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mercoledì 6 marzo 2013

Esploratori Italiani - Silvino Gonzato ***½

Non ho timore di confessare di essere un fifone. Eternamente in bilico tra la voglia di fare e la voglia di restare vince sempre quest'ultima.
Eppure non ho mai temuto il buio, non mi sono mai spaventato nel saltare. A nove anni già con maschera e pinne mi immergevo per esplorare il relitto -reliquia di contrabbandieri affondata al largo del mio mare nel sud pontino.
Però c'è sempre stato qualcosa a frenarmi. Qualcosa a cui non so dare un nome, qualcosa che mi ha sempre impedito di dire "vabbé vado" per avventurarmi come avrei dovuto e l'anima avrebbe voluto.
Ma il cervello, quel coso grigio, umido e molle che ho nascosto nella testa e che più spesso del solito sragiona, ha sempre posto freno ai miei passi.
"Ndo vai? Da solo, poi. Ma resta qui con le tue cose, le tue sicurezze i tuoi balocchi"
Fatto stà che poi l'avventura mi piace.
Insomma, vado in vacanza in tenda e continuo a farlo. L'ho fatto persino quando il mio pargolo numero uno aveva appena 4 mesi e se non è avventura questa!
Ma sono stato anche in Africa dove la notte sentivo qualcosa strisciare sopra il copriletto, qualcosa di cui ignoro ancora la natura perché per tutte quelle notti che ho riposato in quei luoghi non mi sono mai azzardato ad aprire gli occhi.

Il perché abbia letto questo libro si rifà quindi un po' alla mia natura per la quale -forse- cerco un qualche riscatto, un po' per la mai sopita passione di letture geografiche.

Nonostante si intitoli Esploratori Italiani il volume non può e non rappresenatre un catalogo degli esploratori italici.
Piuttosto racchiude dei ritratti, sei per la precisione, di uomini che avevano in comune l'irrequietezza e la necessità di partire, di muoversi perché il mondo in cui erano nati gli andava troppo stretto.
Chiariamo subito che l'esploratore medio del nostro paese non è mai stato quello che ci immagineremmo e questo è forse dovuto a una serie di congiunture storiche che, ancora oggi, non si sono del tutto saldate.
Se altri paesi come la Francia, il Regno Unito o la Germania, paese lo erano già da un bel pezzo -che fossero regno o stato è poco importante, quello che è importante è che fossero una cosa sola già da almeno un paio di secoli - l'Italia era appena stata messa insieme, almeno su carta, e dicerto intenta com'era a cercare di fiorire non aveva ancora maturata quella malizia necessaria all'esplorazione a fini coloniali.
I nostri esploratori erano spesso persone provenienti dalle esperienze e dalle condizioni di vita più disparate.
C'erano il figlio del benestante, il galeotto, i missionari, i falliti, i sognatori, i delusi o frustrati dalla vita o semplicemente in cerca di una rivalsa.
Rivalsa che andavano cercando in Africa anche con l'idea di cancellare dalle mappe quel "hic sunt leones"  o "hic sunt dracones" (qui ci sono i leoni - qui ci sono i draghi) che i cartografi del passato avevano redatto per quei luoghi di non sapevano assolutamente nulla.
Ma forse l'Italia dell'epoca non aveva o non voleva guardare a questi uomini che cercavano sì il prestigio personale, ma volevano anche portare il proprio paese a primeggiare vicino le grandi potenze europee.
Non è quindi un caso che in molti si dovettero rivolgere alla Francia, alla Germania o addirittura all'Argentina per ricevere i finanziameneti necessari o addirittura che ci fosse chi di finanziamenti non ne volle affatto e partì da solo senza soldi e senza nessuna potenza a spalleggiarlo.

Pietro Savorgan di Brazzà: nobile friulano si arruolò con la marina francese per esplorare l'Africa e col desiderio di estirpare il traffico degli schiavi.
Guglielmo Massaja: prete fatto in fretta cardinale al solo scopo di essere lanciato alla sbaraglio presso i popoli Galla dell'Abissinia. Dopo mille peripezie, tra cui inseguimenti, rapimenti e così via, la sua missione fallì. Ebbe però il tempo di divenire mago e guaritore. Le popolazioni che lo ospitarono sono ancora in attesa del suo ritorno.

Giovanni Miani: Dopo aver dilapidato i beni di famiglia nella redazione di una enciclopedia universale della musica e aver inseguito il conseguente sogno di diventare musicista, si mise in testa di trovare le favoleggiate sorgenti del Nilo.
A tal proposito queste furono un mistero per moltisismo tempo. Tanto che già Bernini secoli prima,  lo rappresentò -nella celebre Fontana dei quattro fiumi in Piazza Navona- come un uomo dal volto coperto.
Ancora oggi si discute su quale siano le effettive sorgenti del Nilo che si divide in Bianco e Azzurro. Le sue acque partono dal lago Tanganika, ma a sua volta questo lago è alimentato da un serie di fiumi e rigagnoli dai nomi più disparati.. E' solo superato il lago Vittoria, dopo un tragitto di circa 500 km che finalmente assume il nome Nilo.
Giovan Battista Cerruti: nasce come imprenditore. La sua idea geniale di inscatolare ananas gli venne soffiata via dai soci. Troppo buono per fare il capitano d'impresa, poco fortunato per essere capitano di mare, grazie al proprio carattere mite e alla sua affabilità riuscì a entrare nelle simpatie e a divenire sovrano di una temutissima tribù di avvelenatori con i quali visse per più di quindici anni.
Giacomo Bove
: Unico italiano a partecipare alla spedizione per la ricerca del passaggio a nord-est, cercò la pace dell'animo in successive spedizioni in sud America.
Augusto Franzoj
: scapestrato, incosciente, amante delle donne e delle risse immotivate, partì da solo senza il becco di un quattrino, con una scimitarra e una pistola al fianco, per cercare di riporatre in patria le ossa dell'esploratore Chiarini di cui l'Italia si era -evidentemete- dimenticata. Affrontò la terribile regina di Ghera e fece ritorno in patria dove...

Sei persone eroiche, sei uomini rappressentativi tra i molti che l'Italia, ancora oggi, non può o non vuole aiutare.

Storie di uomini raccontate con piglio coinvolgente, mai pedante o saputello.

Per chi ama l'avventura o per chi, come me, ama la Storia dell'avventura.


Esploratori Italiani
Silvino Gonzato
Neri Pozza