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| 1987 |
Questo è il libro che non potrò mai dimenticare.
A meno che un mattone non sopraggiunga a danneggiarmi la porzione del cervello dedicata alla memoria, Gip nel televisore e altre storie in orbita, è uno dei pochi libri che mantengono inalterata la loro freschezza mnemonica nel mio affaticato cervellino.
A meno che un mattone non sopraggiunga a danneggiarmi la porzione del cervello dedicata alla memoria, Gip nel televisore e altre storie in orbita, è uno dei pochi libri che mantengono inalterata la loro freschezza mnemonica nel mio affaticato cervellino.
Sono stato uno di quei bambini che per vere esigenze imparò a scrivere
da solo. Quando in prima elementare chiesero "Chi sa scrivere il proprio
nome?" alzai la mano come un saputello soddisfatto e,invitato dalla
maestra, mi recai alla lavagna per vergare col gessetto il mio nome.
A dire il vero ero poco esercitato: scrissi infatti il mio nome partendo dalla seconda lettera e infine aggiunsi l'iniziale.
A dire il vero ero poco esercitato: scrissi infatti il mio nome partendo dalla seconda lettera e infine aggiunsi l'iniziale.
un pochino sapevi anche leggere?
Forse sì, questa cosa mi sfugge, ma quando disegnavo robottini agguerriti e incazzosi, ognuno aveva il proprio nome più o meno leggibile. Almeno così dicono le cronache.
Insomma, la lettura per certo, venne qualche mese dopo e liberò dal giogo tutti i parenti che richiamavo e assillavo continuamente per chiedere loro "E lì che c'è scritto?" e mia madre che doveva leggermi i titoli degli episodi dei cartoni animati ogni giorno, ogni mezz'ora.
Non so chi lo portò in casa codesto volume, probabilmente mio fratello maggiore che, ahilui, non lo lesse anche perchè me lo imboscai nel mio mobile letto e di lì non si mosse per mesi e mesi e mesi fino a che le pagine non presero a scollarsi e dovetti ricorrere a una rilegatura di emergenza con scoth che dopo lustri, ancora tiene.
Insomma, la lettura per certo, venne qualche mese dopo e liberò dal giogo tutti i parenti che richiamavo e assillavo continuamente per chiedere loro "E lì che c'è scritto?" e mia madre che doveva leggermi i titoli degli episodi dei cartoni animati ogni giorno, ogni mezz'ora.
Non so chi lo portò in casa codesto volume, probabilmente mio fratello maggiore che, ahilui, non lo lesse anche perchè me lo imboscai nel mio mobile letto e di lì non si mosse per mesi e mesi e mesi fino a che le pagine non presero a scollarsi e dovetti ricorrere a una rilegatura di emergenza con scoth che dopo lustri, ancora tiene.
Devo comunque dire che, nonostane le nuove stampe e varie riedizioni, quelle con la grafica curata da Bruno Munari, uno dei massimi protagonisti dell'arte, del design e della grafica del XX secolo, è la migliore.
L'immagine postata in apertura si riferisce a una delle due edizioni che possiedo, quella scolastica, altre sono:


L'ultima è la più schifus in assoluto, ma capisco che i bimbi di oggi possono turbarsi davanti la magnificienza grafica e artigianale di una volta.
Gip nel televisore è una favola moderna il cui protagonista, Giampiero Binda, cade accidentalmente nel televisore, (per chi ha meno di trent'anni, sappiate che -orrore- all'epoce dei fatti i televisori erano tutti in bianco e nero, senza telecomando e non potevano essere appessi per quanto erano ingombranti e si pagava il canone a seconda del numero degli apparecchi posseduti) e si ritrova a vagare di canale in canale, di programma in programma, "inseguito" dai genitori e dai vicini che cercheranno in ogni modo di estrarlo dall'apparecchio.
Quando Rodari la pubblicò, (la prima edizone è del 1962) introdusse il volume con queste parole:
"Questo racconto,
prima, era una poesia, nella quale un medico appassionato di televisione
cadeva nel suo televisore e vi restava prigioniero; di là riceveva i
clienti, scriveva le ricette, eccetera. I bambini ascoltavano,
ridevano. Però risero molto di più quando, al posto del medico, feci
cadere nel televisore uno di loro: raccontavo la storia nella scuola di
una maestra mia buona amica, e scelsi uno dei suoi scolaretti per il
capitombolo. Allora riscrissi la storia e diventò questo libro.Quasi
tutti i nomi hanno un riferimento. Per esempio, c'è un medico svedese:
gli ho dato il nome di un campione di calcio per il quale una volta
facevo il tifo. C'è uno scienziato sovietico: gli ho dato il nome del
figlio di un mio amico, per fargli uno scherzo. C'è anche uno scienziato
giapponese: gli ho dato il nome di Yamanaka... C'erano le Olimpiadi,
mentre scrivevo, e questo grande nuotatore era molto simpatico.
