Io sono di quelli a cui non sono piaciuti i romanzi fantascientifici di Masali.
Ne avevo sentito un gran parlare, e mi sono lanciato al recupero di tutti e tre i volumi che, però, alfine non ho letto.
Il primo I biplani di D'Annunzio non mi piacque, lo lasciai a metà e, siccome ho il diritto di lasciare un libro quando voglio, donai la trilogia alla biblioteca comunale .
Non so perchè, non so percome, questo titolo però ha avuto la forza di richiamarmi a sé e di farsi leggere in una manciata di ore.
"Il mondo nuovo, una stupefacente scultura di ossicine minuscole,
intagliate a forma di figurine umane e di animali, prigioniere di una
contorta palizzata" con questa parole Luca Masali in una intervista
spiega da cosa abbia preso ispirazione per questo suo romanzo per la cui
stesura ha impiegato anni.
Un racconto basato su una storia
vera il cui protagonista è identificato soltanto attraverso le iniziali
del suo nome, U.G.e il cui vero nome Franceso Toris venne cancellato dai registri dell'epoca come era prassi nei manicomi.
Nella
narrazione la scultura prende il nome di “Sentiero della vergine” e sarà
al centro degli studi di un altro protagonista del romanzo, strillato
in copertina, Cesare Lombroso.
Ma ci troviamo davanti a un romanzo corale i cui eroi sono diversi e dai molteplici talenti.
Facciamo perciò la conoscenza di Emilio Salgari e della sua follia, di
Eusapia Palladino celebre medium di fine ottocento citata persino da
Arthur Conan Doyle, Giovanni Marro collega di Lombroso, tutti personaggi
realmente esistiti e che Masali cala in una vicenda incredibilmente
realistica.
Una mattina di primavera del 1890 i contadini di
Scarmagno, paesino in provincia di Ivrea, vengono svegliati da urla
agghiaccianti che provengono da una stalla isolata. Arrivati scoprono
che una delle vacche, che ha appena partorito un vitellino, è stata
completamente scarnificata e l’autoredel gesto coperto dal sangue e
dalle feci dell’animale. Una donna lo identifica come il figlio di una
compaesana, di mestiere carabiniere professione onorata che lo salva dal
linciaggio e lo vede finire rinchiuso nel manicomio di Collegno.
Qui il dottor Giovanni Marro e l’antropologo Cesare Lombroso si
convincono subito che U.G. sia il ricercato maniaco pluriomicida che uccide e terrorizza la povera gente alla stessa maniera del misterioso morbo della pellagra.
Rinchiuso tra le pareti dell’ospedale psichiatrico,
vessato dalle “cure” che gli vengono impartite, U.G. inizia ad
assemblare la sua opera utilizzando gli avanzi ,le ossa, degli animali
più disparati: vacche, polli, conigli, scultura che sembra metterlo in
contatto con delle visioni in cui incontra la vergine Maria che avrebbe
da dirgli qualcosa se non fosse per la piastra di metallo che le cuce le
bocca.
U.G. condividendo la visione con il suo compagno di sventura Emilio Salgari, deciderà di evadere e di chiarire l’equivoco.
Ma dalla pazzia non c’è scampo alcuno e il prezzo da pagare per scoprire la verità sarà il più alto possibile.
Un’avventura a tinte forti, fatta di omicidi, follie, supplizi
spacciati per cure mediche, autopsie, esperimenti al limite della
tortura con sullo sfondo una inspiegabile epidemia.
Un romanzo a
metà strada tra il romanzo storico e il thriller psicologico, ma anche
una storia dell’orrore, quello umano, quello che fa più paura.
Unica cosa, forse indigesta ma che evidentemente era utile per l'autore all'economia della storia, è un interludio, venti pagine circa, un pochino noiosetto ma che non fa rimpiangere la lettura.
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Infine, se la cosa vi ha davvero incuriositi esiste un saggio: Ossessioni
Un antropologo e un artista
nel manicomio di Collegno
a cura di Gabriele Mina
Besa Editrice, 2009


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