Google+ TBMT: 01/30/13

mercoledì 30 gennaio 2013

Giochi di ruolo. Giammai e no grazie!


E non provate a dirmi che magari ci ho giocato con le persone sbagliate perché no, no e poi no, non è quello il motivo.

C'erano una volta in un regno lontano-lontano, scuro-scuro e governato da un tiranno pieno di tirannide, un italiano, un tedesco, un sammarinese e un francese.
Questi tre erano rispettivamente un umano, un nano, un koso e un elfo...
Ahhh ma lo so che chi si sta sforzando di leggere queste righe starà già sbuffando e pensando che lo scrivente -cioè io- non sa di cosa parla e che -guarda non ci capisci proprio niente e ci vuoi dileggiare!-

Ma andiamo con ordine.
Nella cerchia dei miei amici di giovinezza fui io per primo, sì è un'ammissione, ad acquistare la scatola base per il Giuoco di Ruolo Dungeons ad Dragons!


Ed ecco come si svolsero i fatti della mia prima partita:


Seduti attorno al tavolo a casa di Bianchetto preparammo tutto al meglio; le schede dei personaggi, i dadi lucidi e brillanti in fila e in bella mostra così da poter ammirare al meglio anche il dado a ventuno facce che vedevamo per la prima volta, il manuale e un sacchetto di patatine a testa.

A Bianchetto piacevano quelle al formaggio.

«E’ un calice amaro quello che stai per sorbire. Amaro ma in grado di saziare. Ti inebrierà e questo ti aiuterà a prendere le tue decisioni con maggior fermezza.
Sei nel labirinto. Ti guardi alle spalle e capisci che l’unico modo per uscirne è andare avanti. L’ingresso alle tue spalle è scomparso.
Decidi perciò di muoverti seguendo il passaggio di destra: le altre strade non ti convincono. Da quella di sinistra provengono strani miasmi mentre, sull' acciottolato della via centrale giacciono carcasse dalle bizzarre anatomie.
Ti inoltri nel passaggio che hai così accuratamente scelto. Ben presto le pareti che ti circondano fatte di ordinati mattoni, si allarga in una via scavata direttamente nella roccia e nonostante il percorso sembri scendere sotto terra, la visibilità migliora e non sei più costretto a tenere spada e clipeo così vicini al corpo.
Il Destino fa la sua comparsa e ti osserva. Lo ignoriamo e proseguiamo nella nostra cerca.
Ti dirigi verso il ciclopico nodoso albero che si staglia davanti a te. Non lo avevi notato prima perché il suo colore è simile a quello della pietra che lo circonda e le sue dimensioni tali da non renderlo subito evidente.
Mentre ti avvicini al nodoso fusto pesti qualcosa di duro. Ti inchini per osservare meglio di cosa si tratta e scopri, con somma sorpresa, un coltello dalla lama ricurva.
Lo dissotterri e noti, oltre alla mirabile fattura della lama, che ha incastonato nel manico una gemma. Questo rende il manufatto ancora più interessante perché riconosci la magia che in esso è impregnata: aggiungendolo al tuo equipaggiamento e brandendolo nei momenti di bisogno, ti donerà forza e destrezza.
Riecco affacciarsi il Destino; stavolta porta con se un una penna e un libricino sul quale, sappiamo, tesserà le nostre trame.
Proseguiamo prode Balder, era proprio lì a quell' albero che dovevi giungere.
Vedo che la fortuna ti arride  e che hai numeri giusti per scegliere il da farsi: proseguire nel tuo cammino o tornare sui tuoi passi sperando di trovare un’altra via d’uscita.
Non temere, qualsiasi decisione prenderai la mia stima nei tuoi confronti resterà immutata. Ma affrettati prima che il Fato torni a tormentarci con il suo cupo sguardo!