Perché ho messo un
personaggio giapponese, a una svolta del racconto? Perché qualcuno
doveva dire che una vita umana è più importante e vale di più di tutte
le macchine, terrestri e spaziali: mi sembrava giusto che a dirlo fosse
il figlio di un paese che ha provato nelle proprie carni l’orrore della
bomba atomica.
Questo, in generale, non è
un libro istruttivo, ma un libro divertente. Si capisce che può
insegnare anche qualcosa, ma bisogna indovinarlo. La morale della
storia, comunque, non è che due televisori sono meglio di uno...
Le altre «storie in
orbita» che completano il volume sono apparse quasi tutte sul Corriere
dei piccoli. Alcune di esse sono in realtà “storie per giocare a
inventare le storie”. Delfina al ballo, per esempio, è una traduzione
spaziale della vecchia fiaba di Cenerentola. Chiunque può fare lo stesso
con la fiaba di Pollicino, se crede: basta che Pollicino e i suoi
fratelli, invece che nel bosco, si perdano nella Via Lattea e arrivino
con la loro astronave nel pianeta degli Orchi. Provare: è facilissimo."
A leggere le ultime righe non posso fare altro che pensare come Rodari fosse un precursore di quell'esercizio di stile che è divetato oggi il "remake" o il "reboot" di alcune storie come la rilettura di "Biancaneve" di Gregory Maguire. Esercizio che invitava tutti noi a perseguire.
Impressionanti sono alcune delle "Storie in orbita" che si trovano nel volume:
- "Il pricipe gelato" in cui un principe dei ghiacchi devide di invadare un surgelatore.
- "La torre di Pisa e i Karpiani" con degli stramplati alieni alle prese con la torre pendente
- "Il robot che voleva dormire", anche Rodari era un Asimoviano convinto
Qui potete trovare l'indice completo del volume in cui sono elencati i racconti con due saggi brevi.
Sono storie, a mio avviso potenti ancora oggi e che andrebbero rilette a tutte le età.
Rodari amava giocare con la fantasia e la sua sembrava non avere limiti.
Oggi diremmo che i suoi sono "Brain Training", ossia esercizi mentali, e in effetti è così.
Oggi diremmo che i suoi sono "Brain Training", ossia esercizi mentali, e in effetti è così.
Leggere queste storie (ma non solo: sono tanti i racconti rivoluzionari che ha dato alle stampe così come i saggi, il più noto "La grammatica della fantasia") aprono la mente e la costrigono alla ginnastica di cui sopra. Una ginnastica fuori dagli schemi della griglia di un sodoku o di un monitor di un computer in cui quotidianamente veniamo risucchiati.
Per conoscere meglio l'autore, questo è link per raggiungere il centro studi a lui intitolato.
Ovviamente c'è anche un sito : http://www.giannirodari.it/
Ovviamente c'è anche un sito : http://www.giannirodari.it/
Gip nel televisore e altre storie in orbita
Gianni Rodari
Mursia editore.



Se amo la fanta-sia (e di conseguenza la fanta-scienza, la fanta-sy, etc. etc.) lo devo soprattutto a Gianni Rodari (...e a mio nonno, ma questa è un'altra storia..) e a tutte le sue storie che hanno impregnato la mia fanciulezza ed i miei sogni, giochi e disegni di bambino.
RispondiEliminaForse è per questo che (grazie anche all'aiuto di mia suocera...mai avrei pensato di dire ciò!!!) sto costruendo una biblioteca per mia figlia di 2 anni e mezzo (nel senso che sto acquistando libri per lei da quando ancora non era nata) dove Gianni Rodari è uno dei nomi più ricorrenti: per far sì che anche la sua fanciulezza sia piena di fantasia!!!
Grande Aby, vedo che hai sempre avuto buon gusto letterario fin da piccolo!
By Charlie B. (...ma sono l'unico che ti commenta i post? Devo forse smettere?!?)
Dear Charlie.
EliminaContinua a commentare che magari invogliamo altri pigroni a farlo.
Rodari è un punto fermo della letteratura che dovrebbe essere letto di più anche a scuola.
Grazie per il complimento.
A questo punto, fai diventare follower anche la tua signora.
:-)
Ti stai sciogliendo: le tue recensioni migliorano ogni giorno che passa!
RispondiEliminaKeep up the good job!
Ma, Marino, le stai leggendo al contrario? :-)
RispondiEliminaQuesta è stata una delle prime!
E poi sciogliendo? Moi?
Giammai!