Google+ TBMT: 12/21/12

venerdì 21 dicembre 2012

Il Natale, che è? -Chiacchiere da spogliatoio-




Dindindiiiiin-dindindiiin-dindi-dindi-ndiiii...
Ieri sera si facevano due chiacchiere da spogliatoio.
Mentre il Babbo Natale del momento, R, si toglieva il travestimento e Abruzzo si docciava e Red-Dot cantava, mi sono chiesto se i miei solerti colleghi fossero o meno a conoscenza del reale significato del Natale!
Chiedo perciò a R, che è il più giovane, l'uomo dalla mente fresca, dalla  cultura inconsapevole e dal compito di filosofia incombente (sì ho colleghi molto giovani, sì sono il più anziano) mi spiega che per quanto sembri impossibile, la data di nascita di Cristo non si conosce. I vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno, né l'ora e che fargli il quadro  astrale è sempre stato un problema. Gli fu così assegnata la data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra (non il fucile) celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole invincibile.
Il solstizio in astronomia è definito come il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l'eclittica, il punto di declinazione massima o minima.Il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno in occasione del solstizio di estate boreale, mentre raggiunge il massimo valore di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio di inverno boreale, corrispondente all'estate nell'emisfero australe. 

OK, R è uno che sa un sacco di cose ma no, questa cosa in particolare non mi convince.
Decido perciò di chiedere ad Abruzzo e a Red-Dot di enunciarmi la loro interpretazione del natale.
Il primo dice, con cuore candido, che è la festa per la famiglia, della famiglia, in cui la famiglia si riunisce e si ama.
Il secondo, con lo sguardo paraculo, pensa bene di rivoltare la domanda. Perché sa bene, Red-Dot -con cui ho imbastito una storia di bambini annegati i cui scheletri sarebbero ancora sul fondo della piscina in cui lavoriamo- che il mio cervello sta tramando qualcosa.

«Volete sapere cos'è davvero il natale?» dico solenne «Ebbene celebriamo il compleanno del primo zombi della storia».
Ovviamente R, che ha già capito dov'è che voglio andare a parare, ci tiene a precisare che il primo ritornante fu Lazzaro «Il cui corpo, quando Gesù lo raggiunse, puzzava già da quattro giorni» mi dice mostrandomi il quattro con le dita della mano».«D'accordo, dico io, «ne sai più di me. Ma scommetto che non conosci la data di nascita di Lazzaro».
E in effetti R tentenna, si sistema il ciuffo, incrocia le braccia e mi guarda esortandomi a proseguire.
Red-Dot dal canto suo ha già un milione di domande da fare. 
La prima, con la qualche cerca di smontare la mia tesi riguarda proprio le evidenti differenze tra il non morto classico e Gesù. «Non basta che sia risorto per farne
uno zombi». Ricordandomi anche che non siamo a
Pasqua e che forse questo discorso è fuori luogo e fuori stagione.

E ha ragione. Non basta che uno sia morto e poi tornato dall'aldilà - senza peraltro portare numeri buoni nell'aldiqua- per trasformarlo nella famelica creatura del folclore horror.
Serve altro, servono prove -empiriche o meno- servono certezze, serve una comparazione.

E allora Abruzzo, che ha il cuore d'oro, foderato in platino, per salvare capra e cavoli e metter fine alla bagarre che ne sta nascendo se ne esce con una frase che mi fa accapponare la pelle.
«Vabbé, ma gli zombi non esistono!»
Certo, gli ribatto, perché di Gesù invece c'abbiamo le prove. O si tratta solo di banale merchandising?

Cala un lieve silenzio. Sullo sfondo i phon sostenuti da solerti madri che asciugano lo scalpo dei pargoli rimasti nello spogliatoio.
Dopo essermi schiarito la voce riprendo il mio discorso sottolineando -peraltro- l'ingiustizia della festività.
Si festeggerebbe solo Gesù, per quale motivo?
Anche Frankenstein o un vampiro qualsiasi è prima moto e poi risorto, anche loro dovrebbero essere messi sul calendario, divenire patroni di qualche cittadina, con tanto di festività con carri allegorici e dolcetti tipici.
Ecco. Proprio loro. Dracula, Frankenstein e Carletto -pardon- Gesù, hanno in comune molte più cose di quanto crediamo.
Sono morti. Risorti. Hanno spaventato e creato malanimo nel loro augusto vicinato. Convertito e creato decine di migliaia di persone al loro credere e alle loro paure che sono spesso coincidenti e poi, e poi...
Gulp.
Improvvisamente sono rimasto senza parole e in difficoltà lasciando ai miei colleghi spazio per fare le domande più disparate alle quali io, noto saputello, avrei dovuto dare esaurienti risposte.
«E allora perché si fanno i regali» Alla quale rispondo con fare da antropologo:
«E' l'offerta sacrificale di carne che...»
«E allora perché Babbo Natale?»Mi arrampico sugli specchi:«E' un vampiro»
«Se, mo pure lui!»
«Se ci pensate. Arriva solo se invitato -letterina-. Entra dal camino -muta forma in nebbia- e mangia solo di notte»
Queste risposte non li convincono del tutto.
R sbuffa, Abruzzo pensa al viaggio che lo aspetta e Red-Dot alle sue donnine che porterà in ristoranti con le vetrine oscurate.
Un bambino è rimasto a metà della sua vestizione post nuotata.
Era così assorto dall'ascolto della nostra conversazione che non si è reso conto che abbiamo finito di parlare.
Poi, come risvegliandosi da un sogno richiama la madre per dirle 
« Mamma, avevo ragione! Avevo ragione! Gesù e Babbo Natale sono la stessa persona!»