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lunedì 27 maggio 2013

Il corsaro Nero - Emilio Salgari *****

Anni fa Beppe Bigazzi fu allontanato dalla tv di Stato perché consigliò una ricetta nature, molto bio e -ma perché no-  a impatto zero sul come cucinare i gatti.
Sì, proprio loro, i felini morbidosi e coccolosi che tanti hanno in casa e da cui amano farsi fare le fusa. (Però la puzza di piscio di gatto no, allora se maschio lo sterilizzo così gli voglio bene di più e femmina non la faccio uscire, non sia mai che poi mi resta gravida e allora i cuccioli a chi li sbologno? Ah l'amore animale quanto è complicato).
Ebbene il caro Beppe fu tacciato di ignominia, di crudeltà, di schifìo e di un sacco di altre cose che giammai le delicate orecchie di casalinghe pensionate e gattare avrebbero voluto sentire.
Eppure, a ben vedere e ben sentire, non diceva niente di male, raccontava di un piatto della tradizione nostrana -oramai estinta come le mele cotogne- ma che ai tempi era usuale.
Gli animali domestici, signori miei, prima che divenissero quel che sono oggi, quattrozampe con maglioni e golfini, toy da borsetta e schifus vari, divennero i migliori amici dell'uomo sia perché all'uomo facevano compagnia, sia perché in tempi di magra, sempre all'uomo, riempivano la pancia.
Lo so è una crudeltà, ma quando la fame era vera e non solo voglia di qualcosa di buono, non si andava tanto per sottile. Si mangiava il cane -che nonno raccontava essere stoppaccioso- il gatto dalla carne bianca come raccontava Beppe - il cavallo -che è buono per davvero.
Non è che uno debba storcere il naso per tutto e pensare che solo la mucca sia mangiabile in forma di dischi di carne a "grana sottile sennò il pupo non me la mangia" o il pollo in forma di crocchetta panata. La realtà è ben altra cosa rispetto a quello che vorremmo che fosse.
Insomma l'idea della cucina dell'animale domestico non è mica una novità. Eppure se ne parli oggi rischi di finire come il povero Beppe a parlare di ricette su misconosciuti canali satellitari rischiando di essere dimenticato.


Ma se rileggeste il Corsaro Nero di Salgari scoprireste che a pagina 277, ventisettesimo capitolo uno dei luogotenenti del Signore di Ventimiglia -Carmaux- afferma: "I gatti ben arrostiti non sono cattivi" e in un racconto d'avventure per ragazzi è un dettaglio che ci trascina pesantemente nel mondo reale.

Sì perché il mondo in cui si svolge la vicenda del Corsaro Nero è questo, la  Terra, in quel del Sud America e non uno sparuto mondo immaginario in cui il cavaliere belloccio mangia cose esotiche dai nomi impronunciabili e così simili agli ingredienti delle merendine.
Ci sono è vero i pennacchi sui cappelli, gli spadaccini invincibili, le fughe rocambolesche, ma questa è Avventura.


L'Avventura di un uomo che sceglie di perseguire il triste e freddo sentiero della vendetta.

Quattro fratelli durante un assedio vengono traditi dal duca fiammingo Wan Guld. 
Il maggiore dei quattro resta vittima delle macchinazioni di questi e i restanti fratelli fuggono e giurano vendetta.
Sulle tracce dell'odiato nemico ognuno di loro sceglie di celare la proprio identità sotto il vessillo della bandiera pirata divenendo i temibili corsari Nero, Rosso e Verde.
Gli ultimi due, i più giovani dal temperamento più ardito, rischiano e perdono la vita nel perseguimento del loro intento. 
Rimasto solo il maggiore, il Corsaro Nero, muove battaglia contro l'odioso Wan Guld in una girandola di inseguimenti e avventure che si respirano con un finale che non ti aspetti e che se te lo aspetti non sai, per davvero, quanto sia amaro.

Non trovo difficoltà ad ammettere che oggi questo romanzo sia invecchiato, distante com'è dalla velocità e dall'immediatezza delle parole di oggigiorno alle volte risulta persino un pochino noioso specie nelle descrizioni dei luoghi e delle ambientazioni che a Salgari erano molto care (specie perché non aveva mai viaggiato in vita sua e tutto quel che descriveva era frutto del riassunto di resoconti di viaggio di esploratori e giornali di bordo).

Ma quel che resta intatto tra queste righe è la gioia di un gioco letterario in cui si muovono personaggi veri e vivi ma sopratutto fieri.

Ogni stereotipo sulla pirateria, ogni ispirazione, ogni idea che ci viene in mente riguardo ai pirati, è debitrice di questa ispirazione; non ci sarebbero alcun Jack Sparrow, ma nemmeno alcun Monkey D. Rufy se non ci fosse stato per primo lui alto, bello e inviolabile Emilio signore di Ventimiglia, Valpenta e Roccabruna, il Corsaro Nero   


Il corsaro Nero
Emilio Salgari
Qualsiasi edizione



 

La ricetta incriminata:



E comunque è proprio vero: al mondo certe persone sono migliori di certi animali!