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mercoledì 13 marzo 2013

La storia infinita - Michael Ende *****

« "Tutto ciò che accade, tu lo scrivi", disse.
"Tutto ciò che io scrivo accade", fu la risposta. »


E' un vero peccato che questo titolo sia conosciuto ai più per la pessima versione filmica che per quella cartacea.
Quando parli con qualcuno de La storia infinita la risposta che ricevi inesorabile è - Ah, quel film dove c'è un cane volante?-
GROAN!
Come dargli torto?
Film, tra l'altro, talmente brutto che quando Ende lo vide ne prese le distanze tanto da denunciare la produzione, augurare loro la peste e richiederne il ritiro dalla sale.
Come era stato possibile snaturare così la sua opera? Come era stato possibile lasciare sfuggire, volatilizzare tante cose di un libro che dice -e lo fa davvero- tanto e racconta più di quanto si possa leggere in esso?
Ammazza che schifo!
Eppure chi decise di trarne un pellicola non aveva tutti i torti, almeno economicamente parlando.
Insomma eravamo negli anni '80 e di film a sfondo fantasy ne vedemmo a bizzeffe.
Su tutti spicca quel Labyrinth con un David Bowie e una visione scenica che ancora oggi, per chi l'ha visto, sono impossibili da dimenticare.
Con il film de La storia infinita si cercò di fare la stessa cosa, di creare delle immagini, delle suggestioni che potessero avvicinarsi alla pellicola di cui sopra.
E in un certo senso riuscì; l'intento in parte fu raggiunto.
Ci sono, è vero, delle belle immagini, ma non c'è altro. Non ci sono belle scene, non ci sono momenti, il film è un completo e assoluto nulla.

Il film non arriva, perché non può, e non dice, perché non sa, quello che il libro ha da offrire.
Volendo poi fare una certa attenzione, a chi ha sia letto che visto, la pellicola non arriva nemmeno al primo capitolo e salta di palo in frasca fino all'epilogo.
Insomma, la trama, quella VERA di Ende nel film non c'è.
 
E non si tratta del semplice quesito "ma a te piace di più questo o quello" no!
La storia infinita è un esempio magnifico di metalibro: dato che il romanzo che abbiamo tra le mani parla di un libro; libro che ne è il protagonista e si intitola allo stesso modo. Dunque abbiamo a che fare, in un certo senso, con due libri dallo stesso titolo che, man mano che proseguiamo con la lettura si intrecciano, si fondono in un gioco di scatole cinesi.
Per rendere più chiara la cosa - più di quanto io stia facendo cercando di spiegarlo- le pagine sono scritte con inchiostri di colori diversi.
Sono ventisei i capitoli racchiusi in questo romanzo. Racchiusi come gioielli, legati l'un l'altro da una trama preziosa.
Ogni capitolo si apre con una lettera dell'alfabeto tedesco riprodotta come fosse una vecchia stampa d'epoca di un mondo parallelo.
La Storia Infinita non è solo una esperienza di lettura, qualcosa di cui godere per piacere di lettura, ma è una vera e propria esperienza di vita e sensoriale.
Credo sia uno dei pochi libri al mondo la cui eventuale trasposizione elettronica sia quasi impossibile e l'autore ne sarebbe felicissimo viste anche le sue posizioni non proprio amichevoli riguardo la tecnologia.
E' un libro che coinvolge tutti i sensi: ci costringe a tendere le orecchie a quel gocciolìo insistente che chissà da dove viene, a osservare com'è che siamo seduti, a gustare con parsimonia il dolcetto che ci accompagna nella lettura, e toccare con mano l'esperienza stessa che dal volume emerge come fosse una magia!

Ende era figlio di un pittore surrelista e un po' picchiatello doveva esserlo pure lui!
Il libro fu scritto a Genzano, vicino Roma, dove l'autore visse a lungo gustandone anche l'ottimo pane.
La storia infinita è un LIBRO. Vi prego però, non definitelo, non dategli un genere.
I libri migliori sono quelli che i generi li travalicano e non possono essere imbrigliati da nessuna classificazione.


La storia infinita
Michael Ende
Salani
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