo della polemica:
Quello che non mi piace -ma non solo in questo racconto ma anche in altre opere, letterarie o a fumetti o cinematografiche- è l'uso, anzi l'abuso della parola ritardato.
Sembra che le produzioni americane siano particolarmente affezionate a questo non-termine da usarlo come jolly dispregiativo in più situazioni.
Ritardato è chi ha -appunto- un deficit cognitivo, chi è troppo vivace e finisce quindi nelle così dette classi speciali, o chi semplicemente non si allinea con la massa bovina che lo circonda rendendolo -di fatto- un diverso.
Qui in Italia non è che la cosa sia molto differente.
Usiamo quella parola o altre -volgarizzazioni di sindromi o arcaicismi di fine ottocento- per insultare senza magari comprendere o sapere che qualcuno vicino a noi viene realmente offeso.
Non si tratta di essere politically correct, ma di usare solo un pochino di più il cervello e un po' di quella sana educazione che mamma e papà si sono sforzati di inculcarci.
Poi, siccome dall'altra parte del mondo c'è chi a queste cose ci pensa... http://www.r-word.org/ andate a dare un'occhiata che male non vi farà.



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