Pagine

martedì 14 febbraio 2012

La balena e la bambina - Witi Ihimaera *****

C'era una volta un uomo appassionato di cultura Maori.
Wow!
- È per questo motivo che ti sei fatto il tatuaggio? -
- Beh, sì. Mi piaceva.
- Ah.
- E poi sai, è Maori.
- E che cosa vorrebbe dire?

- Che è una cosa Maori.
- E. Cosa. Vorrebbe. Dire?
Insomma non è che se tu non sei giapponese o Maori non puoi apprezzare la cultura altrui, al contrario! Ma ecco è qui che ci si ferma alla comprensione e all'apprezzamento. È importante conoscere e approfondire le diversità, ma altrettanto importante è comprendere le proprie radici proprio in virtù di questa comprensione.
Senza considerare che, anche scegliendo di aderire totalmente a un'altra cultura, sarà per noi impossibile sfuggire completamente al nostro retaggio - apparato-bagaglio che ci portiamo dietro e del quale siamo e saremo sempre pregni.
Insomma la paura del buio l'abbiamo superata, ma quando ci avventuriamo in esso continuiamo o no ad avere una certa inquietudine? 
Tutta questa digressione dovrebbe essermi utile a spiegare di cosa parla questo libro, ossia di identità e identità culturali in via di estinzione.
È vero, lo trovereste in libreria nel reparto ragazzi, ma è una lettura a più piani o strati che è bello poter condividere.
 
Kahutia Te Rangi, Paikea, giunse a cavallo di una balena a Whangara dove fondò un villaggio e ne divenne il capo. Prima che questo avvenisse tirò delle lance dalle quali scaturirono il cielo, la terra e gli animali. Ne trattenne solo una che infine rilasciò dicendo che quella sarebbe divenuta un seme per il futuro.
Si susseguono le ere e Koro Apirana, moderno discendete di Paikea, è in trepidante attesa di vedere venire alla luce suo nipote il quale, ne è sicuro, sarà suo successore.
Sfortunatamente per lui quella che nascerà sarà una bambina che, per tradizione, non potrà succedergli nella linea di sangue.
Ma, quasi a voler fargli dispetto, la bimba verrà chiamata Kahutia Te Rangi. 
Ok, fin qui la trama potrebbe somigliare a decine di libri in cui il tal bambino non è amato dal parente ma lui - il creaturo - gli vuole tanto bene lo stesso e alla fine tutti vivono felici e contenti.
Ma Kahu, nomignolo con cui viene indicata la bambina, non è soltanto una pargola deliziosa, è qualcosa di più.
Che sia davvero la reincarnazaione di Paikea?
O è soltanto una bambina ostinata che cerca di fare di tutto per farsi amare dal suo progenitore e a cui piace bere molta acqua?

Questo libro è un viaggio; nell'emotività dei protagonisti e nella tradizione Maori che ha preso a cambiare e, per forza di cose (come accade a tutte le culture anche la nostra), a consumarsi nel ciclone della modernità che avanza.
La storia è pregna di riferimenti e termini propri della Nuova Zelanda che non fanno che far aderire maggiormente la storia sia all'aspetto realistico della vicenda, sia a quello leggendario di cui le balene sono l'elemento mistico conduttore tra passato, presente e futuro.

Due note sull'edizione italiana del 2003: il testo all'interno è di colore blu, come il mare che fa da sfondo onnipresente alla storia.
Ogni capitolo è intitolato con il nome di una stagione e decorato da una graziosa illustrazione che ben si addice alla vicenda.
Il volume è infine corredato da un glossario con i termini Maori non tradotti nel testo,  ma di cui si capisce perfettamente il senso anche senza doverli andare a ricercare.

L'autore, Witi Ihimaera, è considerato uno dei pionieri tra gli scrittori maori di lingua anglosassone. 

Da questo libro è stato tratto anche un film "La ragazza delle balene", a mio avviso come sempre è meglio il libro, ma anche il film risulta affascinante.
Questo il trailer in lingua originale:




La Balena e la Bambina (The whale rider)
Witi Ihimaera
Sperling & Kupfer








2 commenti:

  1. Bella recensione, anche l'intro.
    Tra parentesi, proprio cio` che dici nell'intro mi ha spinto a cambiare genere di scrittura e dedicarmi a una cosetta moooolto lunga (per i miei standard)...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Abbravo Marino, vedo che hai colto il senso (almeno spero di essermi spiegato come si deve).
      Sai che una volta parlavo fluentemente il napoletano?

      Elimina