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mercoledì 19 dicembre 2012

Gli All Star di Mosè - Charlie Rosen *****



L'unica volta che ho giocato a basket in vita mia è andata così.
Durante l'ora di ginnastica vengo scelto per far parte della squadra di un piccoletto tutto pepe e con gli occhi incendiari come quelli che si vedevano nelle puntate di Mila e Shiro.
Mi spiegano per sommi capi le regole -io ho sempre e solo nuotato o corso sui campi di atletica. L' unico sport di squadra è stato schiacciasette in spiaggia-
e inizio a rincorrere la palla come un forsennato.
Capimmo in un secondo che non ero tagliato per quello sport e il piccoletto chiamò il nostro insegnate per rimescolare le squadre.
Ricominciamo a giocare ed ecco, come per magia, che la palla arriva a me. Che ci faccio? Tiro, passo? Devo forse correre da qualche parte?
CABLAM! Il filo dei miei pensieri viene a interrompersi contro la dentatura del piccoletto di cui sopra che, giuro non ho ancora capito come sia possibile, aveva pensato bene di scagliarmisi contro a tutta velocità.
Attack!

Ora, non sarò mai stato un tipo enorme, ma lui era un tappo per di più mingherlino.
Insomma, la partitella finì lì, con un paio di denti scheggiati per lui e il mento leggermente arrossato per me.

Gli All Star di Mosè è un libro da uomini.
Non che le donne non possano leggerlo, ma qui c'è tutto l'universo maschile con le sue idiosincrasie -intese come temperamenti, caratteristiche, contraddizioni anche emotive- che sciamano in ogni pagina.

Aaron, Kevin, Brooks, Saul, Leo, Ron, Mitchell.
Sette anime che negli anni trenta nel novecento, gli anni bui della grande depressione economica mondiale, decidono di scappare letteralmente dai loro destini.
Leo, finito nei guai per una serie di scommesse andate male, recluta Aaron in rotta con la moglie, Ron, un rapinatore, Brooks, Mitchell e i due giovani Saul e Kevin per una tournée di basket itinerante.
Ci sono in ballo molti soldi che potrebbero garantire riscatto di vita e morale a tutti.
Il loro mezzo di trasporto, comprato da Max il fratello di Aaron, è un carro funebre con dipinta sulla fiancata una stella di David, che in passato ne ha viste di tutti i colori.
Chevrolet berlina confederate 1932

La Nera Signora, così la chiamano -perchè se le navi sono femmine lo sono anche le auto- è una "Chevrolet berlina Confederate" del  1932. Fino al 1933 aveva condotto una doppia vita trasportando cadaveri di giorno e liquori di contrabbando di notte.
Poi era stato il mezzo di trasporto preferito dai malfattori per raggiungere i loro nascondigli e infine era precipitata in un fosso quando, il figlio del proprietario delle pompe funebri, la stava utilizzando per una gita in camporella.

Inizia così un viaggio attraverso l'America, un' America sconosciuta persino ai protagonisti attraverso le sabbie rosse e le distese innevate del Midwest, campi profughi, riserve indiane e fiere di provincia, sempre sotto la minaccia della povertà più tetra e dei gangster che inseguono Leo il traffichino.
Un viaggio alla ricerca di una seconda occasione.

Un viaggio, una via di fuga, una speranza.
Speranza che ognuno dei protagonisti spera possa concretizzarsi in... che cosa?
Nessuno di loro ne ha la certezza, quel che però sanno è che alla fine riceveranno un bel gruzzolo e con quello potranno, forse, ripartire da capo.
A meno che Max non ne combini una delle sue e non scappi con il malloppo.
Un romanzo per maschi (così come si dividono maschi & femmine): sboccato, pieno di calzini sporchi, scoregge, sudore e, in un modo o nell'altro, di amicizia.



Due parole sulla confezione del libro, anzi ne basta una: Bella!