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martedì 14 maggio 2013

Il ciclo di vita degli oggetti software - Ted Chiang *** ½


Vivendo in quattro in una casa molto piccola come capirete lo spazio è alquanto esiguo.
Eppure abbiamo metri quadri ben gestiti.
L'artefice di questo miracolo è lei che, nonostante si sia prodigata a rendere totalmente vivibili  i pochi metri a disposizione, non è che abbia potuto aumentarli.
Ogni tot tempo si rende quindi necessario un reset esistenziale, una rilettura della sistemazione domestica con relativa repulisti di oggetti più o meno utili al proseguimento della nostra esistenza appunto.
Posto che il mio appartamento sembra sempre visitato da manigoldi sciatti e disordinati; giocattoli ovunque, vestiti sulle sedie e così via, o che vi siano ladri che si ostinano a passare da queste parti, per poter dare un senso di maggiore efficienza domestica spaziale questa volta abbiamo deciso di eliminare un oggetto -più oggetti a dire il vero- da cui non mi sarei mai voluto separare. Con mia moglie ci siam guardati negli occhi e siamo convenuti che un sacrificio del genere andava fatto: abbiamo così rinunciato alla carrozina dei nostri figli.
 Se il primo amore non si scorda mai -così come il secondo il terzo o quelli a venire- non si dimentica nemmeno tutto quello che ha contribuito alla costruzione di questo amore. L'acquisto della carrozzina -con tanto di accessori annessi quali passeggino e seggiolino per auto- è stato uno degli elementi portanti della nostra prima dolce attesa. La sua ricerca, la scelta del colore, il montaggio e infine -o i principio in quesgo caso- la posa del mio primogenito che lì trascorse la sua prima notte sulla terra. E questo pezzo di mobilio o mezzo di trasporto, lo accompagnò fin quando il Grande non prese a camminare per poi passare ad accompagnare la sorella che oggi pure lei cammina.
Ovvio, dice uno, la funzione dell'oggetto si è esaurita, non ha più motivo di essere utile e così l'hai tolto.
Come ho scritto sopra tanto ovvio non è. Quello non era un mero oggetto, non erano solo otto ruote gommate e sagomate montate su un leggero telaio verde -assistenza postvendita inclusa- non si trattava solo di un passeggino, ma di un ricordo.
Perché i ricordi, le emozioni, gli affetti si legano inesorabili agli oggetti. Oggetti che spesso custodiamo gelosamente e da cui non vorremmo mai separarci, oggetti che legano l'anima, l'esistenza il vissuto a loro stessi che ci rifiutiamo di far consumare.
Cosa accade dunque quando la necessità, nel mio caso lo spazio vitale di un appartamento molto piccolo, richiede che ci si separi dagli affetti?

Ana Alvarado ha lavorato a lungo in uno zoo fin quando questo non ha chiuso e lei si è ritrovata per la strada.
La buona notizia però è che una azienda, la Blue Gamma, che produce software sta lanciando un nuovo prodotto: animali virtuali in grado di interagire con l'uomo.
Non si tratta di un volgare tamagotchi, dove con un paio di pulsanti si potevano dare i giusti impulsi per permettere alla bestiola di pochi bit di sopravvivere, ma di esseri viventi veri e propri in grado, seppur limitatamente a seconda del modello o della casa produttrice, di apprendere e crescere.
Ad Ana, vista la sua esperienza pregressa in fatto di animali, viene chiesto di addestrare alcuni prototipi di questi animali i quali, una volta immessi nel mercato dei mondi virtuali, riscuotono un buon successo.
Ma la Storia continua a ripetersi; ed anche in quel non tanto remoto futuro una crisi economica mette in  ginocchio il pianeta e Ana, di nuovo si ritrova senza lavoro.
Non è la mancanza di una occupazione a preoccuparla, quello che più le preme è capire che fine faranno i digienti della Blue Gamma la quale ha dichiarato il fallimento.
Ana, e un gruppo di affezionatissimi continuano ad allevare le loro creature di dati e bit fin quando il mondo virtuale in cui questi vivono non viene assorbito da un altrop in cui il loro motore software non è compatibile. Ben presto la solitudine degli animali e la loro capacità di maturazione si farà pressante e richiederà ad Ana e agli altri possessori di digienti di prendere un decisione che amaramente e con un lieve infuriare di rabbia interiore, li costringerà a proseguire nel corso della loro esistenza.

Ted Chiang scrive un libro a metà strada tra il romanzo e il saggio, una sorta di docufiction, ed è per questo forse che la narrazione risulta distaccata attraverso un punto di vista decisamente esterno.
Al centro della vicenda si trovano i sentimenti, quelli umani e quelli aritificiali
Tra queste righe troviamo la trasposizione digitale dell'eterno conflitto genitori-figli, dei contrasti che inevitabilmente si vengono a creare quando i secondi sono pronti a camminare da soli con le loro gambe e i primi non vorrebbero lasciarli andare.
E la scontata domanda se un oggetto, virtuale o reale, sia soltanto un oggetto sul quale riflettiamo la nostra anima rendendoli, per questo, non meno vivi e reali di quanto siamo noi.      
 
Il ciclo di vita degli oggetti software
Ted Chiang

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