Bene, vedo che hai scelto il da farsi.
Il tronco dell’albero scricchiola e svela una porta che oltrepassi immantinente. Al suo interno, una scala a chiocciola che sembra non avere fine, si muove spiraliforme verso il basso. Naturalmente muovi i tuoi passi e inizi a scendere, e la segui così a lungo che hai l’impressione che ad ogni passo ti avvicini al centro della terra. Anche il calore che ti raggiunge, sempre più soffocante e insopportabile, sembra confermare questo tuo pensiero.


Finalmente si conclude la tua discesa, abbandoni l’ultimo gradino e ti ritrovi in uno spazio ampio: una caverna, illuminata da guizzanti bagliori rossi e gialli.


Tutto intorno a te è un danzare di fiamme alimentate dal soffio eterno del Dragone.

Fai vibrare il piatto della spada contro lo scudo cercando così di attirare la sua attenzione.

Ci sei. E’ questo lo scontro finale.

Devo però avvertirti, le possibilità di riuscire in questa impresa sono scarse e sarebbe forse meglio che affrontassi la prova sorbendo ancora del nettare di Coruf. Questo, ti aiuterà a sciogliere la tensione.

Ma affrettati nell’ingollare la bevanda degli dei; il Destino di nuovo si approssima e ha tutta l’aria di non volere essere ignorato stavolta tanto che non si limita più a guardarci, a ma si affianca a noi e ci chiede:


"Aho, ma l'hai letto er manuale?"
"E i dadi quando li buttiamo?"
"E l'immersione nella realtà?"
"Aho, ha detto Clipeo! Sei popo n'clipeo. Ma che è un clipeo?"
Rimasi un tantinello perplesso. Insomma sì, il manuale lo avevo letto tutto, ma era la prima volta anche per me  e insomma... Così risposi "Bhè, ho scelto una impostazione classica..:" mi ero lasciato prendere un po' -più di un po'- dalla copertina della scatola del gioco dove c'è un italiano -pardon un guerriero- che si sta per scontrare con un drago e avevo erroneamente pensato che alla maggior parte dei miei conoscenti dell'epoca sarebbe anche potuta piacere visto che loro, al massimo, guardavano le figure delle riviste e non sia mai leggessero un baloon con più di tre parole.
Decisi perciò di rinunciare al mio ruolo di master e abdicai in favore di Bianchetto.
Bianchetto in effetti si rese più efficace di me: una narrazione più snella -ma diciamolo pure, scheletrica- che con un pubblico del genere era decisamente migliore, e una passione che io probabilmente non ero riuscito a palesare.
Però, mi resi conto che le domande che i miei amici ponevano meritavano una analisi in più e in effetti, dopo una luuuuunga partita iniziai anch'io a chiedermi "Ma l'immersione nella realtà, dove starebbe?"
Passò del tempo, mollai quella cricca di amici e per un bel po' non li vidi fin quando non incrociai di nuovo uno di loro che mi invitò a una delle loro rinnovate serate di ruolo.
"Sai, in questo periodo stiamo giocando a Vampiri (Vapire The masquerade per gli addetti) ti andrebbe di unirti a noi?
Così, siccome di tempo ne era passato diverso e avevo tutto il tempo del mondo per riflettere sulla questione del realismo decisi di accettare e di riprovare.
"Ma se vengo le posso lanciare le palle di fuoco?"
Di nuovo tutti a casa di Bianchetto.
Stavolta c'era anche qualche faccia nuova. Presentazioni, strette di mano ed ecco che la mia ricerca di immersione nella realtà andò farsi benedire quando, estratte le schede dei personaggi iniziai a sentir dire che "Il mio personaggio, Trogolo, è un tipo davvero fichissimo di 'esimo livello. Può volare, mutare in nebbia, caricare la stamina (?) e ballare il tip-tap fino a consumarsi le scarpe"
Gulp! Due Gulp! Ma chi era 'sto tipo? E poi perché-perché-perché esistevano i livelli?
Non chiesi, non dissi, non feci parola, la parte razionale -ma anche quella buona della mia coscienza- si accordarono nello spiegarmi che quello era una sorta di unità di misura per capire chi ha più esperienza e chi meno e chi...
"Posso lanciare le palle di fuoco?"
"Bhè sì, ma siccome sei di livello molto-molto-molto-molto basso forse non ti riusciranno. Sai, hai un deficit nel lancio dei dadi che..."

"Bianchetto, io voglio solo lanciare le palle di fuoco"
"Fai un po' tu. Io ti ho avvertito"
Iniziammo a giocare.
Ed ecco subito approssimarsi un mostro-mostruoso. E' il mio turno e io che faccio?

Ovvio, lancio la famigerata palla e -mentre Bianchetto mi ricordava le decine di deficit che avrei subito nel lancio perché meno per meno fa più etc- pronunciai come un divertito Johnny Storm "FIAMMA!" e scagliai i dadi sul tavolo!
Tutti pensarono che non avrebbe funzionato, che il mio PG si sarebbe scottato e che sarebbe morto immantinentemente e invece... 
Sopravvissi e con sommo gaudio continuai fare questa cosa, di lanciare dadi e palle de foco per le ore successive.
Alla fine dei giochi  -erano passate quasi quattro ore- chiesi "Ragazzi ma, l'immersione nella realtà? Tutto questo mi è sembrato solo una sorta di libro-game con varianti nemmeno tanto originali..."
Sacrilegio!
Si scatenò un putiferio perché io ero un miscredente e, diciamocelo, pure invidioso del fatto che Bianchetto riuscisse meglio di me nel ruolo di master e un sacco di altre cose davvero fastidiose.
Cercai di spiegare che forse c'era una certa esagerazione, una sorta di sospensione dell'incredulità non proprio sana.
Non era infatti possibile lasciare decidere a un dado -cavolo un dado!- l'evoluzione di un storia o il cammino di un personaggio.


Non era possibile che esistessero i punti ferita.

Se ti sparo al cuore, MUORI punto e basta. Non mi puoi sparare la cazzata che c'hai il cuore di bue e un milione di punti ferita per cui nemmeno un intasamento delle coronarie può metterti ko!
Ma no, loro insistettero nell'affermare che ero io a essere troppo rigido nelle mie posizioni e che il fatto che il mio PG fosse riuscito nell'intento di lanciare quante palle di fuoco volesse ne era la dimostrazione anche se la dimostrazione era l'esatto contrario!
Dissi loro che la faccenda della scheda personaggio era una cavolata incredibile e che c'erano delle incongruenze -piuttosto forti- tra le competenze di un tizio, il tiro di dado, e i suoi punti esperienza che manco un raccomandato in parlamento.

"Aaaah insisti?"
Andai avanti per diverso tempo motivando, secondo gli  infallibili parametri della mia logica, che non avevo provato tutto quel coinvolgimento che mi avevano raccontato.
La scheda di un personaggio dovrebbe essere il suo curriculum, allora che centra il punto esperienza?
Aaaah ma certo. Se ti sei laureato e non hai mai lavorato -dice- che esperienza hai?
Certo, è vero, ma è anche vero che le mie competenze le ho costruite in qualche modo e che se ho studiato -per dire- magia, la palla de foco la tiro eccome!


Ovvio che non vidi più questi personaggi, reali e fittizi, e ovvio che non perseguii mai più l'idea di giocare di ruolo.
Se devo seguire la storia di qualcuno che la storia sia mia!
Se devo seguire la storia di qualcuno mi leggo un buon libro dove, se vuole, l'autore può decidere di uccidere - o meno- il suo personaggio quando e come vuole senza lasciare le cose al caso o al dado o al pene del segugio!
E che nessuno commenti "hai giocato con le persone sbagliate"perché no, no e poi no!
E se non sapete cos'è un clipeo, perché siete ancora qui anziché su wikipedia?